E’ di pochi giorni la notizia che il Governo confermerà integralmente i fondi per l’Expo di Milano del 2015. Una vera boccata d’ossigeno visti i drastici tagli con cui anche la Pubblica Amministrazione è stata chiamata a fare i conti in questo periodo di recessione economica. Ma è anche un’importante iniezione di fiducia per un grandissimo evento mondiale per il quale Milano, la Lombardia e l’Italia intera devono assolutamente farsi trovare pronti. I fondi stanziati sono consistenti: quasi 12 miliardi di euro e altri 1,7 miliardi per il sito espositivo. Sappiamo tutti che Milano non è Shangai, dove l’Expo 2010 ha fatto registrare numeri da capogiro. Milano deve essere consapevole di dover giocare altre carte, perché pensare di portare milioni di persone da tutto il mondo con il “solo” scopo di visitare Expo 2015 non avrebbe senso e, soprattutto, rischierebbe di condannare l’evento a un isolamento che certo non gioverebbe. In altre parole, il visitatore straniero non può essere semplicemente allettato a muoversi da casa per arrivare a Rho e visitare l’Expo. Deve poter avere la possibilità di muoversi su un fronte organizzato, con un sistema in grado di accoglierlo, ospitarlo, trasportarlo a visitare luoghi, conoscere, e quindi acquistare,  i nostri prodotti.  Il primo passo da compiere è quindi quello di rendere davvero fruibili i servizi da e per l’Expo, attraverso una rete di trasporti razionale ed efficiente, in grado di mostrare al visitatore le nostre eccellenze comuni: cultura, turismo, prodotti agroalimentari. Il successo dell’Expo dipende proprio dalla capacità di superare la logica del “lavorare per sé” , vedendo le città e le province limitrofe solo come potenziali concorrenti – rivali.  Ecco quindi emergere il ruolo dell’Expo visto come opportunità: non dimentichiamoci che le Esposizioni Universali nascono come grandi Fiere, luoghi di reciproco scambio e tante realtà aziendali stanno iniziando a capire che è quest’ultimo aspetto quello da cogliere per potersi presentare al meglio all’appuntamento del 2015. Smobilitati i padiglioni e ripartiti i turisti, cosa rimane dopo 6 mesi di esposizione? Visti i precedenti poco edificanti dell’Expo di Saragozza del 2008, o di Siviglia del 1992, con mega opere  abbandonate, il master plan dell’expo milanese si presenta all’avanguardia ma sicuramente meno faraonico. Non possiamo pensare che spenti i riflettori mediatici si perdano tutte quelle opere ed iniziative correlate all’Expo come i servizi, il sistema di trasporti rapido e accessibile e le strutture ricettive . Perchè l’Expo è davvero occasione per mostrare al mondo che il nostro territorio, il nostro sistema, non solo è in grado di portare all’attenzione di tutti un tema di vitale importanza come quello dell’alimentazione planetaria, ma di offrire spazi per parlarne nel migliore dei modi, strutture che vivranno nuove vite alla fine dell’evento e servizi funzionali per i visitatori, ma capaci di diventare patrimonio a beneficio dei nostri cittadini.