Non c’è dubbio che Facebook, visti i comportamenti di continua censura a senso unico, si meriti il crollo in borsa e tutti i problemi che ora sta affrontando. Ciò detto, però, Facebook non ha fatto nulla di diverso da quello che fanno ormai eserciti di aziende di ogni tipo. Siamo tutti schedati e le informazioni girano, vengono vendute per essere analizzate ed utilizzate per gli scopi più diversi. Nei supermercati le offerte e gli sconti personalizzati analizzano i consumi individuali e sarebbe ingenuo pensare che queste informazioni restino chiuse all’interno del punto vendita. Chi utilizza il telepass mette a disposizione le informazioni sui propri spostamenti. Ogni comportamento personale è ormai sottoposto a controlli. Se si effettua una ricerca su internet, che si tratti di un alloggio o di un paio di sci, nell’arco di pochi secondi si sarà inondati da pubblicità di agenzie immobiliari o di negozi sportivi.

D’altronde è il singolo cittadino che mette a disposizione del mondo intero tutte le informazioni su se stesso. E allora come si fa ad immaginare che ciò che viene pubblicato liberamente su Facebook non venga utilizzato per altri interessi?

Si accusa una società di aver letto i profili pubblici, i like, gli interventi ed i commenti. In pratica quello che può fare chiunque. La differenza è che invece di spettegolare sulle coppie che si creano o che scoppiano, sulle preferenze alimentari dei gatti e dei padroni, sui colori del tramonto e sui viaggi esotici, la società di analisi valutava le possibili idee politiche. Ed i committenti, invece di far arrivare offerte per un nuovo paio di sci, lanciavano messaggi per indirizzare il voto.

Dov’e’, in tutto questo, la violazione di una privacy che è violata innanzitutto da chi pubblica ogni informazione su di se’? Hanno demonizzato le ideologie e si stupiscono se la pubblicità politica è trattata come quella di un dentifricio. E infine, se un cittadino è così facilmente manipolabile da messaggi sul web (nulla a che fare con la fake news, con le false notizie), perché dar la colpa a chi invia i messaggi? La responsabilità è di chi non ha un briciolo di cervello per valutare il messaggio.