Il presidente filippino Rodrigo Duterte intensifica la sua guerra al traffico ed al consumo di droghe e usa il pugno di ferro: da luglio 2016 ad ottobre 2018, sono 4.999 gli uccisi nelle operazioni antidroga lanciate dalle autorità governative. È quanto emerge da un rapporto pubblicato dall’Agenzia filippina antidroga (Pdea), dipartimento sotto la diretta supervisione dell’Ufficio presidenziale.

Oltre al numero di morti tra “personalità legate alla droga”, il documento riporta che sono 161,584 gli arresti eseguiti dalle forze di sicurezza. La Pdea e la Polizia nazionale filippina (Pnp) hanno preso parte ad un totale di 113.570 operazioni antidroga. Tuttavia, solo 8.935 dei 42.044 barangay (quartieri) di tutto il Paese possono definirsi “liberi da droga”. Il rapporto mostra che le autorità devono ancora liberarne altri 23.161. Secondo la Pdea, le forze dell’ordine hanno anche smantellato 271 centri di consumo e laboratori per la produzione di sostanze stupefacenti.

Altissima  la popolarità del presidente, sempre in cima ai sondaggi. L’unica voce critica arriva dalla Chiesa cattolica, impegnatata  per la riabilitazione ed il reinserimento nella società delle vittime della droga.