Nella narrativa riscuote molto successo la letteratura distopica che, all’opposto di quella utopica che ci proietta nel migliore dei mondi possibili collocati nel futuro, ci mostra un tempo a venire da incubo. Incubo dovuto all’affermazione di totalitarismi oppressivi come nel famoso best seller 1984 di Georges Orwell (1949) . O un futuro agghiacciante nei tempi dell’Anticristo nel romanzo meno noto ma scritto molti anni prima Il padrone del mondo (1907)del reverendo cattolico Robert Hugh Benson che ha goduto anche dell’apprezzamento del regnante Papa Francesco. Oppure l’invasione di immigrati extraeuropei nel racconto tanto vituperato dalla sinistra buonista e accogliona Il Campo dei Santi di Jean Raspail che già nel 1973 prevedeva l’invasione inarrestabile dell’Europa. Il libro di Benson ha aperto la strada a una letteratura distopica di netta impronta cattolica immaginando scenari sconvolgenti all’interno della Chiesa stessa, con protagonista un futuro Papa. Poco noto ma molto letto negli ambienti “tradizionalisti” Habemus Papam. Pio XIV Papa di transizione di Walter Martin che pseudonimo del sacerdote salesiano torinese don Giuseppe Pace, pubblicato nel 1978 e riedito nel 2011.

Ai giorni nostri anche l’inviato vaticanista della RAI (ora accantonato…) Aldo Maria Valli si è cimentato in questo genere letterario con il suo L’ultima battaglia (2019). In una società in cui i lettori diminuiscono vertiginosamente, soprattutto quelli di saggistica, diffondere buone idee e sana dottrina attraverso il genere narrativo che gode di maggior successo di pubblico è un buon segnale. Regalare a un amico poco impegnato culturalmente un libro di saggistica significa spesso condannare tale volume a finire intonso negli scaffali della libreria (se va bene…) mentre la lettura di un romanzo è più facile e più gradita dal lettore medio. I rivoluzionari sono ben coscienti dell’importanza del romanzo nella diffusione delle loro idee e infatti abbiamo ben visto la diffusione di torbidi romanzi fin dall’epoca dell’Illuminismo e del Romanticismo e ne abbiamo anche visto le conseguenze sociali e politiche. E parlando del mondo ecclesiastico, in queste pur brevi note, non possiamo dimenticare l’apporto che al modernismo diede con le sue opere Antonio Fogazzaro.

Tutto questo breve excursus per introdurre l’ultimo esempio di letteratura distopica che ha scritto Alfonso Indelicato, già noto ai lettori di destra.it per alcuni suoi interventi. Infatti nel gennaio 2020 l’editore Tabula Fati di Chieti ha dato alle stampe Gli appunti di fra’ Mansueto. Ovvero la bussola in convento. Attraverso sessantotto pagine che riproducono i ventisei foglietti nascosti in un capanno dell’orto conventuale da un umile e fraticello cuoco e giardiniere, fra’ Mansueto appunto, assistiamo alle trasformazioni che hanno sconvolto la Chiesa dopo il Concilio indetto nell’anno “dell’Essere Supremo” 2027.

Senza voler togliere al lettore il piacere di seguire tutto lo sconforto che prova il povero frate davanti alle mutazioni che alcuni Cardinali impongono alla sua amata Chiesa, anticipo solo che nel corso delle accese discussioni tra l’ala conservatrice e quella progressista ormai vincente si discute su un enciclica intitolata Solvendam Ecclesiam…e che nell’ansia di dialogo ecumenico verso i “fratelli musulmani” ormai presenti in Italia in misura pari agli autoctoni, si giunge a stravolgere le preghiere e i principi stessi della dottrina cattolica attraverso una successione di compromessi sempre più accomodanti. I Padri conciliari dopo aver sentito anche il sacro Consiglio degli Ulema di Roma arriveranno a imporre ai fedeli cattolici un nuovo Credo in cui Dio è sostituito dall’Essere Supremo e Nostro Signore Gesù Cristo, alquanto difficile da far accettare ai musulmani quale Figlio di Dio diviene “Divina Ipòstasi”.

Dai foglietti del frate apprendiamo poi che nell’intento di conciliare il “modus orandi” cattolico con quello dei musulmani rivolto alle Mecca si giunse alla decisione di compromesso di orientarsi a metà strada tra la Mecca e Gerusalemme, individuando le coordinate geografiche esatte. A tale scopo nella vita ecclesiastica divenne fondamentale appunto la bussola ricordata nel sottotitolo del libro. Fra’ Mansueto racconta con semplicità e disagio tutte queste mutazioni cercando altresì di salvare, di nascosto dagli altri frati e soprattutto dall’Abate, le tradizionali immagini sacre, bandite dalla credenza musulmana e la piccola corona del Rosario.

Lascio al lettore la scoperta della sorte imprevedibile di fra’ Mansueto che nella terribile tempesta che coglie questa Chiesa del futuro mantiene accesa la fiammella di una fede semplice ma forte. Un libro scritto da Indelicato con uno stile avvincente che ci fa però riflettere su certe voglie di dialogo ed ecumenismo all’eccesso ben sapendo che si tratta appunto di un racconto distopico e che la Chiesa non sarà mai quella in cui vive fra’ Mansueto perché è affidata a Nostro Signore Gesù Cristo e alla Sua promessa di non abbandonarla.

Alfonso Indelicato, Gli appunti di fra’ Mansueto. Ovvero la bussola in convento, Gruppo Editoriale Tabula Fati, Chieti 2020, pagine 71, euro 8,00.