14 luglio 1789, Parigi. Quattro falsificatori di moneta che se la diedero subito a gambe. Due pazzi pericolosi che, scambiati per “filosofi” e, dunque acclamati sulle prime come “vittime della repressione”, furono rinchiusi, chiarito l’equivoco, in un manicomio. Un maniaco sessuale: un giovane depravato allievo del marchese de Sade, messo dietro le sbarre per richiesta della sua stessa famiglia. Sette detenuti che sarebbe difficile definire “politici”. Sette “perseguitati” assai improbabili.

Eppure, è sulle loro miserevoli spalle che, da due secoli, grava il mito della presa della Bastiglia da parte del popolo parigino, con conseguente liberazione di prigionieri che sarebbero stati tragico simbolo dell’assolutismo monarchico. In realtà, i quattro falsari, i due matti e il depravato erano i soli ospiti della fortezza-prigione quando fu assalita, nella tarda mattinata del 14 luglio 1789.

La storiografia da manuale scolastico data ancora da quel giorno l’inizio del “mondo nuovo”. Sarà dunque bene vaccinarsi, una volta per tutte, con quei vigorosi antidoti alla retorica che sono ironia e senso critico, del tutto legittimi davanti al mix di ridicolo e di orrore che fu la vera “presa della Bastiglia”.


Vittorio Messori, Pensare la storia