Come in un fumetto di Dick Tracy o di Tintin (che forse non è il paragone più adatto visto quel che si dice di Hergè) o come nella saga di Batman ecco riapparire il leggendario segugio antifascista Paolo Berizzi di Repubblica ora persino dotato di scorta, come si conviene a tutti quelli che si battono eroicamente contro il male assoluto in tutte le sue forme ed articolazioni.

Avevamo lasciato il nostro eroe in Sicilia, alle prese con il ristorante ” Alfredo” a San Vito Lo Capo, provincia di Trapani, dove aveva scovato addirittura un busto del Duce ed altro materiale maledetto.

Uno scoop epocale che seguiva quelli, altrettanto clamorosi, sul turpe commercio delle bottiglie di vino con faccia del Duce e sulla immonda spiaggia fascista di Chioggia.

Oggi lo ritroviamo a Stezzano, provincia di Bergamo dove – guidato da un infallibile fiuto da investigatore di razza – l’Allan Pinkerton dell’antifascismo da barzelletta ha rinvenuto niente po’ pò di meno che una pericolosissima frase del Duce annidata in una panetteria.

“Rispettate il pane. Sudore della fronte, orgoglio del lavoro, poema di sacrificio”. Mussolini.

E’ questo il concetto indecente che fa bella mostra di sé, con tanto di fascio Littorio e parola “Podestà”, come precisa puntigliosamente lo scandalizzato Berizzi, nella vetrina del panificio di Stezzano.

Nient’altro che un vecchio quadretto propagandistico della Battaglia del Grano, risalente all’anno 1937 (XV), ovviamente privo di qualsiasi valenza strettamente politica o anche solo apologetica.

E’ quello che aveva pensato anche il titolare del panificio che lo ha esposto, prontamente sottoposto all’inevitabile esame di mistica antifascista dal prode reporter di Repubblica: “La politica non c’entra nulla. E’ una scritta che parla di pane, di tradizione, di lavoro e sacrificio. Sono valori in cui credo. Siccome produciamo pane, non vedo niente di male a esporre una scritta di questo tipo“.

Il Berizzi ovviamente non molla e rilancia, sempre più indignato: “Scusi, ma sono citazioni di Mussolini, un dittatore… C’è il fascio littorio. Non le sembra una scelta un po’ azzardata?

A me no“, replica serafico il panettiere, chiudendo così la ridicola questione (standing ovation).

Ovviamente non finisce qui.

Il pezzo, fulgido esempio di giornalismo di inchiesta che già da solo ci fa capire perché l’autore ora giri con la scorta, ci informa altresì che “c’è chi ha segnalato il caso all’Anpi”, manco fosse la STASI o la Santa Inquisizione.

Inutile riportare le scontate banalità del locale caporione dell’associazione pseudo-partigiana che invoca il “ravvedimento” dei reprobi panificatori.

Insomma, un altro esempio di grande giornalismo, un’altra sacrosanta denuncia del pericolo fascista, che stavolta ricorre subdolamente al pane invece che all’olio di ricino.

Ora possiamo dormire tutti sonni più tranquilli.

Cari Bob Woodward e Carl Bernstein il grande giornalismo d’inchiesta ha cambiato indirizzo, dovrete farvene una ragione.