“Il Giornale” è un quotidiano dalla posizione di fondo speciale: schierato, come è logico e naturale sia, a tutela, spiegazione e motivazione delle scelte e degli orientamenti assai di frequente oscillanti ed equivoci del proprietario della testata.

Non può però, sulla base della fedeltà “perinde ac cadaver” a Berlusconi, condurre giochi e giochini, privi di riflessi politici, e improntati unicamente a calcoli speculativi a carico di lettori appassionati e legati ad idee, per altri versi derise.

In uno degli scorsi giorni, in V pagina, sono state denunziate con foto allegata minacce al parlamentare Fiano, che, dopo lunghi anni di gregariato, ha finalmente raggiunto la notorietà, come primo firmatario di un progetto di legge contro la “propaganda del fascismo”, argomento mai trattato nelle aule parlamentari dal 1948 ad oggi. Il quotidiano, invece di ridicolizzare e sgonfiare l’anacronistica proposta, ha religiosamente raccolto le alate, acute e coraggiose dichiarazioni del fine statista: “ Non mi faccio intimidire. Ho saputo solo dai media ma non sono a conoscenza del contenuto e delle forma con cui [le minacce] sono state lanciate. Non si deve sottovalutare un rigurgito neofascista che in questo momento storico sta prendendo piede in Europa”.

Nello stesso numero il foglio, dedicandovi l’intera pagina 16, reclamizza il quinto volume della “Storia del fascismo. 1914 – 1943”, edita dal quotidiano stesso e scritta da un celebre giornalista politico fascista, Giorgio Pisanò. Come non bastasse, alcune pagine più avanti, a p. 23 per la precisione, viene anticipata la pubblicazione di un lavoro di Salvatore Farina. In esso si ripercorre la nascita e la storia degli Arditi “dalla nascita all’impiego durante la Prima Guerra mondiale” e si descrivono “in modo dettagliato, le armi caratteristiche (pugnale e bomba a mano), l’uniforme, le insegne e l’equipaggiamento, l’addestramento particolare, i canti e gli inni celebri, le principali battaglie (dal San Gabriele al Col Moschin), la creazione del mito e l’influsso del dopoguerra”.

E’ innegabile la lontananza, direi l’antitesi dei due scritti dalle posizioni del deputato Fiano, legittime ma incomprensibili e inaccettabili nell’area politica, da cui si intendono attrarre lettori ossia acquirenti.

Sugli arditi non sono mancate, per fermarci ad anni recenti, ricostruzioni e rivisitazioni. Anche se è stata sopravvalutata ed enfatizzata la esperienza degli “arditi del popolo”, militanti di una sinistra velleitaria e confusa come poche, nel 2017 altri lavori (quello di Andrea Augello, bollato sul “Corriere della Sera” con l’etichetta devastante “di ascendenza missina”, appare scientificamente debole) offrono informazioni, indicazioni e valutazioni efficaci, interessanti e fondate.