L’occasione è storica e deve essere colta. Il federalismo deve andare avanti nei tempi e secondo la road map fissata dal Governo.

Da tutte le angolazioni possibili, se guardiamo al confronto avvenuto sia con i Comuni e con l’ANCI che in sede parlamentare, il Governo ha mostrato e praticato la massima disponibilità ed apertura a recepire le correzioni migliorative ritenute accettabili. Il rapporto con i Comuni destinatari della riforma è stato costante, proficuo e leale.

L’approvazione in via definitiva del decreto sul federalismo dei Comuni è un traguardo importante , ma certamente non tutto è compiuto ed ancora molta strada abbiamo davanti per completare il mosaico del federalismo fiscale e per avviare la realizzazione del federalismo istituzionale.

La posizione di chiusura che hanno assunto le opposizioni non è motivata e non è giustificabile se non per ragioni che vanno oltre il merito delle questioni affrontate nel provvedimento.

I Comuni hanno bisogno di questo federalismo per affermare la propria autonomia in un quadro di responsabilità.

Voglio ricordare che tale provvedimento prevede la devoluzione da parte dello Stato di nuove imposte a favore dei Comuni in sostituzione dei trasferimenti. Si tratta di un’operazione storica attesa da tempo; pensiamo al superamento della spesa storica, delle sperequazioni spesso irragionevoli fra enti nelle quote di risorse trasferite; pensiamo alla definizione di standard di efficienza nell’erogazione dei servizi ai cittadini, alla fissazione dei fabbisogni che richiedono la copertura integrale. Stiamo ponendo le basi fondamentali per costruire l’edificio di una Repubblica, le cui istituzioni vanno rinnovate, rese autonome e più responsabili.

Stiamo cercando di risolvere un problema atavico che ha determinato tanto spreco di risorse dei cittadini: il disallineamento fra prelievo e spesa. Chi spende, e  ricordiamo che oggi la stragrande maggioranza del potere di spesa è decentrato a livello territoriale  e chi effettua il prelievo fiscale.

Con questo provvedimento buona parte del prelievo sugli immobili a diverso titolo è devoluto ai Comuni, con la necessaria correzione di unaquota di compartecipazione per rendere più omogeneo il gettito assegnato. Viene riconoscimento su questa imposizione una ragionevole manovrabilità delle aliquote.

Viene poi realizzata una significativa semplificazione fiscale con l’istituzione a partire dal 2004 dell’imposta municipale propria  e a partire dal 2011 con l’istituzione della cedolare secca.

E’ giusto poi anche sottolineare che nel provvedimento trova risposta la questione dello sblocco regolato dell’addizionale irpef e soprattutto la facoltà per i Comuni di applicare il cosiddetto contributo di soggiorno che potrà consentire da un lato di migliorare nelle città che hanno flussi turistici la qualità e la quantità dei servizi comunali connessi alla pulizia, al decoro, alla promozione etc, ma anche in prospettiva di ridurre la pressione fiscale complessiva sulla propria comunità. Si tratta di vera autonomia in un rapporto trasparente e aperto con i propri cittadini, con la società e le forze economiche e produttive. Si potrà decidere insieme, anche compartecipando le scelte.

Il Governo poi si impegna nei decreti integrativi di affrontare altre importanti questioni: come  la riforma della Tarsu TIA e una rivisitazione complessiva della disciplina in materia di addizionale irpef, oltre a regolare la perequazione.

Quindi, c’è ancora da lavorare insieme nel prosieguo della legislatura nel rispetto dei tempi della delega che appunto prospettano la possibilità di adottare decreti correttivi nel biennio successivo.

Il mio auspicio è che le opposizioni, che si sono astenute riconoscendo la bontà della legge delega sul federalismo fiscale, superino posizioni strumentali e tornino a guardare al merito che in questo è il bene dei Comuni. Sono certo che il Governo andrà avanti adottando in via definitiva il decreto legislativo, necessario per far fare un passo in avanti al sistema Paese e ai nostri comuni.

(Dirigente d’azienda nel settore alimentare e farmaceutico. Padre di una figlia Roberta, vive a Giaveno, ama il contatto con la gente ed i libri di storia ed attualità, che considera una compagnia insostituibile. Sportivo da sempre, è cresciuto a calcio e sci, pratica attivamente il tennis. Consigliere comunale dal 1975 e Sindaco di Giaveno dal 1985 al 2004, ha aderito a Forza Italia nel 1995. Membro dell’esecutivo della Finpiemonte, Presidente del Consorzio di Villa Gualino, sede dell’ultimo raduno della CEI; dal novembre 1989 a dicembre 1993 è stato membro del Consiglio Nazionale dell’INRCA (Istituto Nazionale di Ricovero e Cura a carattere scientifico); dal 95 fa parte della Direzione dell’Associazione dei Comuni Italiani (A.N.C.I.) e attualmente riveste l’incarico di Vicepresidente Vicario Nazionale. A seguito delle elezioni amministrative del 6 – 7 giugno 2009 è stato eletto Sindaco del Comune di Valgioie in provincia di Torino. Eletto alla Camera dei Deputati nella Circoscrizione 1 del Piemonte, è componente della Commissione I – Affari Costituzionali e della 3 – Affari Esteri e Comunitari).