Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha deposto questa mattina una corona all’Altare della Patria in occasione del Giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe istriane e dell’esodo delle popolazioni giuliano-dalmate. Un dramma rimosso, un genocidio vergognosamente occultato per 60 anni, insieme ai crimini commessi dai partigiani di Tito, all’uccisione di migliaia di nostri connazionali, all’esodo di 350.000 italiani costretti a fuggire da Fiume, Istria e Dalmazia nel folle disegno di pulizia etnica del dittatore comunista.

Un genocidio mirato, scientificamente messo in atto con crudeltà e viltà. Lo ricorda in una nota l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia: “Vittima delle persecuzioni e delle atrocità – si legge nel comunicato – fu essenzialmente la popolazione civile, esposta a deportazioni, incarcerazioni, infoibamenti, nonché agli espropri forzati, che continuarono ben dopo la fine delle ostilità nell’ acclarato intento di affermare una situazione di precarietà e paura che mutò radicalmente, in pochissimi anni, l’equilibrio etnico nei territori giuliani”.

“Ricordare il dramma dei giuliano-dalmati, dell’Istria e di tutti gli italiani che sono dovuti fuggire sotto il peso della dittatura di Tito – ha dichiarato il sindaco Alemanno – è un fatto estremamente importante. È una pulizia etnica, un genocidio che non può essere dimenticato, come anche il sacrificio di tanti italiani che per generazioni hanno mantenuto vivo questo ricordo, negato per tanti anni”.

L’infoibamento della verità, il colpevole silenzio durato anni comincia a scalfirsi. Ne è convinto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, secondo il quale “significativi passi avanti sono stati compiuti per riconoscere la tragedia degli infoibati e delle migliaia di italiani costretti all’esodo dall’Istria, Fiume e Dalmazia come una delle pagine più vergognose della nostra storia”. “Ma – aggiunge Gasparri – non basta. Si può fare di più per abbattere anche le ultime resistenze ideologiche, per portare a piena luce e ricordare la tragedia di chi fu trucidato dai comunisti di Tito con l’unica colpa di essere italiano. Si deve fare di più perché al di la dei riconoscimenti istituzionali, ci sia un coinvolgimento pieno e consapevole soprattutto delle scuole e dei ragazzi”.

Ma su questo dramma del Novecento ancora si fatica a trovare una memoria condivisa. “Il mio sogno – dichiara Giorgia Meloni – è che ogni italiano sia testimone di questo ricordo, per rendere onore ai nostri connazionali uccisi con l’unica colpa di essere italiani. Ogni 10 febbraio l’Italia riabbraccia quei figli a lungo dimenticati e compie un passo in avanti nella costruzione di una memoria condivisa. Purtroppo – dice ancora Meloni – il cammino è lungo e impervio. Anche quest’anno abbiamo dovuto assistere alle solite, vergognose, resistenze ideologiche fondate sull’ignoranza più becera. Ignoranza che a quanto pare non risparmia alcuni sindaci, costretti ad arrabattare iniziative last minute per rimediare a pessime figure”.

Pessime figure e gravi mancanze di rispetto. Proprio oggi, da Milano, arriva lo sfogo del segretario nazionale del Movimento nazionale Istria Fiume Dalmazia, presente con altri esuli e loro familiari alla cerimonia con il sindaco Giuliano Pisapia in largo Martini delle Foibe. Una commemorazione iniziata e chiusa con il “rammarico” e la “amarezza” espressa dalle associazioni degli esuli per una cerimonia “monca”. “Ringraziamo il sindaco Pisapia che ha voluto essere qui – dice Cramer a nome dei presenti – e condividiamo le sue parole, ma non ci ha consentito di parlare ed è la prima volta che accade a una commemorazione. Non sappiamo i motivi ma ci sentiamo amareggiati e come considerati di serie B. I nostri morti non lo sono. Speriamo che l’anno prossimo ci sia una cerimonia diversa da questa. Se avessimo saputo che non era previsto nemmeno un breve intervento degli esuli, ci saremmo astenuti e non saremmo stati presenti”.

Un fatto che ha avuto anche una coda politica sollevata da Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione Cultura della Camera, dall’europarlamentare e vicecoordinatore regionale Carlo Fidanza e dal consigliere comunale e vicecoordinatore cittadino Marco Osnato. “Stamattina  – dichiarano in una nota congiunta – il sindaco Pisapia ha commemorato a Milano i martiri delle foibe nella piazza a loro intitolata. Nel discorso ha detto che è stato giusto istituire la Giornata del Ricordo. C’è però un particolare: Pisapia, allora deputato di Rifondazione Comunista, l’11 febbraio del 2004 è stato uno dei 15 a votare contro quella legge. L’ipocrisia del sindaco non ha limiti. Ci chiediamo – concludono – con quale coraggio stamattina si sia presentato davanti agli esuli e ai parenti degli infoibati”.

m4s0n501