Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti si è dimesso. Il gesto merita da parte del mondo della scuola, ma non solo da questo, una riflessione non di maniera ma seria e articolata.

Il motivo – asserito, ma probabilmente autentico – della decisione sta nel rifiuto da parte dei ministri che contano, vale a dire quelli economici, di concedere alla Scuola fondi per una somma dai due ai tre miliardi, quale egli aveva richiesto. Sul punto dobbiamo esprimerci con estrema chiarezza: richiesto, per fare cosa? È un’antica illusione che per ovviare allo stato pre-comatoso della scuola italiana basti aumentare la dotazione economica del comparto, così da provvedere a nuove assunzioni, all’ammodernamento delle strutture fisiche, alle dotazioni dei laboratori. Ma non è un’illusione dovuta a mera insipienza: magari lo fosse. È piuttosto il portato di una visione materialistica  che rifiuta di pensare la scuola in termini di istruzione e formazione umana, riducendola a un servizio sociale che da una parte “toglie i ragazzi dalla strada” (con il risultato che la scuola diventa una strada coi banchi) dall’altra fornisce agli studenti una preparazione esclusivamente funzionale alla professione, confermando l’asse storico costituito da “tre i”, INVALSI, didattica per competenze, “sette competenze” recepite dall’ Europa-padrona, promozione indiscriminata qualunque sia il numero di insufficienze, e a future diavolerie che sicuramente usciranno dal cilindro della didattica pragmatistica. A questa visione di tipo aziendale, coerentemente fa da corollario una classe insegnante dotata del minimo storico di prestigio sociale, affogata nella burocrazia (telematica piuttosto che cartacea) e in  perenne subordinazione di fronte al Dirigente-manager. 

Dobbiamo osservare che in tale prospettiva il Ministro Fioramonti, nel breve mandato, non aveva apportato alcuna variante. Di suo aveva introdotto o ventilato iniziative che benevolmente definiremmo balzane, e che non solo in noi avevano suscitato sconcerto: ricordiamo fra le altre la sostituzione dei crocefissi con la cartina politica del mondo, in duplice omaggio sia al laicismo che all’ideologia globalista, l’istituzione dell’insegnamento della climatologia in ogni curriculo scolastico,  e altre amenità che per brevità non menzioniamo.

Detto, o meglio ribadito, tutto questo, dobbiamo all’ex Ministro Fioramonti un riconoscimento. In un Paese in cui l’istituto delle dimissioni sembra abolito per legge, in cui, dal più infimo posto di socio di bocciofila di paese al più altro scranno parlamentare, nessuno presenta le dimissioni qualunque cosa accada (a meno di arresto in flagranza, e talora neppure in quel caso) Fioramonti ha prima avvertito che si sarebbe dimesso, poi ha preso atto dell’indisponibilità dei suoi soci di governo, infine ha rassegnato le dimissioni. In uno scenario politico di ominicchi abbracciati alla poltrona come naufraghi al salvagente in mezzo ai marosi, ha dimostrato di essere un uomo, e dato così agli studenti italiani un raro esempio di coerenza e di dignità.  Onore dunque non al Ministro, ma all’uomo.