Ma Polito si rende conto nell’editoriale “Ora serve un Paese più unito” di non poter difendere nulla del governo, del parlamento, in una parola del sistema attuale? E’ inutile e, si consenta, stucchevole ricorrere ed usare come arma dialettica vincente l’esempio consunto, terribile e terrificante del fascismo. E’ mai possibile che si scodinzoli ancora su luoghi comuni, creati dalla propaganda delle nazioni vincitrici della II guerra mondiale, senza conoscere i testi storici onesti ed equilibrati, come l’ultimo di Elena Aga Rossi?

Polito codifica nella pietra, magari nel travertino della mia Tivoli, la massima secondo cui il nazionalismo porta la guerra, come se antitetico, di segno politico opposto non fosse l’espansionismo ieri sovietico, oggi cinese, crudelmente sperimentato dal mondo con la pandemia.

L’editorialista non arriva a comprendere e soprattutto non ammette il colossale fallimento, la sostanziale deflagrazione dell’Europa, dominata ed egemonizzata dalla Germania con una rosa di vassalli, valvassori e valvassini.

Davvero fasullo è il secondo elemento denunziato dal giornalista partenopeo. Lo Stato oggi non esiste e tanto meno esiste lo statalismo reale. Sabino Cassese ha provveduto da par suo ad elencare i macroscopici errori normativi compiuti dal presidente del Consiglio grazie ad uno strumento di stampo dittatoriale, il Decreto Presidente del Consiglio dei Ministri, creato da un esecutivo, guidato dal cattocomunista De Mita.

Lo statalismo non si è avvertito in questi mesi e il potere centrale si è manifestato in maniera rozza e prepotente, vedi il ministro Boccia, o mellifluo ed ipocrita come Conte. Sempre i partiti della maggioranza, invece di concentrarsi nello studio e nell’applicazione di misure efficaci e felici per l’intero territorio nazionale, ha preferito in una lottizzazione, degna della più squallida I repubblica e del craxismo più deteriore.

L’antiparlamentarismo è un’arma del tutto scarica. Su di esso Polito si esercita con le scontate banalità, riguardanti l’Ungheria e la Polonia, ben lontano dal pronunziare decise ed aperte contro il sistema praticato nell’Italia di Conte, con il tacito assenso di Mattarella. Nulla è stato detto a censura della condotta discriminatoria ed irritante seguita contro le opposizioni nazionale e leghista (Berlusconi è come di consueto inaffidabile).

L’editorialista invoca pateticamente, nel capoverso finale, la parola magica ma calpestata, “fratellanza”, arrivando a sognare che l’Italia di questi mesi, l’Italia di Conte, di Di Maio, della Azzolina, di Toninelli, di Gualtieri e di Del Rio, dei grillini innamorati della Cina, si trasformi “in un Paese, in cui tutte le istituzioni, a cominciare dal governo, cerchino certosinamente ogni giorno il dialogo e la condivisione delle scelte di quanto avvenga adesso [?]”.

Ma due domande emergono spontanee e convinte: quando sarà possibile tracciare un bilancio aperto ed autentico delle esperienze politiche successive alla consultazione del 2018, capaci di creare uno sbandamento devastante e quando saranno individuate le responsabilità nazionali ed internazionali del “coronavirus” ?