Ancora una volta Bruno Vespa ci ha regalato (non richiesto ma obbligato dalla cronaca) uno spaccato dell’Italia. Della peggiore Italia. Di quell’Italia che ci fa male. Di quell’Italia che ci fa bestemmiare. Di quell’Italia che  ci umilia. Tutti. Senza distinzioni di bandiera.

L’altra sera “Porta a Porta” ha dato voce al onorevole (?) Fiorito, meglio conosciuto come il Batman della Ciociaria o  —almeno secondo sua madre — il Pico de Paperis del Lazio, un vero genio (del resto l’ex capogruppo leggeva Topolino a soli tre anni… ). Ad assistere l’ingombrante ospite c’era l’avvocato Taormina, ormai orfano della Franzoni e dei plastici di Cogne. Al quadretto mancavano solo i ristoratori romani che ricordano con struggente nostalgia il deputato regionale (un’ottima forchetta e un meraviglioso cliente) e gli albergatori della Costa Smeralda.

Ma, al di là del  fastidio estetico che Fiorito suscita (spero) in ogni persona normale, ciò che ha colpito è stata l’arroganza del personaggio, la sua brutalità inutile, la sua doppiezza sdrucciola, la mancanza di Stile. Il suo infantilismo cattivo. Come un bambino preso con le mani nella marmellata, “er Batman” ha strillato, insinuato, giustificato l’ingiustificabile. Il tutto appellandosi alle leggi dello Stato, invocando la correttezza dei media, appellandosi al suo (?) onore.

Non è stato un bello spettacolo. Anzi. Purtroppo siamo solo al primo atto di questa mediocre commedia. Con gran gioia del callido Taormina, Fiorito ci assicura altre tristezze, altre cialtronerie. Prepariamoci. Temo che, pur di non affogare nel nulla o nel timore d’incontrare il commissario Basettoni, il precoce lettore di Paperino farà rimpiangere Marrazzo e la sua Brenda. Attendiamoci  altre bugie, altri ricatti intrecciati e tanti solidi interessi personali travestiti da battaglie “ideali”.

Una brutta storia. Ma già da ora il teatrino dell’ex capogruppo del PdL in regione Lazio ci impone una riflessione pesante. Seria. Sulla Politica (quella con la P maiuscola), sul rispetto delle Istituzioni e dei cittadini, sulla selezione dei quadri. Sul politico come professione. Sull’esperienza complessiva di questi ultimi vent’anni. Sull’onestà.