In vita mia ho già vissuto una stagione politica come questa. Bande di vigliacchi con la bava alla bocca che si producono in aggressioni e violenze, sempre con il rassicurante rapporto di forza di 10 a 1.
Sospinti, coccolati, giustificati da protezioni politiche che ne garantiscono l’impunità e sostenuti da una stampa servilmente impegnata nello sminuire i fatti.
Era il tempo delle ‘sedicenti’ Brigate Rosse, dei processi politici nelle scuole, degli agguati mortali – prima a colpi di chiave inglese e poi di pistola – che ci hanno regalato gli ‘anni di piombo’.
Un’epoca neppure troppo lontana in cui i primi obiettivi: gli avversari politici vennero poi velocemente sostituiti – con un salto di qualità – da magistrati e forze dell’ordine, che pagarono più di tutti il tributo di sangue a quella violenza cui non avevano saputo o voluto porre subito un argine.
Momenti difficili, caratterizzati dall’atmosfera plumbea di una cronaca punteggiata da fatti di sangue, con sui si deve ancora chiudere i conti, da cui l’Italia ha saputo comunque risollevarsi.
Mai era successo, però, che esortazione e sostegno alla violenza giungessero dai più alti rappresentanti delle istituzioni.
Come negare, infatti, che le continue esortazioni in tema di antifascismo del Presidente del Senato Piero Grasso e della Camera Laura Boldrini (rispettivamente seconda e terza carica dello Stato) non abbiano significativamente contribuito a instaurare il clima di impunità legato alla recrudescenza della violenza politica.
Che si tratti solo di un cinico calcolo per acquisire visibilità in vista delle elezioni pare evidente.
Sappiano però i ‘cattivi maestri’, gli apprendisti stregoni della nuova strategia della tensione che abbiamo già conosciuto questa storia…
Comincia coi pestaggi e gli agguati, prosegue con i morti per le strade fino a che, qualche grande burattinaio non decide di resettare tutto con una stagione di bombe e di stragi.