La scelta di esprimere riflessioni filosofiche o morali attraverso l’uso di aforismi ha una lunga e nobile storia. Senza risalire a quelli medici di Ippocrate o della scuola medica salernitana, in tempi più vicini tale scelta fu fatta, tra gli altri, da Arthur Schopenauer, Giacomo Leopardi e Friedrich Nietzsche. Si ricordano anche quelli graffianti di Karl Kraus nella Vienna della finis Austriae, quelli più vicini e politicamente scorretti degli italiani Ennio Flaiano e Fausto Gianfranceschi. Senza dimenticare il colombiano Nicolàs Gomèz Dàvila la cui unica opera in più volumi fu composta esclusivamente da centinaia di aforismi. Il lettore avveduto può tenersi il libro sottomano (i francesi usano per questo libro preferito il termine di livre de chevet) e attingere quotidianamente un breve scritto quale pillola di saggezza contro il logorio della vita moderna e talvolta contro il pensiero unico imperante.

 Nel corso della sua lunghissima vita anche il filosofo-contadino Gustave Thibon, (1903 – 2001) di cui destra.it si è già occupata il 7 settembre 2016 in occasione della pubblicazione di alcuni brevi saggi, ha dedicato ben tre libri alle sue riflessioni espresse sotto forma di aforismi. Ora D’Ettoris Editori raccoglie in un unico volume la traduzione italiana di queste opere. E’ stato necessario l’impegno pluriennale della curatrice Antonella Fasoli, appassionata di Thibon, per tradurre ex novo le versioni più aggiornate di questi tre libri che il filosofo cattolico ha composto in un arco di tempo che va dal 1942 al 1985. Nel volume infatti sono raccolti La scala di Giacobbe, inizialmente pubblicato nel 1942 e poi rifuso con parti di Il pane di ogni giorno (1945) nel 1975,  L’ignoranza stellata (il titolo riprende un verso di Victor Hugo) del 1974 e Il velo e la maschera del 1985. Opere dunque riferibili a epoche diverse ma che mantengono la stessa struttura: brevi capitoli composti da aforismi più o meno brevi che sviluppano un tema di riflessione.

Per le caratteristiche stesse del genere è impossibile riassumere compiutamente i contenuti che non seguono un approccio sistematico come invece è presente nei saggi di fisiologia sociale Diagnosi e Ritorno al reale. Nuove Diagnosi (pubblicate in italiano dal benemerito editore Giovanni Volpe nei primi anni Settanta) ma si può dire che in essi confluisca tutta l’enorme cultura eclettica di Thibon. Infatti fu costretto dallo scoppio del primo conflitto mondiale ad abbandonare gli studi salvo riprenderli da autodidatta, utilizzando la ricchissima biblioteca di famiglia, arrivando nel tempo ad apprendere greco, latino, italiano, tedesco e spagnolo, a spaziare tra la letteratura , la filosofia, l’economia, la teologia e le scienze naturali. I suoi scrittori preferiti, diceva infatti che non si considerava autodidatta ma che aveva avuto come maestri i libri, furono Friedrich Nietzsche, Victor Hugo, Charles Baudelaire, Marcel Proust ma anche il provenzale Frederic Mistral e Céline. Alla formazione di questa cultura enciclopedica contribuirono anche gli incontri con personaggi chiave del secolo XX quali Jacques Maritain che lo incoraggerà sulla strada della filosofia aprendogli la collaborazione alle prestigiose riviste La Revue thomiste e la Revue de philosophie (primi anni Trenta) e Charles Maurras. Proprio sul diverso giudizio su quest’ultimo si creerà la frattura tra Thibon e Maritain.

Thibon infatti si manterrà sempre legato al mondo della destra cattolica persino nella difesa del Maresciallo Pétain e negli anni Sessanta nella difesa dell’Algeria francese. E questa sua appartenenza traspare qua e là anche in alcuni aforismi che sferzano l’ottimismo progressista e il pensiero democratico, che difendono la famiglia, la terra e la comunità, i legami organici che tutelano la persona dallo sradicamento della modernità. La chiave di lettura è il sano realismo cattolico (non a caso intitolò uno dei suoi saggi Ritorno al reale ) che gli deriva dall’osservazione dei ritmi della vita dei campi e delle sue vigne, della pace del suo piccolo villaggio in cui nacque e in cui morì senza scadere nel pessimismo né tantomeno nell’ottimismo antropologico del pensiero moderno. Un realismo aperto all’intervento della Grazia e alla speranza della redenzione. “Non dimenticare mai che l’uomo è uscito dal nulla e non dimenticare che è Dio che l’ha tirato fuori dal da là. La prima di queste verità ti salverà dall’utopia, la seconda dalla disperazione” .

Ampio spazio è dedicato ai grandi temi essenziali ed esistenziali: Dio, la Grazia, la Salvezza, l’amore umano e divino, la libertà, la verità e le sue maschere, la morte e il rapporto con gli altri. Riflessioni profonde su cui talvolta occorre ritornare con la rilettura per assimilarle meglio che speriamo possano far riscoprire questo autore che purtroppo ha sofferto soprattutto in Italia di un’immeritata marginalità e prendendo a prestito dalla bella prefazione di Benedetta Scotti che precede la raccolta dei tre libri (arricchiti anche da utili cenni biografici e bibliografici) concludo con questo auspicio “ Speriamo soprattutto che il lettore possa trovare in Thibon una voce amica, compagna di questo viaggio che precede l’incontro con la Verità, quando “la maschera cadrà dal volto dell’uomo e il velo dal volto di Dio”.

Gustave Thibon, Il tempo perduto, l’eternità ritrovata. Aforismi sapienziali per un ritorno al reale, a cura di Antonella Fasoli, prefazione di Benedetta Scotti, D’Ettoris Editori, Crotone, 2019, pagine 516, € 25,90