Triste e dolorosa la caduta di Gianfranco Fini, il “leader supremo” della defunta Alleanza Nazionale. Inutile maraldeggiare su un cadavere politico, vile accanirsi. Ora Fini è un problema della magistratura. L’uomo è finito (malissimo) ma le domande (tante) rimangono e nessuno risponde. Perchè? Come mai? Dove erano i troppi plaudenti, quelli che strillavano “Fini, Fini, il nuovo Mussolini”, quelli che (dalla tolda del destrismo) nulla hanno visto, nulla hanno contestato, nulla hanno obiettato al “presidentissimo”? Per vent’anni e più.

Ma una risposta i militanti, gli attivisti — quelli ci credevano e speravano, gente seria, gente forte, gente onesta — l’attendono. La esigono. Qualcuno spieghi cos’è accaduto. Tocca alla Fondazione, agli amici (ormai rari) di Fini, a Gianfranco stesso. Attendiamo. Intanto ecco il comunicato dell’Ansa:

«Rinviato a giudizio per riciclaggio l’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini. E’ quanto deciso dal gup di Roma che ha mandato a processo anche la compagna di Fini, Elisabetta Tulliani, il padre e il fratello di quest’ultima, Sergio e Giancarlo, e il “Re delle slot” Francesco Corallo. Il processo è stato fissato per il 30 novembre davanti alla quarta sezione penale. Una indagine in cui un ruolo centrale ha avuto la opaca operazione di compravendita di un appartamento a Montecarlo, lasciato in eredita’ dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. Rinviati a giudizio anche altri cinque indagati tra i quali il parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta».

Sic transit gloria mundi…