“Date a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio”. Questo motto non è più in auge da quando la Chiesa ha rinnegato Dio, trasformandosi in un apparato affaristico e in una struttura di assistentato sociale. E allora perché non recuperare anche quello che spetterebbe a Cesare: ecco nascere il consociativismo clerico-cooperativistico, e cosa di meglio dei migranti per estendere la propria attività finto buonista e realisticamente commerciale?
Il vicario vescovile di Trieste – altro con la vocazione della lacrima in primo piano, come canta Gaber – si indigna: parla di dignità, di diritti. Non ho sentito nessuna sua litania per gli oltre mille suicidi dal 2012 al 2017 tra imprenditori, licenziati e padri di famiglia disoccupati. Faccia un bel gesto: cittadinanza vaticana a tutti, ospitalità nel vostro patrimonio immobiliare di cui non pagate le tasse allo Stato italiano e piccolo reddito attraverso i vostri istituti bancari.
Un altro prete triestino addirittura tuona sui simboli religiosi usati a sproposito. Da che pulpito – e il caso di dirlo -, voi che avete fatto della religione un’arma di indottrinamento di massa e che avete non solo decimato le vocazioni, ma fatto perdere la fede anche al più saldo credente.
Spero che il vostro Dio non si annunci con il tuono, ma con una scarica di fulmini ben indirizzati. So per certo che ha buona mira, quando vuole.