La surreale caccia alle streghe fasciste che da un po’ di tempo impegna cuori e menti di una sinistra allo sbando, ultimo baluardo identitario di un’area politica oramai svuotata di idee e contenuti, ha oramai raggiunto vette di comicità surreale da fare invidia ai fratelli Marx. Orfano di bersagli reali, bisognoso di dare un senso alla propria esistenza, il maccartismo rosso ha deciso di perseguitare nemici immaginari.

Al centro della scena c’è, ancora una volta, Paolo Berizzi l’ispettore Clouseau dell’antifascismo più ridicolo il quale, dopo avere risolto il pericoloso caso della Pagnotta Nera che dalla vetrina di un prestinaio bergamasco minacciava l’ordine democratico, ha lanciato un nuovo accorato allarme contro un incombente pericolo fascista.

Appreso che il 23 marzo a Milano è previsto un concerto per festeggiare i 20 anni di attività (1999-2019) del gruppo ZetaZeroAlfa, il cui leader Gianluca Iannone è anche presidente di Casapound, il nostro sagace segugio si rende conto che il 23 marzo è anche la data di fondazione proprio a Milano, in Piazza S. Sepolcro, dei Fasci di Combattimento, che se esistessero ancora compierebbero non 20 ma 100 anni (1919-2019).

L’intrepido reporter fa immediatamente due più due e mette insieme un bel fotoromanzo nel quale Casapound festeggia non l’anniversario degli ZetaZeroAlfa con un evento privato a pagamento, ma l’anniversario Sansepolcrista con una sordida manifestazione pubblica che richiamerà in città tutta la feccia nera del pianeta.

Al Woodward (o Bernstein) dell’antifascismo alla milanese non resta che lanciare l’allarme dalle colonne del suo giornale e confezionare per il suo affezionato pubblico un bel “23 marzo nero di Milano”, ovvero “una serie di eventi organizzati dal gruppo neofascista”, cioè Casapound, per festeggiare “Il Centenario dei Fasci di combattimento” con un “tam tam [che] corre sui siti di area e sui social – in particolare sulle pagine Facebook di CasaPound Italia e su un’altra pagina creata per organizzare le manifestazioni in calendario”.

Solo che sulle pagine Facebook di Casapound Italia di tam tam che corrono nemmeno l’ombra; l’unico evento presente è il concerto degli ZetaZeroAlfa con tanto di locandina, informazioni sulle prevendite e pubblicità di un banchetto di tatuaggi, mentre dell’altra misteriosa pagina citata (immaginata?) dal solerte cronista non si trovano tracce.

Quella di condire fatti di per sé neutri o marginali con illazioni, insinuazioni, congetture, allusioni e scaltri accostamenti in modo da costruirci sopra un caso mediatico, tanto artificiale quanto inconsistente, è una nota specialità dello chef Berizzi.

A volte funziona a volte no, come quando, era il 7 luglio 2016, il prode Berizzi si è beccato una censura dall’Ordine dei Giornalisti (proc. N. 40115) per “violazioni delle norme deontologiche che presiedono alla professione di giornalista e in particolare dell’art. 2 della legge professionale e dell’art. l del Testo unico dei doveri del giornalista con riguardo al rispetto della verità sostanziale dei fatti, ai doveri di lealtà e buona fede e al dovere di promuovere la fiducia fra la stampa e i lettori” (provvedimento la cui lettura integrale è alquanto istruttiva).

Stavolta però ha funzionato: con un automatismo e un’ottusità che avrebbero fatto felice il prof. Ivan Petrovič Pavlov, che a suo tempo dovette accontentarsi dei famosi cani, al segnale di Berizzi il coro delle baccanti antifasciste entra in scena compatto, dall’ANPI ad Emanuele Fiano il quale, forse memore della straordinaria performance di qualche tempo fa in parlamento, conciona con la consueta sobrietà: “Inaccettabile provocazione di CasaPound. Se scendono in piazza i fascisti per i 100 anni del fascismo, scenderemo in piazza anche noi. Non permetteremo l’esaltazione degli assassini”.

La parte del solista però la fa il sindaco Sala, che da buon convertito quando si tratta di antifascismo strumentale non si tira mai indietro: “La manifestazione che Casapound sta organizzando a Milano è oltremodo oltraggiosa. Auspico che il Prefetto e il Questore la vietino. Non accetteremo mai alcun tipo di raduno, corteo o iniziativa che inneggi e celebri il fascismo nella nostra città. Milano è e resterà sempre una città profondamente antifascista.”

Scatenati come una muta di foxhound a caccia della volpe, ANPI, Fiano, Sala e compagni non si sono accorti che in realtà la preda che inseguono con la lingua di fuori non esiste e che Casapound non ha programmato, e nemmeno ha mai immaginato di programmare, nessuna pubblica manifestazione per i 100 anni di Piazza Sansepolcro.

Ci sarebbe solo da ridere se non fosse che la gazzarra ha finito per contagiare ambiti che, per ruolo e funzione, dovrebbero mantenere un certo distacco da polemiche politiche di questo livello.

Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, unendosi al coro dei ghostbusters, con un surreale comunicato ha spiegato che “per evidenti e gravi ragioni di ordine e sicurezza pubblica non sarà comunque consentita alcuna iniziativa in luogo pubblico che abbia carattere commemorativo o rievocativo” anche se “al momento, non è stato presentato alcun preavviso di manifestazione per il 23 marzo, in coincidenza con il centenario della fondazione dei ‘fasci di combattimento’”.

In pratica si vietano le intenzioni, ma non si sa di chi. Caso di scuola perfetto per un professore di diritto amministrativo che volesse spiegare ai suoi allievi il concetto di atto nullo per assoluta inesistenza dell’oggetto. Inevitabile porsi qualche domanda sui criteri di gestione dell’ordine pubblico a Milano, dove si riesce ad occupare militarmente un cimitero, ma non a prevenire né intervenire in una rissa tra tifosi (prevista ed annunciata) costata la vita ad uno dei partecipanti.

Si vietano in anticipo manifestazioni che non esistono ma si continua a tollerare che la Stazione Centrale sia una zona franca di spaccio, furti e malaffare di giorno e una terra di nessuno, pericolosa e impraticabile, di sera. Forse per non irritare la solita congrega che attaccherebbe la tiritera dei “rastrellamenti”, delle accuse e delle recriminazioni.

Solo per citare qualche esempio a caso, ma si potrebbe continuare. Domande che andrebbero girate, umilmente e sommessamente, al Ministro degli Interni, milanese e da sempre paladino della sicurezza.