Ha il sapore dell’inusuale quanto è accaduto, a Fiuggi, in occasione del primo Congresso Nazionale di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale. Non è “nostalgia” come qualche osservatore, poco attento (o in malafede) si è subito  precipitato a scrivere. Non è neppure la riproposizione, con il “marchio matrioska”, di un esperienza politica, inaugurata, proprio a Fiuggi, diciannove anni fa, ma figlia del neofascismo postbellico. E’ qualcosa d’altro e  di più. 

Ben oltre i programmi, i personaggi vecchie e nuovi che si sono alternati sul palco,  i richiami identitari, le icone esposte con orgoglio (da Italo Balbo a Giorgio Almirante, da Goffredo Mameli a Salvo D’Acquisto, da Adriano Olivetti a Corto Maltesee amolti altri ancora), il filo che ha legato emotivamente e politicamente i partecipanti all’incontro di Fiuggi 2014  è    la rivendicazione di un’idea forte di politica,  che va in controtendenza rispetto alla vulgata corrente, quella disimpegnata,  del non-voto e protestataria,   e quella “liquida” ed un po’ incolore del pragmatismo senza identità, della “buona amministrazione”,  dei programmi-fotocopia, a destra e a sinistra.

Appellarsi ad alcune figure-simbolo e ad alcune idee-forza non è solo confortante a livello emozionale. Vuole dire avere una “visione lunga”, di prospettiva epocale – si potrebbe dire –  che nasce da e si fonda su alcuni  valori condivisi: la centralità della Nazione, il senso dello Stato,  il richiamo al “popolo sovrano”, il diritto alla Vita,  il ruolo  della famiglia, il merito, la partecipazione sociale, l’autentica solidarietà civile, la sussidiarietà.

E’ insomma la gettata, il cemento spirituale, per le fondamenta. Poi però la casa va tirata su.  Ed è questa la vera sfida per quanti alle scelte di valore danno appunto un significato “fondativo”.

Non dunque culto estetizzante, né appello spirituale, né semplice richiamo identitario ma base su cui realizzare politiche convincenti e  strategie nuove. Il tutto secondo una logica autenticamente ricostruttiva, quella logica  che sembra mancare alla politica italiana, priva com’è di una visione di lungo periodo, in grado di creare un’aspettativa reale ed un’autentica speranza per gli italiani, oggi stanchi, disincantati, demoralizzati.

Superato il trauma della diaspora e dell’abbandono del padre, la nascita del nuovo partito-contenitore fa intravvedere una possibile via d’uscita dal labirinto in cui la destra si era “perduta”, ma non  ne risolve tutti i problemi. Anzi, di nuovi ne propone, sulla via delle realizzazioni concrete e del passaggio dalle idee-ambizioni di fondo ai progetti realistici, dalle affermazioni di principio alle  proposte  in grado di dare voce, speranza e sovranità autentiche ad un popolo intero. Con, al fondo, la consapevolezza degli errori compiuti. Ricadervi sarebbe imperdonabile e senza appello.