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È pesante, molto pesante, la storia dell’Alto Adige. Lo sappiamo. Conosciamo la storia. L’eredità della prima guerra mondiale, l’annessione sino al “Brennero italiano”, Bolzano, il senatore Tolomei, gli hitleriani, i tedeschi, gli italiani, il terrorismo sud tirolese e la risposta pesante dello Stato italiano. Storie di ieri.

Da tempo nell’Alto Adige maggioranze/minoranze germaniche e minoranze/maggioranze italiane, magari con fatica, convivono. Dopo tanti decenni difficili, complessi, dopo troppi  morti innocenti (molti italiani ma anche alcuni tirolesi), nello spezzone più settentrionale d’Italia un equilibrio decente (e per la maggioranza/minoranza economicamente molto vantaggioso…) si è infine trovato, o quasi. Lassù, nonostante le pretese della SVP (il partito tirolese, poco apprezzato oltrefrontiera…) e le follie degli ultrà in braghette di cuoio e wurstel nel tascapane, una certa immagine dell’Europa sembrava infine prendere forma.

Ma, adesso, Matteo Renzi ha rotto improvvisamente i fragili schemi alto atesini e aperto, irresponsabilmente, una fase di crisi e rottura. Non v’era alcun bisogno, ma il referendum preme alle porte e ogni voto (anche un Ja) serve al partito democratico…

Alessandro Urzì, consigliere regionale del Trentino Alto Adige e consigliere provinciale di Bolzano del movimento L’Alto Adige nel Cuore, ha acceso i riflettori sullo scandaloso accordo tra il governo Renzi e l’Svp per il Sì al referendum sulle riforme in cambio della cancellazione della lingua italiana dallo Statuto che regola i rapporti tra le diverse etnie.
Cosa è successo?  Il governo centrale ha dato il suo benestare alla rimozione della toponomastica in lingua italiana dalla segnaletica e dalle comunicazioni istituzionali in Alto Adige. Un atto incostituzionale che lede il diritto all’uso della lingua italiana su una parte del territorio nazionale. Per di più è un’operazione di pulizia linguistica messa a carico di tutti i contribuenti, visto che la provincia di Bolzano ha già stanziato ben 300mila euro di fondi per ingaggiare dei commissari che si occuperanno di sbianchettare l’italiano dai toponimi locali.

Ma è solo una questione di soldi, di denari. Per Urzì «come è stato fatto valere per la Comunità di lingua tedesca il diritto a comunicazioni nella propria lingua, documenti di identità e sportelli bilingui, così deve valere lo stesso diritto quando sono gli Italiani a pretendere di avere salvo l’uso della loro lingua per chiamare i luoghi della provincia, dai laghi, ai monti, alle località abitate, agli alpeggi o i torrenti».
Il dibattito sulla toponomastica si è fatto più infuocato dopo la notizia della presentazione di un disegno di legge della Svp (Sudtiroler Volkspartei) che, parallelamente alla norma di attuazione in via di definizione con il Governo, pretenderebbe di affidare a decisioni assunte a maggioranza dal gruppo linguistico tedesco il destino dei nomi di luogo dell’Alto Adige in italiano.

Per Urzì — e condividiamo pienamente — ciò lede il principio di parità fra i gruppi linguistici e crea il presupposto per cui la lingua italiana sia resa fuorilegge su una parte del territorio nazionale. Tutto con il benestare del governo Renzi che incassa il Sì al referendum alla faccia della storia e degli italiani dell’Alto Adige.