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Recensendo il bel libro di Annalisa Terranova dedicato ai “leader mancati” del MSI, Marco Valle ha segnalato  i “tanti professionisti della lacrima che dalla tastiera inneggiano ad un fascismo caricaturale o trimpellano con le loro cazzate sugli anni di piombo, sui nostri morti”.
Nell’ottobre del 1925, Margherita Sarfatti, “l’amante del duce”, musa del movimento artistico Novecento, nonché dei Futuristi, si domandava: ” Dobbiamo sempre fare i necrofori e gli imbalsamatori? O le prefiche che cantano il rimpianto e le glorie dei morti?”.
C’è oggettivamente nel popolo e nella cultura italiana, come forse in tutti gli epigoni decaduti da antiche gloriose civiltà e/o da recenti illusioni di riscatto, la propensione al culto del passato, alla commemorazione retorica, alla nostalgia epicedica e l’avversione al presente.
A sinistra come a destra. Dalla mitologia garibaldina a quella partigiana, da un lato; dall’avventura imperial-coloniale alla scelta eroica e disperata della RSI, dall’altro.
Pochi e con poca fortuna tentano di fare “gli ostetrici e le levatrici”; pochi e con poca fortuna capiscono davvero che ” riesumare va bene, creare e’ meglio”.
Il Fascismo, che aveva fatto un balzo in avanti, all’unisono con il Futurismo, svecchiando e rinnovando la classe dirigente con giovani temprati e maturati nelle trincee della guerra mondiale e scrittori ed artisti dell’avanguardia italiana ed europea, deviò presto sul vecchio binario della retorica monarchica-risorgimentale e del formalismo neoclassico, consono alla deriva ducesca di Mussolini.
La disfatta militare, la feroce guerra civile, le sanguinose vendette del dopo guerra, la Repubblica fondata sull’antifascismo costituzionale, hanno riattivato e rinforzato il richiamo ed il rimpianto del passato degli sconfitti, propiziato la carriera degli imprenditori del lutto, dei professionisti della retorica e della nostalgia, possiamo dire degli impresari funebri, dei cultori di epitaffi ed epicedi. Di quella narrazione missina, impastata d’immobilisml e passatismo, di “intransigenza”, il cui interprete massimo e massimo beneficiario e’ stato Giorgio Almirante. E inevitabilmente il cosiddetto arco costituzionale, agevolato dall’imbalsamazione della destra, che si autoesclude così da ogni ruolo, che non fosse quello dell’occasionale gregario, portatore d’acqua, di voti in particolari frangenti : dall’elezione di un presidente della Repubblica al proscioglimento dallo stato d’accusa di un ministro. Non smentito, Enrico Mattei definì il MSI “un partito taxi”.
Eppure , ricorda Valle, “già negli anni ’50, sulla sua bella rivista, L’Italiano, l’ex Vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano (Pino Romualdi) fustigava la retorica: ” Una cosa e’ certa, di un fascismo imbalsamato e sempre in lutto, l’Italia non sa che farsene.” Ma a fronte di un Casamonica antelitteram, capace di stregare le teste deboli, che sono sempre le più numerose, non restava che l’alternativa adeguarsi o andarsene.
Che il meglio se ne sia andato, lo testimoniano le rovine rimaste.