La storia dell’uomo conosce da sempre spostamenti di massa da un territorio all’altro del pianeta. Per cause diverse e molteplici: mutamenti ambientali, catastrofi naturali, conflitti religiosi e politici, indole nomade, ambizioni di conquista. Le stesse nazioni europee traggono origine da una delle tante emigrazioni degli Europidi.
Nell’era moderna, anche l’Italia ha concorso a due rilevanti migrazioni: quella transoceanica, verso le Americhe ed il Canada, tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento; quella verso la Svizzera, la Francia, la Germania ed il Belgio, nel secondo dopoguerra. Quando gli spostamenti avvengono verso luoghi già abitati si chiamano immigrazioni e sono destinati a suscitare, prima o poi, opposizioni e ostilità,
via via che viene saturata la richiesta di lavoro e ridotta la possibilità d’inserimento economico e sociale. Tanto più, se gli immigrati hanno religioni e culture non solo diverse, ma contrastanti con quelle degli indigeni.
E ‘ il caso dell’Europa e dell’Italia di oggi, da anni in preda a crisi economica e finanziaria e meta d’immigrazione di etnie in prevalenza musulmane.
Etnie pervase da radicali fondamentalismi islamici, ispirati, predicati e sostenuti da molteplici centrali terroristiche, da Al Qaeda all’Isis.
Terrorismi ideologici figli anche di intrinseche vocazioni all’intolleranza della religione musulmana, come del resto di tutte le religioni, Cristianesimo compreso, basti ricordare le vicende di Catari e Patari e dell’Inquisizione; eccitati, però, se non legittimati, dalle interferenze e dagli interventi a fini esclusivamente predatorii di Stati formalmente cristiani e nominalmente democratici dell’Occidente.
L’immigrazione ci pone di fronte a due gravi problemi: compatibilità e sicurezza. Compatibilità con le risorse disponibili, attualmente insufficienti per garantire lavoro e dignità ai nostri concittadini. Sicurezza a rischio per la presenza, diffusa e in talune periferie massiccia, di comunità musulmane infiltrate, soprattutto a livello di giovani che godono oltretutto di cittadinanza e diritti connessi, dal terrorismo islamista.
Dal momento che, come ammonivano i Romani, nessuno può dare ciò che non ha e che “primum vivere, deinde filosophari”, bisogna contenere, controllare e selezionare l’accoglienza ed escluderne i privati sia laici sia religiosi; cessare gli interventi militari indiscriminati nel mondo musulmano e in Africa, sostituendoli con operazioni di polizia mirate contro le centrali jihadiste e provvidenze economiche immediate e investimenti di medio e lungo periodo per il sostegno e lo sviluppo delle genti locali; riguadagnare l’onore e l’anima dell’Europa, tornando ai fondamentali della sua identità classica e cristiana e del suo umanesimo, centrato sul culto e sul rispetto della vita, della dignità e della libertà della persona, a prescindere dalla razza, dalla religione e dal censo.
E ‘ la strada obbligata per un ritorno alla pacifica e proficua convivenza con il mondo musulmano, al reciproco rispetto, alla collaborazione culturale, scientifica ed artistica
all’altezza di quelle realizzate in epoca ellenistica e medievale. La strada obbligata per il riscatto e l’emancipazione dalla servitù e dalla sottomissione alla brutale dittatura del capitalismo senza patria e senza etica, dalla finanza senza scrupoli, dalla “demonia ” del denaro, che ha infettato tanta parte della società, anche quella ipocritamente intestata alla sinistra progressista ed al volontariato militante.