Tutti scatenati contro le fake news che compaiono sui social. Giusto, perché le false notizie devono essere un’esclusiva dei grandi quotidiani e delle tv di regime. Qualcuno ricorda l’immondizia dei grandi giornali e della Rai (all’epoca non c’erano ancora le emittenti private) che negavano l’esistenza delle Brigate Rosse e che, dopo gli omicidi di Padova e di Primavalle, si inventavano falsi regolamenti di conti interni all’ambiente missino per nascondere le responsabilità del terrorismo rosso? Qualcuno ricorda le foto tagliate ad arte per trasformare il lancio di un bastoncino al proprio cane in un addestramento paramilitare con lancio di coltelli?
Ma le false notizie sono una costante anche oggi. Qualche grande giornale è riuscito nell’impresa di non raccontare che lo stupratore della bambina incinta a 11 anni era una grande risorsa boldriniana in arrivo dalla Nigeria e con precedenti penali. Bisogna far passare lo Ius Soli e, dunque, questi particolari vanno omessi. Ma sono fake news anche i servizi zerbinati per inventare una ripresa drogata e che colloca l’Italia sempre in coda alle classifiche europee. Sono fake news i servizi addomesticati sull’invasione: “che problema c’è ad accogliere 60mila persone straniere in un’Italia con 60 milioni di abitanti “? Perché è falso che gli allogeni siano solo 60mila ed è falso che gli italiani siano 60 milioni dal momento che circa 6 milioni sono già allogeni.
Ma il sistema Italia prosegue in questa opera di disinformazione che, per essere più efficace, deve eliminare ogni voce non allineata e coperta. Dunque bisogna definire come fake news ogni voce contrastante e poi vietarla e colpirla grazie ad una magistratura asservita. E possiamo tranquillamente scommettere che nessuno colpirà e punirà chi ha censurato la nazionalità dello stupratore di una bambina.