Il vento è alla base di uno dei proverbi più usati e più conosciuti: “chi semina vento, raccoglie tempesta”. E’ ritornato alla mente di fronte all’aggressione subita da 3 deputati del PD raggiunti dalle proteste di alcuni facinorosi dopo l’approvazione del decreto sui vaccini. Il fatto naturalmente è stato raccolto da tutti i canali televisivi e esaminato nelle pagine di apertura dei quotidiani.

Non si può fare a meno di notare che ad essere oggetto non di un’aggressione fisica “ma da una forte contestazione verbale” sono stati esponenti di quel raggruppamento politico, che nei decenni e negli anni precedenti ha scatenato contro gli avversari dei propri progetti politici, a partire da quelli sul divorzio e sull’aborto per giungere a quelli sulle unioni civili e sui “matrimoni gay”, patrocinati fanaticamente ed istericamente, gli attivisti e soprattutto le attiviste. Tanto per ridere, per non dire piangere, non è mancato il noioso, trito accostamento: il deputato centrista Fabrizio Cicchitto, eletto nelle liste berlusconiane, ora alfaniano, nei primi passi politici segretario nazionale “lombardiano” della gioventù socialista, ha osservato che “il ricorso alla violenza testimonia che oltre che fanatici sono anche degli squadristi”.

Ma sul quadro generale incombono dati, come quelli del Rapporto dell’ Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno (Svimez) sul Sud, da cui emergono problemi preoccupanti e drammatici, causati dalle pessime linee operative non solo dei governi succedutisi negli ultimi anni ma anche delle Regioni, tutte di sinistra, dalla Campania alla Sicilia di Crocetta, dalla rossissima Basilicata alla Calabria, alla Puglia di Vendola e di Emiliano.

Se è vero che il Mezzogiorno nel 2016 è cresciuto più del Centro – Sud, si tratta di un risultato del tutto fortuito e occasionale, tanto che il meridione recupererà i livelli pre-crisi solo nel 2028, 10 anni dopo le aree centro – settentrionali.

Questa è sola una anticipazione, dal momento che “negli ultimi 15 anni – secondo le anticipazioni della Relazione – la popolazione meridionale è diminuita di 393 mila unità, mentre è aumentata di 274 unità al Nord. Nello tesso periodo sono emigrati dal Sud 1,7 milioni di persone a fronte di un milione di rientri, con una perdita netta di 716 mila; nel 72,4% dei casi sono giovani entro i 34 anni, 198 mila sono laureati”.

A voler stilare un bilancio il Sud “non è più un’area giovane, né tanto meno il serbatoio di nascite del resto d’Italia”: si pensi che l’indicatore di fecondità è nell’area a sud del Garigliano pari a 1,29 contro 1,38 del Nord.

Altre notizie desolanti, contro cui si cita faticosamente e demagogicamente “la spinta [breve e precaria] arrivata dai contratti di sviluppo promossi dal governo”, il foglio di via Solferino non può non ammettere l’aumento delle distanze con l’Europa. “Nel quindicennio 2001 – 2016 – per riprendere le parole del Rapporto – la caduta del Pil cumulato al Sud è stata del 7,2% , a fronte di una crescita del 23,2% nell’Ue a 28”. Ed aumenta anche la diseguaglianza: “Nel 2016 circa 10 meridionali su 100 sono in condizioni di povertà assoluta (6 nel Centro – Nord)”.

E pensare che l’anno scorso in Italia si atteggiava a “padre padrone” quel Renzi, punito clamorosamente ed eloquentemente il 4 dicembre dal 62% degli italiani accorsi alle urne, e che oggi interviene a sostegno dei “suoi deputati” e senza conoscere il significato della parola, giudica “assurdo” il dibattito sul premio di maggioranza attribuito alle coalizioni, ignorando che in una vera democrazia nessun confronto dialettico è superfluo e principalmente assurdo.