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		<title>Il tabù europeo degli embrioni</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 16:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Sergio Silvestris* Il diritto alla vita e la tutela del nascituro restano un tabù per l&#8217;Europa. E se le istituzioni europee si preoccupano di enunciare ogni tipo di diritto, anche rasentando la stravaganza, e si impegnano a tutelare ogni minoranza etnica, religiosa, linguistica e sessuale, nessun riferimento può essere dedicato al sostegno alla gravidanza. Se ne è avuta conferma nel corso dell&#8217;ultima sessione plenaria di Strasburgo, quando si è discusso il rapporto annuale sui diritti umani nel mondo presentato dall&#8217;inglese Richard Howitt. Il capitolo sui diritti della donna, ricco e articolato, ometteva di considerare le difficoltà di natura socio-economica che in molti casi sono alla base della scelta di interrompere una gravidanza. Il dato più significativo è l&#8217;idea censoria e negazionista che l&#8217;Europa continua ad imporre. Il problema non è se riconoscere o meno il diritto alla maternità, se garantire o meno i diritti del nascituro, se sostenere il percorso della gravidanza come un momento comunque positivo della vita della donna. Per le istituzioni europee di questi argomenti semplicemente non si può e non si deve parlare. Salvo quando, in ogni rapporto sulla condizione femminile, non si richiami il diritto della donna di accedere liberamente e gratuitamente a ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Silvestris</strong>*</p>
<p>Il diritto alla vita e la tutela del nascituro restano un tabù per l&#8217;Europa.<br />
E se le istituzioni europee si preoccupano di enunciare ogni tipo di diritto, anche rasentando la stravaganza, e si impegnano a tutelare ogni minoranza etnica, religiosa, linguistica e sessuale, nessun riferimento può essere dedicato al sostegno alla gravidanza.<br />
Se ne è avuta conferma nel corso dell&#8217;ultima sessione plenaria di Strasburgo, quando si è discusso il rapporto annuale sui diritti umani nel mondo presentato dall&#8217;inglese Richard Howitt. Il capitolo sui diritti della donna, ricco e articolato, ometteva di considerare le difficoltà di natura socio-economica che in molti casi sono alla base della scelta di interrompere una gravidanza.<br />
Il dato più significativo è l&#8217;idea censoria e negazionista che l&#8217;Europa continua ad imporre. Il problema non è se riconoscere o meno il diritto alla maternità, se garantire o meno i diritti del nascituro, se sostenere il percorso della gravidanza come un momento comunque positivo della vita della donna. Per le istituzioni europee di questi argomenti semplicemente non si può e non si deve parlare. Salvo quando, in ogni rapporto sulla condizione femminile, non si richiami il diritto della donna di accedere liberamente e gratuitamente a ogni tipo di sistema contraccettivo o abortivo. Dunque, piena libertà di scelta per interrompere una gravidanza e nessun sostegno per portarla a termine.<br />
Eppure in Europa ogni 26 secondi si verifica una interruzione di gravidanza, che fanno 3.309 aborti al giorno per un totale di 1.207.700 l’anno. E&#8217; impensabile negare tale evidenza quando si è di fronte a un fenomeno di simili proporzioni che, in parte significativa, è dovuto a condizioni di disagio sociale, economico o personale che sarebbero superabili attraverso un serio supporto delle istituzioni mediato dalle reti di protezione sociale.<br />
E&#8217; per questo che ho proposto un emendamento in aula al rapporto Howitt, chiedendo che per la prima volta in un testo europeo rientrasse anche il riconoscimento del diritto alla maternità e l&#8217;attivazione di utili strumenti atti a superare, nel rispetto della libertà della donna, le ragioni che inducono all&#8217;aborto. La mia proposta non faceva altro che richiamare le misure di prevenzione che la legislazione italiana prevede con la 194/78 chiedendone l&#8217;estensione in sede europea.<br />
Immediata e scontata è stata la reazione dei parlamentari socialisti e liberali che, sfruttando i regolamenti parlamentari, hanno impedito che l&#8217;emendamento fosse messo in votazione. Non un voto contrario, dunque, ma l&#8217;impedimento a che la materia possa essere giudicata e votata. Una palese manifestazione del tabù europeo verso gli embrioni.<br />
E&#8217; arrivato il momento di infrangere questo tabù, e tutto il Ppe deve impegnarsi perché nell&#8217;agenda europea figuri anche il riconoscimento del diritto alla vita fin dai primi giorni del concepimento. Affermato questo principio, occorrerà agire con proposte concrete per tutelare l&#8217;embrione e la donna. Non sono più rinviabili iniziative di sensibilizzazione tra i cittadini europei, come ad esempio attività educative sul rispetto della vita in ambito scolastico e sui mezzi d’informazione. Occorrono, inoltre, sistemi d’aiuto alla gravidanza per esaminare, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna, le possibili soluzioni ai problemi che si presentano, aiutando la donna a rimuovere le cause che la porterebbero all’aborto, mettendola nelle condizioni di far valere i propri diritti di lavoratrice e madre, offrendole ogni aiuto necessario durante la gravidanza e dopo il parto.<br />
L&#8217;Europa ha adesso il dovere di affrontare la delicata materia e di fare chiarezza sui diritti del nascituro. Senza più complessi di inferiorità.</p>
<p>* <strong>Eurodeputato Pdl</strong></p>
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		<title>“Bancomat” parla al Senato e accusa Rutelli, Renzi e Bianco</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’atto di accusa è pesante, di quelli da fare tremare le vene ai polsi del centrosinistra e dei vertici dell’allegra brigata della Margherita, prima della liquefazione del partito. L’accusatore è l’ex tesoriere e senatore del Pd Luigi Lusi, sul quale pende la richiesta di arresto della Procura di Roma. Il suo, ieri notte, nel corso dell’audizione alla Giunta delle Immunità del Senato, è stato un attacco durissimo, corredato di memorie, ai big del partito come Francesco Rutelli, Enzo Bianco e il sindaco rottamatore di Firenze, Matteo Renzi. Accuse rispedite al mittente con sdegno e con l’annuncia di nuove querele contro Lusi, che nel corso dell’audizione è tornato a darsi la patente di &#8220;bancomat del partito&#8221;. Non solo un tesoriere, ma secondo quanto avrebbe affermato, “il garante di una spartizione 60/40 tra popolari e rutelliani”. In particolare, Lusi ha attaccato il sindaco di Firenze: “Renzi ha richiesto dei soldi, circa 100 mila, anzi 120 mila euro suddivisi in tre fatture, poi Rutelli mi ha chiesto di non pagargli la terza e così ho dato a Renzi solo 70 mila euro”, avrebbe rivelato. Il sindaco rottamatore rispedisce al mittente le accuse, prima via twitter, poi con una nota ufficiale. “Io non ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’atto di accusa è pesante, di quelli da fare tremare le vene ai polsi del centrosinistra e dei vertici dell’allegra brigata della Margherita, prima della liquefazione del partito. L’accusatore è l’ex tesoriere e senatore del Pd Luigi Lusi, sul quale pende la richiesta di arresto della Procura di Roma. Il suo, ieri notte, nel corso dell’audizione alla Giunta delle Immunità del Senato, è stato un attacco durissimo, corredato di memorie, ai big del partito come Francesco Rutelli, Enzo Bianco e il sindaco rottamatore di Firenze, Matteo Renzi. Accuse rispedite al mittente con sdegno e con l’annuncia di nuove querele contro Lusi, che nel corso dell’audizione è tornato a darsi la patente di &#8220;bancomat del partito&#8221;. Non solo un tesoriere, ma secondo quanto avrebbe affermato, “il garante di una spartizione 60/40 tra popolari e rutelliani”. In particolare, Lusi ha attaccato il sindaco di Firenze: “Renzi ha richiesto dei soldi, circa 100 mila, anzi 120 mila euro suddivisi in tre fatture, poi Rutelli mi ha chiesto di non pagargli la terza e così ho dato a Renzi solo 70 mila euro”, avrebbe rivelato.</p>
<p>Il sindaco rottamatore rispedisce al mittente le accuse, prima via twitter, poi con una nota ufficiale. “Io non ho preso una lira”. E, ancora: “Il senatore Lusi – attacca &#8211; avrebbe il dovere di dimettersi immediatamente visto che è reo confesso di furto. Se un cittadino ruba un portafoglio va dentro, se un parlamentare ruba milioni di euro si fa scudo dell&#8217;immunità. Questo atteggiamento è insopportabile. Ma io non avevo paura dei ladri neanche da bambino. Non inizierò certo adesso. Possono usare tutti i messaggi in codice che vogliono &#8211; aggiunge -. Io vado avanti a viso aperto, sapendo che le insinuazioni passano, la realtà dei fatti resta”.</p>
<p>Un’autodifesa che non è piaciuta al senatore fiorentino Achille Totaro, che attacca frontalmente il Primo Cittadino, accusando Renzi di avere il “vizietto di investire i soldi pubblici per il solo scopo di promuovere la propria immagine”. “Altro che rottamatore. Nonostante la sua giovane età &#8211; tuona il senatore fiorentino &#8211; ha già in sé tutti i difetti della vecchia partitocrazia. In merito a questa vicenda, Renzi ha preventivamente accusato Lusi, ha poi dichiarato di non aver ricevuto nessun finanziamento ed ora si difende in modo ridicolo, richiedendo la pubblicazione delle fatture”. “Pubblicazione &#8211; sottolinea Totaro &#8211; già richiesta da Lusi nell&#8217;incidente probatorio ma negata dai magistrati. Adesso le chiacchiere stanno a zero. Renzi a questo punto renda pubblici i nomi di chi ha pagato le fatture per le spese delle sue campagne elettorali e i nomi dei suoi finanziatori, come aveva promesso e come, naturalmente, non ha mai fatto”.</p>
<p>Ma l’ex tesoriere non si è limitato ad attaccare frontalmente Renzi. Lusi avrebbe infatti dichiarato di aver dato dei soldi a diverse fondazioni, tra cui quella dello stesso Rutelli. A quest’ultimo sarebbero state fornite cifre ingenti anche in occasione in occasione delle campagne elettorali. Erogazioni, sempre secondo Lusi, che sarebbero state contabilizzate in modo da tutelare lo stesso Rutelli. Il quale esplode, definendo l’ex tesoriere “un ladro senza vergogna. Un mentitore e inquinatore pericolosissimo, ormai paragonabile nei comportamenti al ben noto calunniatore Igor Marini”. Rutelli annuncia una nuova denuncia alla procura di Roma per “le gravissime calunnie”. Una reazione appassionata e dai toni apocalittici: “Io alla Margherita – dichiara &#8211; ho dato tantissimi denari (con i rimborsi elettorali conquistati, con i voti e con numerosissime iniziative di autofinanziamento e, direttamente, con i miei contributi personali) e non ho mai preso un centesimo per me. Ci vuole pazienza, ma chi ha sempre agito correttamente e onestamente otterrà giustizia, ed egli pagherà per tutte le sue malefatte, tenute nascoste per anni in modo malvagio”.</p>
<p>Anche l’ex ministro dell’Interno Enzo Bianco, tirato in ballo da Lusi per un ipotetico mensile da 3.000 euro poi salite a 5.500 e per il finanziamento nell’ordine di 150.000 euro erogati tra il 2009 e il 2011 ad una società di Catania legata al marito della segretaria di Bianco, usa toni duri contro l’ex tesoriere della Margherita. E ricostruisce il passaggio dello scioglimento del partito: “Nel percorso che porta alla liquidazione della Margherita &#8211; spiega Bianco &#8211; sono stati incentivati esodi, e il personale dipendente che lavorava per me è stato opportunamente sostituito da contratti di collaborazione e di prestazione di servizi. In modo assolutamente trasparente, con accrediti bancari, in forza di regolari contratti le cui spese sono documentabili sino all&#8217;ultimo centesimo, si è proceduto in questa direzione”. “Tanto gli accrediti quanto le fatture &#8211; passate attraverso una società che ha un regolare contratto con la Margherita per la fornitura di servizi in questione &#8211; erano riferite a retribuzione di collaboratori, affitto di sedi, stampa dei manifesti, organizzazione di convegni, pubblicità nei giornali. Attività, per un soggetto politico, non solo lecite, ma doverose. Io non ho trattenuto un solo centesimo, e se Lusi o chiunque altro afferma il contrario, lo trascinerò in tribunale”. “Tutto &#8211; sottolinea &#8211; è stato fatto alla luce del sole, come è nella mia storia e nella mia tradizione politica. Cercare di distrarre l&#8217;attenzione dalle malversazioni messe in atto da Lusi o peggio ancora di intimidire (come hanno affermato con grande chiarezza la Procura di Roma e il Giudice delle Indagini Preliminari), suscita in me un sentimento di profonda indignazione”.</p>
<p>Intanto, il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il pm Stefano Pesci starebbero valutando l&#8217;ipotesi di chiedere alla Giunta di palazzo Madama il verbale delle dichiarazioni rilasciate ieri sera da Lusi. Dichiarazioni che potrebbero essere inserite nel fascicolo aperto dalla Procura di Roma ove possano contribuire a stabilire altri coinvolgimenti nella vicenda.</p>
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		<title>I marò fuori dal carcere: tra venti giorni pronta una ‘guest house’</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 02:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come richiesto più volte dai legali italiani, i vertici penitenziari e di polizia dello Stato del Kerala hanno disposto il trasferimento di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dal carcere di Trivandrum ad un’altra struttura della città adeguata al rango dei nostri soldati. La decisione non sarà tuttavia immediatamente esecutiva, in quanto le autorità locali hanno reso noto di avere bisogno di venti giorni per dotare delle opportune normative di sicurezza la ‘guest house’ individuata, secondo quando si apprende, nell’edificio della Borstal School di Kochi, un ex riformatorio. Il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, ha incontrato oggi i due marò nel carcere di Trivandrum trovandoli &#8220;delusi, come me, come tutti noi&#8221;, per i tempi lunghi annunciati dal Kerala per il loro trasferimento fuori dal carcere. Accompagnato dalla delegazione italiana, De Mistura ha prima discusso con il sovrintendente del carcere B. Pradeep, e poi si è intrattenuto a colloquio per oltre un&#8217;ora con i nostri militari. &#8220;Non hanno gradito &#8211; ha fatto sapere De Mistura &#8211; una decisione di far passare altri 20 giorni, che ancora una volta ha un sapore elettorale, ma l&#8217;hanno accettata&#8221;. Il riferimento del sottosegretario agli Esteri è alla consultazione suppletiva prevista in Kerala il 2 giugno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come richiesto più volte dai legali italiani, i vertici penitenziari e di polizia dello Stato del Kerala hanno disposto il trasferimento di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dal carcere di Trivandrum ad un’altra struttura della città adeguata al rango dei nostri soldati. La decisione non sarà tuttavia immediatamente esecutiva, in quanto le autorità locali hanno reso noto di avere bisogno di venti giorni per dotare delle opportune normative di sicurezza la ‘guest house’ individuata, secondo quando si apprende, nell’edificio della Borstal School di Kochi, un ex riformatorio.<br />
Il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, ha incontrato oggi i due marò nel carcere di Trivandrum trovandoli &#8220;delusi, come me, come tutti noi&#8221;, per i tempi lunghi annunciati dal Kerala per il loro trasferimento fuori dal carcere. Accompagnato dalla delegazione italiana, De Mistura ha prima discusso con il sovrintendente del carcere B. Pradeep, e poi si è intrattenuto a colloquio per oltre un&#8217;ora con i nostri militari. &#8220;Non hanno gradito &#8211; ha fatto sapere De Mistura &#8211; una decisione di far passare altri 20 giorni, che ancora una volta ha un sapore elettorale, ma l&#8217;hanno accettata&#8221;. Il riferimento del sottosegretario agli Esteri è alla consultazione suppletiva prevista in Kerala il 2 giugno. Di qui, i sospetti circa i tempi lunghi pilatescamente adottati da parte indiana per non urtare l&#8217;opinione pubblica e l&#8217;elettorato.<br />
La decisione delle autorità carcerarie e di polizia di Trivandrum è giunta per effetto della pronuncia della Corte Suprema di New Delhi che da ultimo, riunita il 9 maggio, aveva da un lato disposto un nuovo rinvio al 26 luglio in merito alla definizione della giurisdizione sul caso – il vero punto nodale della vicenda &#8211; e, dall’altro, aveva ordinato allo Stato del Kerala di prendere una decisione entro una settimana sul trasferimento dei due marò in un luogo che non fosse il carcere. In precedenza, lo scorso 5 marzo, il magistrato di Kollam aveva deciso l’incarcerazione dei due marò lasciando però liberi polizia e Direzione penitenziaria del Kerala di studiare una collocazione diversa da quella offerta dal penitenziario centrale di Trivandrum. Nonostante le insistenze di parte italiana, da allora non si era prospettata, fino alla svolta di questa notte, alcuna soluzione alternativa. Per questo motivo, il collegio difensivo italiano, guidato dall’avvocato Harish Salve, aveva deciso di stringere i tempi sollevando il caso con una petizione davanti alla Corte Suprema di New Delhi.</p>
<p><strong>Presentata istanza di libertà dietro cauzione  </strong></p>
<p>I legali dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno presentato oggi un ricorso presso la &#8216;Session Court&#8217; di Kollam per ottenere per i due un provvedimento di libertà dietro cauzione. Il ricorso sarà discusso sabato.</p>
<p><strong>Prevista entro domani la formulazione delle accuse</strong></p>
<p>La formulazione delle ipotesi di reato a carico dei due marò italiani, secondo quanto riporta il quotidiano The Times of India, dovrebbe essere trasmessa domani al giudice istruttore di Kollam dalla squadra investigativa speciale (Sit) incaricata di indagare sul duplice omicidio. Sempre secondo il quotidiano indiano, si tratterebbe di un documento di 150 pagine contenenti gli indizi a carico dei due fucilieri italiani. Tra questi, la perizia balistica sulle armi sequestrate a bordo della petroliera ‘Enrica Lexie’ in cui sono stati identificati i due fucili che avrebbero ucciso i due pescatori lo scorso 15 febbraio al largo della costa del Kerala. Secondo The times of India, “si prevede che il tribunale inizi il processo contro i due militari alla fine di maggio”.</p>
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		<title>Il terrorista Sergio Segio spiega l&#8217;eversione su Rai3</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiedere a Giuda di occuparsi del catering per una cena. Va bene in una barzelletta, ma nella realtà non fa ridere. Eppure ieri abbiamo assistito a questo: Sergio Segio intervistato da Lucia Annunziata nel corso di In mezz’ora su RaiTre sul possibile ritorno agli anni di piombo. Tema di attualità, interlocutore discutibile. Perché Segio, 56 anni, è stato un protagonista della stagione più calda del terrorismo italiano, che ha vissuto dalla parte sbagliata della barricata: militante di Prima Linea, formazione di estrema sinistra, fu autore materiale delle esecuzioni dei magistrati Enrico Alessandrini (Milano, 29 gennaio 1979) e Guido Galli (Milano, 19 marzo 1980). Delitti per i quali ha scontato 22 anni di carcere, dopo un’iniziale condanna all’ergastolo.Ciò che gli dà diritto all’umano rispetto, rafforzato dal percorso di redenzione che, in carcere e fuori, lo ha condotto a numerose attività di volontariato e testimonianza. Fa comunque rabbia ascoltare le lezioni sulla tv di Stato di chi ha sui vestiti le macchie ingiallite del sangue di uomini uccisi in nome di un’idea archiviata dalla storia. E la presenza in collegamento Sabina Rossa, parlamentare e figlia di Guido, il sindacalista ucciso dalle Br a Genova nel 1979, non cancella l’onta ma serve solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedere a Giuda di occuparsi del catering per una cena. Va bene in una barzelletta, ma nella realtà non fa ridere. Eppure ieri abbiamo assistito a questo: Sergio Segio intervistato da Lucia Annunziata nel corso di In mezz’ora su RaiTre sul possibile ritorno agli anni di piombo. Tema di attualità, interlocutore discutibile. Perché Segio, 56 anni, è stato un protagonista della stagione più calda del terrorismo italiano, che ha vissuto dalla parte sbagliata della barricata: militante di Prima Linea, formazione di estrema sinistra, fu autore materiale delle esecuzioni dei magistrati Enrico Alessandrini (Milano, 29 gennaio 1979) e Guido Galli (Milano, 19 marzo 1980). Delitti per i quali ha scontato 22 anni di carcere, dopo un’iniziale condanna all’ergastolo.Ciò che gli dà diritto all’umano rispetto, rafforzato dal percorso di redenzione che, in carcere e fuori, lo ha condotto a numerose attività di volontariato e testimonianza. Fa comunque rabbia ascoltare le lezioni sulla tv di Stato di chi ha sui vestiti le macchie ingiallite del sangue di uomini uccisi in nome di un’idea archiviata dalla storia. E la presenza in collegamento Sabina Rossa, parlamentare e figlia di Guido, il sindacalista ucciso dalle Br a Genova nel 1979, non cancella l’onta ma serve solo all’Annunziata per parlare di «rispetto di contraddittorio e par condicio».</p>
<p>Alla Annunziata che gli chiede se ci sia davvero il rischio di una recrudescenza del terrorismo in Italia, Segio risponde sibillino: «Dipenderà dalla risposta che darà lo Stato.Mettere in campo l’esercito,militarizzare il territorio come in Val di Susa è il modo migliore per alimentare il terrorismo». La risposta da dare è quindi in termini sociali perché, «anche se è banale affermarlo, il disagio sociale può fare da incubatore». Quindi si potrebbe incominciare dal dare «risposte economiche alla crisi, dare più equità,tutelare il mondo del lavoro».Del resto «quando c’è temporale è molto facile che venga a piovere, bisogna quindi attrezzarsi ». C’è buon materiale per una rubrica fissa. Tipo: i proverbi dell’ex terrorista.</p>
<p>Segio ha le idee chiare. «Quando una democrazia non riesce ad aprire gli armadi dove ci sono gli scheletri, contribuisce ad alimentare questi fatti», sentenzia. E non è un caso che tutto parta ancora una volta da Genova, «la città del G8, la città delle torture nella scuola Diaz e alla caserma Bolzaneto, che sono una ferita aperta nella città». Il luglio 2001 «per le nuove generazioni corrisponde alla perdita di un’innocenza come fu per la precedente generazione la strage di piazza Fontana. Ferite che producono cattivi sentimenti e cattive azioni».</p>
<p>La passerella televisiva di Segio scatena le reazioni scandalizzate del mondo politico: «Le tesi giustificazioniste della violenza sono un tragico errore. Lucia Annunziata cede al richiamo della foresta e si assume una gravissima responsabilità», punta il dito il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. «Pur con tutta la comprensione possibile, tuttavia Segio eviti di darci consigli sulla lotta al terrorismo», taglia corto il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto mentre il senatore Enzo Fasano, componente della commissione di vigilanza Rai, parla apertamente di «pena e vergogna » e avverte: «Anche con la cattiva informazione si alimenta la violenza».</p>
<p>E a proposito di ex terroristi alla ribalta, oggi a Milano (ore 10, Palazzo Marino) il Coisp, sindacato indipendente di polizia, terrà una manifestazione per chiedere ancora una volta la rimozione da capo della segreteria del vice sindaco Maria Grazia Guida di Maurizio Azzolini, immortalato in una foto storica mentre spara contro i poliziotti negli scontri che, nel 1977, portarono alla morte del vice brigadiere Antonio Custra.</p>
<p><strong>Andrea Cuomo</strong> su <em>Il Giornale</em> del 14 maggio 2012</p>
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		<title>&#8220;Con noi al governo basta tasse sulla prima casa&#8221;</title>
		<link>http://www.destra.it/con-noi-al-governo-basta-tasse-sulla-prima-casa/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diciamolo con Ignazio]]></category>
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		<description><![CDATA[“Bisogna lavorare sull’Imu e impegnarci affinché nei prossimi anni non venga più pagata. Rivendico con orgoglio la scelta del governo Berlusconi di cancellare l’Ici sulla prima casa: quando torneremo al governo, la prima cosa che faremo sarà abolire le tasse sulla prima casa. Speravamo e speriamo che si possa arrivare a riforme condivise necessarie per risollevare il sistema Italia, ma questo non significa che dobbiamo essere acritici. Questo è un ruolo che lasciamo a Casini. Abbiamo invece il dovere di valutare qualsiasi provvedimento perché anche i tecnici possono sbagliare. E’ importante che ci siano un’opposizione e una maggioranza in una democrazia. Noi abbiamo ritenuto che fosse giusto fare una parentesi, accantonando una polemica preventiva che ha caratterizzato il governo Berlusconi. Questo ci è costato tantissimo, prima con l’alleanza con la Lega e poi con il risultato elettorale. Non abbiamo intenzione di votare a ottobre, vogliamo essere leali ma abbiamo il dovere di cercare prima di migliorare i provvedimenti presi dal governo Monti e se non vengono migliorati, il dovere di non essere complici con iniziative che vanno nella direzione opposta rispetto ad aiutare gli italiani ad uscire dalla crisi. E su questo siamo tutti d’accordo! Dopo il risultato delle amministrative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Bisogna lavorare sull’Imu e impegnarci affinché nei prossimi anni non venga più pagata. Rivendico con orgoglio la scelta del governo Berlusconi di cancellare l’Ici sulla prima casa: quando torneremo al governo, la prima cosa che faremo sarà abolire le tasse sulla prima casa.<br />
Speravamo e speriamo che si possa arrivare a riforme condivise necessarie per risollevare il sistema Italia, ma questo non significa che dobbiamo essere acritici. Questo è un ruolo che lasciamo a Casini. Abbiamo invece il dovere di valutare qualsiasi provvedimento perché anche i tecnici possono sbagliare.<br />
E’ importante che ci siano un’opposizione e una maggioranza in una democrazia. Noi abbiamo ritenuto che fosse giusto fare una parentesi, accantonando una polemica preventiva che ha caratterizzato il governo Berlusconi. Questo ci è costato tantissimo, prima con l’alleanza con la Lega e poi con il risultato elettorale. Non abbiamo intenzione di votare a ottobre, vogliamo essere leali ma abbiamo il dovere di cercare prima di migliorare i provvedimenti presi dal governo Monti e se non vengono migliorati, il dovere di non essere complici con iniziative che vanno nella direzione opposta rispetto ad aiutare gli italiani ad uscire dalla crisi. E su questo siamo tutti d’accordo!<br />
Dopo il risultato delle amministrative il Pdl deve ricominciare partendo dal rapporto con il governo Monti: lo dovremo incalzare perché questo non sia solo il governo dei tagli e delle tasse, deve prendere in considerazione la compensazione tra debiti e crediti, la sicurezza, l’Imu… Se si farà questo, noi garantiremo il sostegno a fino al 2013, ma da quella data i cittadini dovranno poter tornare alla politica. Abbiamo anche visto che i tecnici non sono meglio dei politici. Noi non possiamo assumerci la responsabilità di farci dire che è colpa nostra quando non lo è.<br />
Riguardo alla legge elettorale, non posso escludere che ora sia necessaria una ulteriore riflessione, non si può fare una legge elettorale a seguito o in previsione di un risultato alle urne. Meglio far sedimentare un po’ le emozioni.<br />
A chi mi chiede se dopo la sconfitta alle amministrative la segreteria di Alfano può essere messa in discussione, rispondo assolutamente no, non e’ in discussione, anzi esce rafforzata perché è un leader giovane capace di aggregare tutti i progetti alternativi alla sinistra”.<br />
Del fatto che la Lega Nord ha deciso di non dare indicazioni ai propri elettori per il secondo turno dove non è in corsa un candidato del Carroccio, penso possa essere come un segnale della voglia di ricostruire un rapporto con il proprio territorio e gli elettori del centrodestra rappresentati dal Pdl. Io non credo agli apparentamenti, penso che ai ballottaggi i cittadini votino con la propria testa e noi parliamo a tutti quegli italiani che non vogliono consegnare la propria città alla sinistra”.</p>
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		<title>Gasparri: &#8220;Banchieri ed eurocrati congelano la democrazia&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarkozy si è dissolto. E anche Angela Merkel, dopo il tracollo della sua Cdu alle elezioni nel Nordreno-Westfalia, non si sente molto bene. I mercati oggi aprono con un attacco di panico per il tonfo della cancelliera, il cui partito è sceso dal 34 al 26 per cento, e per il mosaico greco di un governo che non si compone. Ad uscire sconfitta è la politica del rigore gelido, del pallottoliere finanziario, della dittatura morbida incarnata dalla Bce, dal Fmi e da un pugno di agenzie di rating. L’Europa ha un sussulto di vitalità espressa dai suoi cittadini, che rifiutano la morsa della burocrazia che stritola la società a ritmo crescente. Il modello Merkozy è morto, e va messo in campo con forza un ripensamento delle politiche che lo hanno fin qui ispirato. Politiche che puntino sulla crescita e sull’occupazione piuttosto che sui desiderata delle burocrazie finanziarie. “I risultati elettorali della Germania che registrano la prevedibile ma non per questo meno clamorosa sconfitta di Angela Merkel – è il ragionamento di Maurizio Gasparri dopo il voto tedesco &#8211; dovrebbero indurre tutta l&#8217;Europa ad una riflessione. In tutta Europa c&#8217;è un momento di grande incertezza che scaturisce dalle urne”. Il presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarkozy si è dissolto. E anche Angela Merkel, dopo il tracollo della sua Cdu alle elezioni nel Nordreno-Westfalia, non si sente molto bene. I mercati oggi aprono con un attacco di panico per il tonfo della cancelliera, il cui partito è sceso dal 34 al 26 per cento, e per il mosaico greco di un governo che non si compone. Ad uscire sconfitta è la politica del rigore gelido, del pallottoliere finanziario, della dittatura morbida incarnata dalla Bce, dal Fmi e da un pugno di agenzie di rating. L’Europa ha un sussulto di vitalità espressa dai suoi cittadini, che rifiutano la morsa della burocrazia che stritola la società a ritmo crescente. Il modello Merkozy è morto, e va messo in campo con forza un ripensamento delle politiche che lo hanno fin qui ispirato. Politiche che puntino sulla crescita e sull’occupazione piuttosto che sui desiderata delle burocrazie finanziarie.</p>
<p>“I risultati elettorali della Germania che registrano la prevedibile ma non per questo meno clamorosa sconfitta di Angela Merkel – è il ragionamento di Maurizio Gasparri dopo il voto tedesco &#8211; dovrebbero indurre tutta l&#8217;Europa ad una riflessione. In tutta Europa c&#8217;è un momento di grande incertezza che scaturisce dalle urne”. Il presidente dei senatori del Pdl è convinto che “non possiamo congelare la democrazia per accontentare banchieri ed eurocrati, che vorrebbero imporre le proprie logiche contro le quali i popoli si stanno ribellando. Dobbiamo discutere di intese europee ed i parlamenti sono chiamati a ratificarle anche in Italia”. E l’analisi di Gasparri si sposta sul fronte interno, con una serie di interrogativi: “Ma possiamo evitare una riflessione di fondo sulle politiche europee? Possiamo far finta che nulla stia accadendo? Questo richiamo alla realtà vale anche per il governo Monti e per le scelte che l&#8217;Italia deve fare. Siamo ben consapevoli – dice ancora Gasparri &#8211; della delicatezza della situazione, ma proprio per questo riteniamo che la politica debba affrontare i problemi e presentare il conto a chi nelle realtà finanziarie e nella burocrazia europea ha imposto fin qui strade sbagliate. Occorre un&#8217;inversione di rotta ed occorre evitare che il tema della crescita diventi soltanto occasione per sfoggio retorico di parole”. Eppure un contributo ad invertire la rotta era stato messo in campo dal centrodestra con misure che ora tornano ad affacciarsi come necessarie mentre la nave Europa imbarca acqua. “Da anni – ricorda Gasparri &#8211; i governi di centrodestra in Italia avevano proposto gli eurobond, il non calcolo nel deficit delle spese per investimenti e le infrastrutture. Ora queste ed altre scelte per la crescita appaiono drammaticamente urgenti”.</p>
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		<title>Un&#8217;indagine (e tanti misteri) nell&#8217;Africa italiana</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 01:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Valle</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Penna Pellicola Palco]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono arrivate in libreria “Le rose di Axum”, una bella storia — definirla un “giallo” sarebbe riduttivo — tutta incastonata in un frammento importante quanto remoto del Novecento italiano: il tempo delle colonie e del nostro effimero impero d’Africa. È l’ultima fatica di Giorgio Ballario, giornalista de “La Stampa”, piemontese Doc, uomo inquieto e molto, molto curioso. Come nei precedenti libri dello scrittore — “Morire è un attimo” e “Una donna di troppo” — il protagonista assoluto è Aldo Morosini, maggiore dei Reali Carabinieri distaccato negli anni Trenta a Massaua, Eritrea italiana, torrido avamposto tricolore nel “Continente nero”. Una destinazione decisamente scomoda. Non solo per il clima. Al tempo, il grande porto italiano sul Mar Rosso è il centro logistico della “colonia primigenia”, la base della Regia Marina, una “pistola” puntata sui possedimenti britannici, ma è pure — come la Malesia coloniale di W. Sommerset Maugham — un crocevia di traffici più o meno leciti, di complotti, di misteri. Massaua è un inizio e, talvolta, una fine. Su questo scenario intrigante — minuziosamente ricostruito, sulla base delle preziose guide Touring sull’AOI, in ogni minimo dettaglio — si muove e agisce Morosini. Il maggiore è un personaggio acuto, ironico, roccioso, un ottimo investigatore; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono arrivate in libreria “Le rose di Axum”, una bella storia — definirla un “giallo” sarebbe riduttivo — tutta incastonata in un frammento importante quanto remoto del Novecento italiano: il tempo delle colonie e del nostro effimero impero d’Africa. È l’ultima fatica di Giorgio Ballario, giornalista de “La Stampa”, piemontese Doc, uomo inquieto e molto, molto curioso.</p>
<p>Come nei precedenti libri dello scrittore — “Morire è un attimo” e “Una donna di troppo” — il protagonista assoluto è Aldo Morosini, maggiore dei Reali Carabinieri distaccato negli anni Trenta a Massaua, Eritrea italiana, torrido avamposto tricolore nel “Continente nero”. Una destinazione decisamente scomoda. Non solo per il clima.</p>
<p>Al tempo, il grande porto italiano sul Mar Rosso è il centro logistico della “colonia primigenia”, la base della Regia Marina, una “pistola” puntata sui possedimenti britannici, ma è pure — come la Malesia coloniale di W. Sommerset Maugham — un crocevia di traffici più o meno leciti, di complotti, di misteri. Massaua è un inizio e, talvolta, una fine.</p>
<p>Su questo scenario intrigante — minuziosamente ricostruito, sulla base delle preziose guide Touring sull’AOI, in ogni minimo dettaglio — si muove e agisce Morosini. Il maggiore è un personaggio acuto, ironico, roccioso, un ottimo investigatore; in più non è un politico, è un carabiniere. Un ufficiale. Apprezza lo sforzo di modernizzazione del Regime e — come l’assoluta maggioranza degli italiani del tempo — ne approva lo slancio patriottico, ma la retorica imperiale lo lascia freddo. L’unica cosa che sembra interessarlo è il suo lavoro. Insomma, l’eroe di Ballario sembra un personaggio a tutto tondo, simile a tanti altri suoi “colleghi” letterari.</p>
<p>Errato. Basta inoltrarsi tra le pagine delle “Rose di Axum”, per scoprire che Morosini è invece una personalità complessa, difficile: dietro alla sua durezza, il maggiore nasconde fragilità, amarezze, angosce e, quando meno te lo aspetti, si rivela — per un malcelato romanticismo, per una passionalità troppo repressa — paradossalmente indifeso. Le donne, soprattutto quelle pericolose, lo attraggono e, talvolta, lo feriscono. Crudelmente.</p>
<p>Non si tratta però di una rilettura esotica e nazionale del mitico Marlowe. A differenza del disperato eroe di Raymond Chandler — reso immortale da Humphrey Bogart —, il protagonista di Ballario non cade nei gorghi feroci del disincanto, del nihilismo. Non si abbandona al rimpianto. Mentre il malinconico investigatore californiano rimarrà per sempre un “déraciné”, Morosini è un uomo con radici profonde — il ricordo agro dolce dell’infanzia, la memoria del padre scomparso, le letture di Seneca, l’universo chiuso ma rassicurante dell’Arma — e conserva uno stile, una visione del mondo. Una speranza. La risorsa più profonda di Morosini si ritrova in quella categoria dello spirito che Giano Accame — nel suo famoso saggio sulle “Contraddizioni di un romanticismo a destra” — definiva «l’orgoglio segreto della solitudine», ovvero il rovescio della medaglia di ogni cultura vitalistica, quella spinta di fierezza che permette di sopravvivere ad ogni delusione.</p>
<p>Tornando al romanzo, l’eroe ballariesco si ritrova, nel pieno della guerra d’Etiopia, al centro di un complicato intreccio poliziesco. Tutto parte da un cadavere ritrovato in una salina presso Massaua (l’inizio). Una morte strana e crudele che atterrisce i testimoni e intriga l’investigatore. A complicare le cose, sui moli di Massaua arriva una stramba spedizione d’archeologici tedeschi (fornita di una bella fotografa, amica della mitica Leni…) che chiede di raggiungere Axum, la città santa della chiesa copta. Toccherà all’ufficiale della “Benemerita” scortare gli “Indiana Jones” teutonici sino alla lontana destinazione.</p>
<p>Lungo il periglioso cammino che da Mar Rosso s’inoltra sull’altopiano e, poi, prosegue verso l’Etiopia ancora inquieta, Morosini incontrerà pericoli e minacce, ma anche Filippo T. Marinetti, Amedeo Guillet e un giovanissimo Hugo Pratt. Tra una sigaretta e l’altra, l’investigatore scoprirà pure l’esistenza de l’”Ahnenerbe”, la sulfurea sezione archeologica delle SS (un’idea di Himmler, per nulla apprezzata da Hitler…) e pericolosi segreti millenari.</p>
<p>Ma non è tutto. Strada facendo, il maggiore s’inoltrerà tra paesaggi meravigliosi, busserà a conventi tenebrosi (ogni riferimento al monastero de “Il nome della Rosa” è chiaramente voluto), affronterà guerrieri del Negus, infidi mercanti di reliquie, monaci sodomiti, nazisti troppo curiosi. Infine, tra le ambe abissine, scoprirà un mistero e tante sorprese. Alcune liete, altre meno. Ma solo a Massaua (la fine) troverà la risposta ai suoi quesiti. Una risposta inattesa e degna del miglior Marlowe. Buona lettura.</p>
<p><strong>Giorgio Ballario - Le Rose di Axum</strong></p>
<p><em>Edizioni Hobby &amp; Work, Milano 2012</em></p>
<p>Ppgg. 233 – Euro 18</p>
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		<title>“Stop alla morsa del fisco, il clima è saturo”</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 12:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Esiste un rischio escalation del terrorismo”. La conferma dell’allarme e della necessità di tenere più che mai la guardia alta arriva dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri il giorno dopo la rivendicazione dell’agguato all’Ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, firmata Fai (Federazione Anarchica Informale). Una rivendicazione considerata dagli inquirenti attendibile, e che, dunque, alza l’asticella della minaccia di nuovi gesti, così come indicato nel documento fatto pervenire alla redazione milanese del Corriere della Sera. Ma non è solo la recrudescenza del fenomeno terrorista a destare allarme. Il clima sociale è giunto ad un livello di tensione altissima. I suicidi di imprenditori e disoccupati stritolati dalla crisi economica e gli attacchi alle sedi Equitalia, da ultimo i tafferugli di fronte alla sede di Napoli e la molotov lanciata nella notte contro l’ingresso di quella di Livorno, rappresentano, più che un campanello d’allarme, un segnale a cui dare risposte urgenti prima di arrivare al punto di non ritorno. “Al di là della rivendicazioni, quello che è accaduto a Genova è senza dubbio sintomo di un clima saturo di tensioni sociali. E gli stessi assalti degli ultimi giorni alle sedi di Equitalia – conferma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Esiste un rischio escalation del terrorismo”. La conferma dell’allarme e della necessità di tenere più che mai la guardia alta arriva dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri il giorno dopo la rivendicazione dell’agguato all’Ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, firmata Fai (Federazione Anarchica Informale). Una rivendicazione considerata dagli inquirenti attendibile, e che, dunque, alza l’asticella della minaccia di nuovi gesti, così come indicato nel documento fatto pervenire alla redazione milanese del Corriere della Sera. Ma non è solo la recrudescenza del fenomeno terrorista a destare allarme. Il clima sociale è giunto ad un livello di tensione altissima. I suicidi di imprenditori e disoccupati stritolati dalla crisi economica e gli attacchi alle sedi Equitalia, da ultimo i tafferugli di fronte alla sede di Napoli e la molotov lanciata nella notte contro l’ingresso di quella di Livorno, rappresentano, più che un campanello d’allarme, un segnale a cui dare risposte urgenti prima di arrivare al punto di non ritorno. “Al di là della rivendicazioni, quello che è accaduto a Genova è senza dubbio sintomo di un clima saturo di tensioni sociali. E gli stessi assalti degli ultimi giorni alle sedi di Equitalia – conferma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri &#8211; non fanno che acuire questa situazione. Episodi certo non collegati, ma sui quali è opportuno fare una riflessione unitaria perché non si ripresentino nel nostro paese quelle condizioni che già in passato hanno portato ad anni bui di terrorismo”. Gasparri chiama direttamente il causa il presidente del Consiglio: “Il governo Monti &#8211; sostiene &#8211; è chiamato in prima persona a dare segnali di distensione. Quanto sta facendo per migliorare la riforma del mercato del lavoro anche sulla base delle proposte del Pdl è un buon inizio. Ora va allentata la morsa del fisco, operazione necessaria per poter avviare la crescita”. “Il nostro segretario Alfano – dice ancora Gasparri &#8211; ha saggiamente suggerito di azzerare le tasse per le imprese che vantano crediti con lo stato per la stessa cifra. Servono insomma decisioni pratiche ma efficaci che diano sollievo a chi produce per rimettere in moto l&#8217;economia. Il Pdl è pronto a dare il suo appoggio in Parlamento per il bene comune, critici e mai succubi. Non ci tiriamo indietro di fronte alle nostre responsabilità. Ma chiediamo un&#8217;accelerazione su temi decisivi che coinvolgono direttamente l&#8217;economia di famiglie e imprese. Ed in ogni caso – conclude &#8211; diremo no al governo se rimanesse inerte di fronte a politiche europee ottuse e da cambiare”.</p>
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		<title>Il pizzo alla camorra per girare Gomorra? Gasparri: “Si faccia chiarezza”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 13:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una mazzetta da 20mila Euro per girare il film Gomorra. E’ questa l’ipotesi ricostruita dal Fatto Quotidiano sulla base della deposizione del pentito Oreste Spagnuolo, uno degli accusati per la strage di Castelvolturno, secondo il quale il regista Matteo Garrone avrebbe versato la somma al vice del boss Setola, Alessandro Cirillo, detto «&#8217;0 sergente», per poter effettuare le riprese del film. Per fare ciò, Garrone avrebbe incontrato il camorrista che in quel momento si trovava agli arresti domiciliari. “A Castelvolturno – avrebbe fatto mettere a verbale Spagnuolo &#8211; Garrone ha girato ‘L&#8217;Imbalsamatore’, nel quale recitò Bernardino Terracciano, uno dei nostri, che intascò ottomila euro. Prima di girare Gomorra Garrone andò a casa di Cirillo per mettersi d&#8217;accordo. Garrone gli mandò 20mila euro. Un bel regalo e le riprese girarono lisce come l&#8217;olio”. Il regista Matteo Garrone, per il momento, non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla notizia. Sulla vicenda è invece intervenuto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che ha attaccato: “Ovviamente la notizia sarà nascosta da tutti. Se fosse successo per un film prodotto dalle società che fanno capo al gruppo Berlusconi sarebbe già scoppiato uno scandalo, invece certamente non ne parlerà nessuno. Già è noto che numerosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una mazzetta da 20mila Euro per girare il film Gomorra. E’ questa l’ipotesi ricostruita dal Fatto Quotidiano sulla base della deposizione del pentito Oreste Spagnuolo, uno degli accusati per la strage di Castelvolturno, secondo il quale il regista Matteo Garrone avrebbe versato la somma al vice del boss Setola, Alessandro Cirillo, detto «&#8217;0 sergente», per poter effettuare le riprese del film. Per fare ciò, Garrone avrebbe incontrato il camorrista che in quel momento si trovava agli arresti domiciliari. “A Castelvolturno – avrebbe fatto mettere a verbale Spagnuolo &#8211; Garrone ha girato ‘L&#8217;Imbalsamatore’, nel quale recitò Bernardino Terracciano, uno dei nostri, che intascò ottomila euro. Prima di girare Gomorra Garrone andò a casa di Cirillo per mettersi d&#8217;accordo. Garrone gli mandò 20mila euro. Un bel regalo e le riprese girarono lisce come l&#8217;olio”. Il regista Matteo Garrone, per il momento, non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla notizia. Sulla vicenda è invece intervenuto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che ha attaccato: “Ovviamente la notizia sarà nascosta da tutti. Se fosse successo per un film prodotto dalle società che fanno capo al gruppo Berlusconi sarebbe già scoppiato uno scandalo, invece certamente non ne parlerà nessuno. Già è noto che numerosi interpreti del film sono stati arrestati, perché erano effettivamente dei delinquenti. Attori che non si sa bene come siano stati selezionati. Ora c&#8217;è questa vicenda inquietante”. “Speriamo – ha aggiunge Gasparri &#8211; che non sia vero. Ma Saviano non ha nulla da dire? Lui, pronto ad intervenire su ogni questione, perché non parla di quello che è successo al film, che è certamente da considerare anche opera sua? E il film &#8216;Gomorra’ ha ottenuto finanziamenti pubblici? E se fosse vero che sono state pagate tangenti alla camorra, non sarebbe opportuno approfondire su questo uso dei fondi pubblici? Non sarebbe il caso di avviare una spending rewiev per capire se i soldi dei cittadini sono, poi, finiti in qualche modo in tangenti ai camorristi? Ci auguriamo che la notizia non sia vera e siamo certi che sarà debitamente censurata da tutti. Ma noi – conclude il presidente dei senatori del Pdl &#8211; non molleremo e cercheremo di conoscere la verità su questa inquietante vicenda”.</p>
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		<title>Agguato Adinolfi: rivendicazione firmata Fai ‘Cellula Olga’</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Porta la firma della Fai (Federazione Anarchica Informale),‘cellula Olga’, la rivendicazione dell’agguato di lunedì scorso che ha portato al ferimento dell’Ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, proprio oggi dimesso dall’ospedale San Martino di Genova dove era ricoverato. Il lungo volantino di rivendicazione, che è titolato ‘Il marchio della vita’, è stato recapitato per posta ordinaria alla redazione milanese del Corriere della Sera, ed è stato spedito, come evidenzia il timbro postale, proprio da Genova. Sulla vicenda indagano i carabinieri del Comando provinciale di Milano e gli specialisti dei Ros, che ne stanno valutando l’autenticità. Nel testo del lungo messaggio si legge: “Abbiamo azzoppato Roberto Adinolfi, uno dei tanti stregoni dell&#8217;atomo dall&#8217;anima candida e dalla coscienza pulita”, ritenuto uno dei “maggiori responsabili, insieme a Scajola del rientro del nucleare in Italia”. Inoltre, sempre nel testo, vengono annunciate nuove azioni contro Finmeccanica: &#8220;Con il ferimento di Adinolfi – si legge &#8211; proponiamo una campagna di lotta contro Finmeccanica piovra assassina&#8221;. Un chiaro riferimento a nuovi attacchi, che nelle intenzioni potrebbero essere almeno otto, tanti quanti &#8211; si legge nel documento &#8211; sono i &#8220;membri prigionieri&#8221; della Ccf/Fai detenuti in Grecia. &#8220;Nelle nostre prossime azioni &#8211; dice il documento &#8211; il nome degli altri fratelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Porta la firma della Fai (Federazione Anarchica Informale),‘cellula Olga’, la rivendicazione dell’agguato di lunedì scorso che ha portato al ferimento dell’Ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, proprio oggi dimesso dall’ospedale San Martino di Genova dove era ricoverato. Il lungo volantino di rivendicazione, che è titolato ‘Il marchio della vita’, è stato recapitato per posta ordinaria alla redazione milanese del Corriere della Sera, ed è stato spedito, come evidenzia il timbro postale, proprio da Genova. Sulla vicenda indagano i carabinieri del Comando provinciale di Milano e gli specialisti dei Ros, che ne stanno valutando l’autenticità. Nel testo del lungo messaggio si legge: “Abbiamo azzoppato Roberto Adinolfi, uno dei tanti stregoni dell&#8217;atomo dall&#8217;anima candida e dalla coscienza pulita”, ritenuto uno dei “maggiori responsabili, insieme a Scajola del rientro del nucleare in Italia”. Inoltre, sempre nel testo, vengono annunciate nuove azioni contro Finmeccanica: &#8220;Con il ferimento di Adinolfi – si legge &#8211; proponiamo una campagna di lotta contro Finmeccanica piovra assassina&#8221;. Un chiaro riferimento a nuovi attacchi, che nelle intenzioni potrebbero essere almeno otto, tanti quanti &#8211; si legge nel documento &#8211; sono i &#8220;membri prigionieri&#8221; della Ccf/Fai detenuti in Grecia. &#8220;Nelle nostre prossime azioni &#8211; dice il documento &#8211; il nome degli altri fratelli greci, una azione per ognuno di loro&#8221;. Infine, il riferimento alla denominazione della cellula che rivendica l’attacco e che si riferisce a “Olga Ikonomidou, nostra sorella delle CCF (cospirazione cellule di fuoco/FAI”. Olga Ikonomidou, arrestata il 4 gennaio scorso e attualmente attualmente detenuta in Grecia, fa parte delle CCF, nuova corrente anarchica greca. Il nucleo Olga fa parte della Federazione Anarchica Informale/Froten Rivoluzionario Internazionale. fuoco in Grecia, Messico, Olanda, Russia.</p>
<p><strong>L&#8217;allarme del capo della Polizia Manganelli</strong></p>
<p>Proprio ieri il capo della Polizia Antonio Manganelli si era espresso individuando come pista più accreditata quella  “dell&#8217;area antagonista armata, dove sfumano i confini tra un gruppo costituito da un certo numero di persone di area marxista-leninista o dell&#8217;anarco-insurrezionalismo”. Manganelli ha sottolineato che non si tratta di una sorpresa, dal momento che “gli anarco-insurrezionalisti hanno detto che erano pronti ad un salto di qualità che prevedeva anche l&#8217;assassinio”. Al momento, comunque, ha detto ancora Manganelli, “non abbiamo elementi che parlino di una nascita di nuove Br”.</p>
<p><strong>A Legnano torna la stella a cinque punte</strong></p>
<p>In relazione a quest’ultima sigla, questa mattina quattro volantini con la scritta ‘Brigate rosse’ e con accanto disegnata la stella a cinque punte sono stati trovati affissi a Legnano, comune alle porte di Milano. Nessuna rivendicazione o riferimento all&#8217;attentato di Genova. Il documento, secondo quanto si apprende, conterrebbe l’incipit di un comunicato delle Br datato 1977. Un volantino era affisso sulla targa esterna dell&#8217;Agenzia delle Entrate in via Pisa, il secondo fuori dall&#8217;Inps di via Podgora, gli altri due su una bacheca esterna e un cancello dell&#8217;azienda di Franco Tosi in piazza Monumento all’angolo con via Cairoli. Del caso si stanno occupando la Digos di Milano e il nucleo informativo dei Carabinieri.</p>
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		<title>&#8220;Adesso ascoltiamo i nostri elettori&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 15:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diciamolo con Ignazio]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[“Una premessa: mai più un partito con la natura di quello di Grillo avrà un’occasione così ghiotta come questa, data la pregiudiziale antipolitica e il momento di voto in libera uscita, nonché l’assenza di un governo politico. Era un’occasione d’oro perché andasse un po’ meglio del dato nazionale, che si aggira attorno al 5%”. Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl, non si scompone per il risultato del “tribuno”. Né crede che il tema della “punizione” ai partiti della maggioranza sia stato quello della riforma del finanziamento ai partiti. Quello del rimborso resta però uno dei temi coi quali si alimenta l’antipolitica. “Non può essere stato questo il motivo discriminante. Le dico una cosa: già il governo Berlusconi aveva effettuato dei tagli a partire da questa legislatura e, in più, aveva presi posto un ulteriore taglio del 30% nella prossima. Abbiamo già fatto una legge, solo che non se ne è accorto nessuno”. Come mai? “L’abbiamo detto cento, mille volte, solo che il messaggio non è passato. Perché c’è interesse a non dare rilevanza alle nostre iniziative, e poi non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Oltre a questo dico che sono favorevole al sistema che apre alla contribuzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Una premessa: mai più un partito con la natura di quello di Grillo avrà un’occasione così ghiotta come questa, data la pregiudiziale antipolitica e il momento di voto in libera uscita, nonché l’assenza di un governo politico. Era un’occasione d’oro perché andasse un po’ meglio del dato nazionale, che si aggira attorno al 5%”. Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl, non si scompone per il risultato del “tribuno”. Né crede che il tema della “punizione” ai partiti della maggioranza sia stato quello della riforma del finanziamento ai partiti.<br />
<strong>Quello del rimborso resta però uno dei temi coi quali si alimenta l’antipolitica.</strong><br />
“Non può essere stato questo il motivo discriminante. Le dico una cosa: già il governo Berlusconi aveva effettuato dei tagli a partire da questa legislatura e, in più, aveva presi posto un ulteriore taglio del 30% nella prossima. Abbiamo già fatto una legge, solo che non se ne è accorto nessuno”.<br />
<strong>Come mai?<br />
</strong>“L’abbiamo detto cento, mille volte, solo che il messaggio non è passato. Perché c’è interesse a non dare rilevanza alle nostre iniziative, e poi non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Oltre a questo dico che sono favorevole al sistema che apre alla contribuzione dei cittadini, anche se penso che alla gente non dia fastidio il rimborso in sé ma quando i soldi vengono sprecati: quando accade si registra questa acredine verso la politica che è del tutto comprensibile. Il vero antidoto all’antipolitica allora è il ritorno della buona politica, e noi useremo quest’arma”.<br />
<strong>Avete tagliato già come governo sulle spese ai partiti e il messaggio non è passato. Eppure al governo c’era il leader della comunicazione italiana…</strong><br />
“Alcune misure le abbiamo spiegate con successo. Ma anche se il premier era il primo comunicatore del paese ciò dimostra che non era il deus ex machina che da solo poteva ribaltare la cattiva informazione. Ricordo che, dal 1945 in poi, chi si oppone alla sinistra ha realizzato i fatti. Ma la “narrazione”, ciò che viene percepito, è sempre stato appannaggio della sinistra”.<br />
<strong>Cosa vi siete detti sulle cause della flessione del Pdl?</strong><br />
“Personalmente credo che era una flessione annunciata, inevitabile. Quello che conta, in queste elezioni, è quanti sindaci hai: con l’atto di responsabilità che abbiamo fatto, scegliendo di sostenere Monti, abbiamo sacrificato l’alleanza con la Lega, senza avere in cambio nessuna nuova alleanza. Non l’ha fatto il Pd, non l’ha fatto l’Udc che si è alleato a destra e a sinistra. Noi abbiamo sacrificato questo all’altare della responsabilità: e questo, unito al disamore per la politica e al fatto che abbiamo perso il governo, specie al sud, ha reso impossibile vincere senza la coalizione”.<br />
<strong>Si aspettava queste cifre?</strong><br />
“Occorre considerare all’interno di un complesso di fattori il dato del partito. Noi abbiamo fatto una scelta: quella di incoraggiare le liste civiche. Ecco, se noi sommiamo il dato ufficiale del Pdl, circa l’11%, con il risultato delle liste civiche diretta emanazione del partito, un buon 12%, e a queste liste vicine tutte quelle parallele, arriviamo intorno al 30%. Con ciò non voglio dire che le abbiamo vinte le elezioni. Ma il risultato del Pdl non è così inferiore alle attese”.<br />
<strong>Il tema dell’appoggio “critico” al governo prende sempre più forza.</strong><br />
“Stiamo pagando quest’atto di responsabilità verso Monti. Non mi pento di averlo fatto, però ciò non può andare avanti all’infinito se il governo non mette in campo provvedimenti anche di nostro pieno gradimento: dalla legge sul lavoro, ai pagamenti che le aziende devono avere dallo Stato, all’Imu”.<br />
<strong>In molti parlano di un Pdl in disfacimento, ex An da una parte, ex Forza Italia dall’altra…</strong><br />
“Lo fanno anche dentro il partito. Almirante diceva che in un partito corporativo come il Msi c’era anche la corporazione degli scemi. Immaginiamoci nel Pdl…”<br />
<strong>Come valuta il fatto che i vostri elettori hanno preferito Grillo che votare il terzo polo?</strong><br />
“Con il fatto che in Italia, checché se ne dica, il bipolarismo è stato digerito. Se voto di protesta doveva essere, non poteva andare verso chi è totalmente acritico verso Monti, come dimostra di essere Casini. Quest’ultimo può incontrare forse il favore dei grandi quotidiani, ma ha dimostrato di non incontrare il favore dell’opinione pubblica. Inclusa quella dei nostri elettori”.</p>
<p><strong>Matteo Corso </strong>su <em>Il Secolo d’Italia</em> del 9 maggio 2012</p>
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		<title>Governo: il Pdl ha due possibilità</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 13:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Filipazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il risultato poco edificante delle elezioni amministrative, che nonostante fossero elezioni locali hanno assunto valenza nazionale (secondo lo stile italiano), ha evidenziato una sostanziale avversione degli italiani al governo dei tecnici. Avversione che è stata traslata ai partiti che lo sostengono. Questo pone Alfano di fronte bivio: dato che questo governo è sorto a danno dell&#8217;attuazione del programma del Pdl e, soprattutto, contro la volontà della maggioranza degli elettori che avevano dato un incarico di 5 anni a Berlusconi, è ancora vantaggioso sostenerlo? La risposta a questa domanda non accetta mezze misure, perchè Monti o lo si sostiene o lo si manda a casa. Entrambe le soluzioni possono rivelarsi dannose sia per il partito che per il Paese. In primo luogo, mandare a casa Monti e votare a ottobre si tradurrebbe in una quasi sicura stangata elettorale per il Popolo della Libertà, che attualmente è, dati elettorali e sondaggi alla mano, ai suoi minimi storici. Certamente il merito di porre fine al governo più tassaiolo degli ultimi decenni potrebbe portare un immediato aumento di voti, ma è difficile far dimenticare al popolo che &#8220;le mani nelle sue tasche&#8221; sono state messe anche con l&#8217;avvallo dei parlamentari del partito azzurro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il risultato poco edificante delle elezioni amministrative, che nonostante fossero elezioni locali hanno assunto valenza nazionale (secondo lo stile italiano), ha evidenziato una sostanziale avversione degli italiani al governo dei tecnici. Avversione che è stata traslata ai partiti che lo sostengono.</p>
<p>Questo pone Alfano di fronte bivio: dato che questo governo è sorto a danno dell&#8217;attuazione del programma del Pdl e, soprattutto, contro la volontà della maggioranza degli elettori che avevano dato un incarico di 5 anni a Berlusconi, è ancora vantaggioso sostenerlo?</p>
<p>La risposta a questa domanda non accetta mezze misure, perchè Monti o lo si sostiene o lo si manda a casa.</p>
<p>Entrambe le soluzioni possono rivelarsi dannose sia per il partito che per il Paese. In primo luogo, mandare a casa Monti e votare a ottobre si tradurrebbe in una quasi sicura stangata elettorale per il Popolo della Libertà, che attualmente è, dati elettorali e sondaggi alla mano, ai suoi minimi storici. Certamente il merito di porre fine al governo più tassaiolo degli ultimi decenni potrebbe portare un immediato aumento di voti, ma è difficile far dimenticare al popolo che &#8220;le mani nelle sue tasche&#8221; sono state messe anche con l&#8217;avvallo dei parlamentari del partito azzurro.</p>
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		<title>Il fallimento dei tecnocrati</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 13:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ tempo che la politica riprenda in mano le redini del Paese. Che il centrodestra ritrovi compattezza e slancio ideale per fare fronte non solo alla disaffezione dei cittadini ma ai temi ben più preoccupanti della tenuta sociale e del rischio eversivo che torna ad affacciarsi come uno spettro. Il governo dei tecnici, presentato come salvifica terapia d’urto ad ogni male procurato dalla politica, mostra il suo fallimento nel nervosismo delle ultime esternazioni scaricabarile di Monti e nelle parole pronunciate oggi all&#8217;assemblea di Rete Imprese Italia dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, secondo il quale “il disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro in Italia è più ampio di quello che le statistiche dicono”. Denunciando a chiare lettere il fatto che “è a rischio la tenuta economica e sociale del Paese&#8221;. A rincarare la dose, ci ha pensato il bollettino della Banca centrale europea, che con il consueto gelo espressivo rileva per il 2012 un ulteriore indebolimento dei mercati del lavoro nell’Eurozona.  A tutto questo hanno finora portato le ricette lacrime, tasse e sangue della tecnocrazia europea e, attualmente, alla guida del nostro Paese. Ricette asfittiche che stanno di fatto strangolando in Italia, sempre per citare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ tempo che la politica riprenda in mano le redini del Paese. Che il centrodestra ritrovi compattezza e slancio ideale per fare fronte non solo alla disaffezione dei cittadini ma ai temi ben più preoccupanti della tenuta sociale e del rischio eversivo che torna ad affacciarsi come uno spettro. Il governo dei tecnici, presentato come salvifica terapia d’urto ad ogni male procurato dalla politica, mostra il suo fallimento nel nervosismo delle ultime esternazioni scaricabarile di Monti e nelle parole pronunciate oggi all&#8217;assemblea di Rete Imprese Italia dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, secondo il quale “il disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro in Italia è più ampio di quello che le statistiche dicono”. Denunciando a chiare lettere il fatto che “è a rischio la tenuta economica e sociale del Paese&#8221;. A rincarare la dose, ci ha pensato il bollettino della Banca centrale europea, che con il consueto gelo espressivo rileva per il 2012 un ulteriore indebolimento dei mercati del lavoro nell’Eurozona.  A tutto questo hanno finora portato le ricette lacrime, tasse e sangue della tecnocrazia europea e, attualmente, alla guida del nostro Paese. Ricette asfittiche che stanno di fatto strangolando in Italia, sempre per citare il ministro Passera, “metà della nostra società”. E’ dalla putrefazione dell’asse Merkel – Sarkozy, e dalla contestuale situazione di stallo che vive l’intera Europa, e recependo le istanze che vengono dall’apertura delle urne, che il centrodestra italiano deve trovare nuova linfa per dare risposte alla società, rilanciando i valori di una destra che torni ad essere, come geneticamente è, distante dal mercantilismo tecnocratico, legalitaria e identitaria.</p>
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		<title>Mazzola e Giralucci ricordati al Quirinale</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 17:46:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 17 giugno del 1974 segnò il punto d&#8217;inizio di quella lunga scia di sangue tracciata dalle Brigate rosse. Nelle prime ore di quella mattina a Padova, un commando di cinque terroristi armati fece irruzione nella locale sede del Msi e freddò a colpi di pistola Graziano Mazzola e Giuseppe Giralucci. Oggi, nel giorno della commemorazione delle vittime del terrorismo, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha compiuto un importante gesto simbolico di riconoscimento affidando al Quirinale la conduzione della cerimonia istituzionale a Silvia Giralucci, figlia del militante della destra ucciso dalle Br. &#8220;Sono impegnato nella militanza politica da abbastanza tempo per ricordare quel tragico giorno del 1974 in cui nella sede del Msi-Dn di via Zabarella a Padova furono uccisi Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, attivisti del partito in cui avevo l&#8217;onore di militare in quella ormai lontana stagione. Ho apprezzato moltissimo il gesto del presidente della Repubblica&#8221;- ha commentato  il presidente dei senatori del Popolo della Libertà Maurizio Gasparri che ha aggiunto &#8211; &#8220;avendo avuto modo di incontrare  incidentalmente al Senato il presidente  Napolitano gli ho personalmente espresso la mia gratitudine per la scelta che va in direzione di una ricomposizione della memoria nazionale attraverso il ricordo rispettoso di tutti i caduti per mano del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 17 giugno del 1974 segnò il punto d&#8217;inizio di quella lunga scia di sangue tracciata dalle Brigate rosse. Nelle prime ore di quella mattina a Padova, un commando di cinque terroristi armati fece irruzione nella locale sede del Msi e freddò a colpi di pistola Graziano Mazzola e Giuseppe Giralucci. Oggi, nel giorno della commemorazione delle vittime del terrorismo, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha compiuto un importante gesto simbolico di riconoscimento affidando al Quirinale la conduzione della cerimonia istituzionale a Silvia Giralucci, figlia del militante della destra ucciso dalle Br.</p>
<p>&#8220;Sono impegnato nella militanza politica da abbastanza tempo per ricordare quel tragico giorno del 1974 in cui nella sede del Msi-Dn di via Zabarella a Padova furono uccisi Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, attivisti del partito in cui avevo l&#8217;onore di militare in quella ormai lontana stagione. Ho apprezzato moltissimo il gesto del presidente della Repubblica&#8221;- ha commentato  il presidente dei senatori del Popolo della Libertà Maurizio Gasparri che ha aggiunto &#8211; &#8220;avendo avuto modo di incontrare  incidentalmente al Senato il presidente  Napolitano gli ho personalmente espresso la mia gratitudine per la scelta che va in direzione di una ricomposizione della memoria nazionale attraverso il ricordo rispettoso di tutti i caduti per mano del terrorismo&#8221;.<a href="http://www.destra.it/wp-content/uploads/2012/05/416px-Via_Zabarella_dove_il_17_giugno_1974_furono_assassinati_dalle_BR_i_missini_Mazzola_e_Giralucci.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2135" title="416px-Via_Zabarella_dove_il_17_giugno_1974_furono_assassinati_dalle_BR_i_missini_Mazzola_e_Giralucci" src="http://www.destra.it/wp-content/uploads/2012/05/416px-Via_Zabarella_dove_il_17_giugno_1974_furono_assassinati_dalle_BR_i_missini_Mazzola_e_Giralucci-120x120.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a></p>
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		<title>Marò, nuovo rinvio sulla giurisdizione. Protestano gli europarlamentari Pdl</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 14:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora un nulla di fatto. Era attesa per oggi, dopo il rinvio chiesto ieri dai legali di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per prendere visione del memorandum prodotto all’ultimo minuto dal governo di New Delhi, la decisione della Corte Suprema indiana sulla giurisdizione in merito alla vicenda che vede coinvolti i due marò italiani. L’Alto organo giurisdizionale ha tuttavia disposto un nuovo rinvio al 26 luglio a causa della lunga pausa per le vacanze estive del massimo organo giudiziario, che interrompe ogni attività a partire dal 14 maggio al 2 luglio. Nell’udienza odierna la questione dell’applicabilità della legge indiana sulla vicenda che ha portato alla morte dei due pescatori locali non è stata nemmeno affrontata. I due marò si dovranno presentare fra tre giorni davanti al giudice di Kollam per la scadenza della carcerazione preventiva che potrà essere estesa fino al 19 maggio (quando scade il termine massimo di tre mesi dell&#8217;arresto preventivo). Per quella data la polizia dovrà concludere le indagini e formulare i capi di accusa. Dura la reazione all’ennesimo rinvio da parte della rappresentanza degli europarlamentari Pdl: “Non possiamo che esprimere amarezza per questo ennesimo rinvio da parte delle autorità indiane. A prescindere dall&#8217;accertamento delle eventuali responsabilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora un nulla di fatto. Era attesa per oggi, dopo il rinvio chiesto ieri dai legali di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per prendere visione del memorandum prodotto all’ultimo minuto dal governo di New Delhi, la decisione della Corte Suprema indiana sulla giurisdizione in merito alla vicenda che vede coinvolti i due marò italiani. L’Alto organo giurisdizionale ha tuttavia disposto un nuovo rinvio al 26 luglio a causa della lunga pausa per le vacanze estive del massimo organo giudiziario, che interrompe ogni attività a partire dal 14 maggio al 2 luglio. Nell’udienza odierna la questione dell’applicabilità della legge indiana sulla vicenda che ha portato alla morte dei due pescatori locali non è stata nemmeno affrontata. I due marò si dovranno presentare fra tre giorni davanti al giudice di Kollam per la scadenza della carcerazione preventiva che potrà essere estesa fino al 19 maggio (quando scade il termine massimo di tre mesi dell&#8217;arresto preventivo). Per quella data la polizia dovrà concludere le indagini e formulare i capi di accusa.</p>
<p>Dura la reazione all’ennesimo rinvio da parte della rappresentanza degli europarlamentari Pdl: “Non possiamo che esprimere amarezza per questo ennesimo rinvio da parte delle autorità indiane. A prescindere dall&#8217;accertamento delle eventuali responsabilità dei due marò &#8211; hanno dichiarato in una nota il vice presidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli, il capo delegazione del Pdl Mario Mauro, e il vice coordinatore nazionale di Giovane Italia Carlo Fidanza &#8211; è evidente che l&#8217;incidente è avvenuto in acque internazionali e che i due militari fanno parte di un&#8217;unità internazionale antipirateria e si trovavano a bordo di un mercantile battente bandiera italiana. Pertanto sono inaccettabili tempi tanto lunghi per la soluzione del caso”. Un principio fondamentale del diritto internazionale che, fanno sapere gli esponenti del Pdl, “sarà ribadito con chiarezza nella proposta di risoluzione sulla pirateria marittima che si voterà domani al Parlamento europeo. In alto mare infatti, quindi anche nel caso di interventi di lotta alla pirateria – hanno spiegato &#8211; si applica sempre alle navi e al personale militare a bordo, la giurisdizione nazionale dello Stato di bandiera. Ed è importante evidenziare che nessuna autorità diversa da quella dello Stato di bandiera può ordinare provvedimenti di arresto o di blocco di una nave, neanche se si tratta di misure investigative”.</p>
<p>Intanto, la Corte Suprema indiana, sempre nel corso dell&#8217;udienza di oggi,  ha ordinato allo Stato del Kerala di prendere una decisione entro una settimana sul trasferimento dei due marò in un “luogo che non sia il carcere”. Lo scorso 5 marzo, il magistrato di Kollam aveva deciso l&#8217;incarcerazione dei due marò lasciando però liberi polizia e Direzione delle carceri del Kerala di studiare una collocazione “diversa” da quella offerta dal penitenziario centrale di Trivandrum. Nonostante le insistenze di parte italiana, da allora non si è arrivato però ad alcuna soluzione alternativa. Il team legale italiano, guidato dall&#8217;avvocato Harish Salve, ha quindi deciso di sollevare il caso con una petizione davanti alla Corte Suprema di New Delhi nell&#8217;udienza di oggi. A sua difesa, il rappresentante del Kerala, Gopal Subramaniam, ha detto che il trasferimento in una “guest-house”, come richiesto dall&#8217;Italia in considerazione dello status dei due marò, non è stata finora possibile perché “richiede tempo trovare un’adeguata sistemazione con le necessarie misure di sicurezza”. Nella seduta è stato anche sottolineato che il governo di New Delhi non ha obiezioni all&#8217;eventuale trasferimento. Nell&#8217;ordine della Corte Suprema è inoltre precisato che la sistemazione al di fuori del carcere dei due marò “non limita il diritto di chiedere la libertà provvisoria dietro cauzione”.</p>
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