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Di fronte ad un quadro del Caravaggio penso capiti a tutti di provare una profonda emozione, il pittore inseguiva opere intense e vigorose, non il bello in sé; se assistiamo ad un tramonto sulle Dolomiti restiamo tutti affascinati dal panorama, se poi ciò accade con un sottofondo di musica classica, lo apprezziamo ancora di più. Davanti alla pura bellezza penso siano pochi quelli che rimarrebbero indifferenti e non saprebbero apprezzare le opere sublimi dell’uomo o della natura. Un discorso diverso invece capita se assistiamo ad una mostra di arte contemporanea, se ascoltiamo musica atonale o ci soffermiamo di fronte ad una fabbrica dismessa di periferia : qui i gusti non sono assoluti, alcuni si sentono attratti da nuove forme artistiche, altri mantengono le loro certezze nelle forme più classiche dell’estetica.

Ma può un uomo cambiare i propri gusti e “farsi piacere” una persona, un quadro, un cibo, uno stile di vita che prima lo lasciava indifferente ? Emanuele Arielli, docente di estetica all’Università di Venezia, padre italiano e madre giapponese, quindi ampia qualità di vedute, ci spiega le metodologie ed i meccanismi psicologici usati per appropriarsi di nuove preferenze , di esplorare nuove strade nel campo del gusto.

C’è chi comincia a provare interesse per l’arte contemporanea per potere entrare in una élite sociale che lo attrae, per propria ambizione o puro interesse arrivistico, ed allora comincia a formulare ragionamenti attorno alle opere esposte in una mostra, per costruirsi una propria cultura estetica, fino ad arrivare ad autoconvincersi che quella è l’arte che predilige.

C’è la ragazza che odiava il calcio fino al giorno in cui ha trovato un fidanzato appassionato di pallone ed è diventata un’assidua tifosa della curva. Anche qui il cambiamento di gusti è strumentale , ma in questo caso si trattava di vincere un preconcetto, il calcio come prerogativa maschile .

C’è il dirigente di una multinazionale, costretto in un ufficio angusto e poco luminoso, che aspirava da anni a trasferirsi nei locali di fianco al suo, con ampie finestre e segretarie affabili e con minigonne ardite ; quando finalmente quegli spazi si liberano, arriva un nuovo amministratore super raccomandato ed il sogno sfuma. Il dirigente fa un rapido esame della situazione e conclude che in fondo predilige la sua “tana” , il suo piccolo ufficio dove tutto è a sua misura ; in questo caso il cambiamento di gusto è un ripiego ma anche l’adattamento ad una mancata soddisfazione lavorativa.

La stessa situazione la ritroviamo nel ricco paziente che si reca in visita dal luminare della medicina che gli fa la stessa diagnosi del medico della mutua ; però paga una parcella salatissima con allegata una ricetta di prodotti omeopatici ed esami costosissimi , utili solo a giustificare l’onorario. Invece di ammettere che ha buttato via i soldi, il ricco paziente considererà l’omeopatia una forma più sana di cura e gli esami inutili una sincera preoccupazione del grande professore per la sua salute.

Un altro tipo di adattamento psicologico è quello delle donne musulmane che affermano di voler portare il velo integrale e di apprezzarlo, o le ragazze africane che accettano la pratica dell’infibulazione perché parte integrante della loro tradizione. Tale adattamento è un ripiego prodotto da un forte vincolo all’autonomia della persona, pertanto anche se la preferenza appare conforme allo stato di cose, le condizioni che l’hanno determinata non erano libere.

Gli adattamenti psicologici oggi possono andare ben oltre alcune situazioni circonstanziate come quelle descritte.” Genetica, farmacologia e medicina compiono passi da gigante verso la manipolazione dell’individuo e del suo carattere: la ricerca getta sempre maggiore luce sui meccanismi neurochimici delle passioni umane, la farmacologia amplia con il passare del tempo la tavolozza di stimolanti e psicofarmaci in gradi di intervenire sul funzionamento della mente, la medicina sembra via via più capace di intervenire sugli equilibri ormonali delle persone.”

Il saggio di Emanuele Arielli sfiora soltanto le vicende politiche ma le argomentazioni che porta possiamo trasferirle nello scontro tra destra e sinistra.

Quando un delinquente entra di notte in una casa per fare del male ed il proprietario reagisce, è istintivo stare dalla parte del malcapitato che ha subito l’intrusione.

Oggi invece uno schieramento politico sovverte ciò che è ragionevole ed istintivo ed invece di identificarsi nel concittadino minacciato, parteggia per il delinquente creando un’infinità di paletti ideologici per ribaltare un giudizio di buon senso.

Una cantante rossa di capigliatura e di idee, che mi piace quando esegue brani rockeggianti, ma m’intristisce quando si addentra nei giudizi sul terrorismo, per giustificare gli attentatori di Bruxelles, avrebbe affermato:” Loro bombardano noi, noi bombardiamo loro”. Si tratta di una reciprocità che mal si adatta con le decapitazioni dei prigionieri, i bambini a cui viene insegnato a sparare alla nuca il colpo di grazia, gli omosessuali gettati dalle torri, le rovine dell’antichità demolite.

La sinistra in questi anni si è spesso sottoposta ad una manipolazione di quei ragionamenti istintivi e di buon senso che hanno contraddistinto il nostro modo di vivere. E’ tipico della sinistra, ed è anche un suo pregio, l’aver istituito centinaia di iniziative culturali nei loro circoli, che diffondevano la cultura, ma anche quella manipolazione dei gusti che può essere tanto ricerca di autonomia di pensiero, quanto demolizione dei sentimenti più profondi delle nostre tradizioni.

La destra dal canto suo, sia essa nazionale o oggi anche leghista, viene accusata di essere rozza, addirittura grossolana, banalizzata nel radicamento in gusti semplici e limitati. Se ciò può essere un difetto, ha anche la virtù di mantenere intatti i ragionamenti più istintivi e naturali, quelli affidati al buon senso ed alla distinzione tra il bene ed il male, il giusto e l’ingiusto, nel rigoroso rispetto della nostra tradizione di civiltà.

 

EMANUELE ARIELLI

FARSI PIACERE – LA COSTRUZIONE DEL GUSTO

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