Un episodio trascurabile e tutto sommato comico ci fa capire a che livello di mediocrità è scaduta la farsa italica. Lapo Elkann, notissimo rampollo della notissima famiglia, elargisce alcune banalità (di più non può fare) buoniste in tema di immigrazione.

Niente di originale, solo mediocri battute del più scontato copione politicamente corretto: “a me la parola migrante non piace, preferisco usare la parola nuovi italiani. Migrante per me è una parola denigratoria, non è rispettosa nei loro confronti“, precisando -va da sé- di essere “a favore delle Ong, portano aiuto al prossimo” e aggiungendo una delle più classiche ovvietà buoniste: “Ricordo che quando gli italiani andarono in America, eravamo migranti anche noi“, ricorrente paragone senza senso della retorica immigrazionista che offende prima di tutto la memoria degli Italiani di un tempo. E via di questo passo senza farsi mancare, ovviamente, il rituale attacco al cattivone Matteo Salvini.

Che il giovin signore seduto su una montagna di soldi (ereditati), abituato a girare per le strade in Ferrari rigorosamente personalizzate, a solcare i mari su yacht ancora più unici, a saltabeccare tra Sankt Moritz Montecarlo e Miami non abbia la minima idea di cosa sia il fenomeno dell’immigrazione incontrollata e del traffico di esseri umani non è, ovviamente, una sorpresa.

A differenza dei poveracci di periferia che, faticando tutto il giorno, guadagnano in una vita quello che lui spende in 5 minuti, il simpatico ereditiere con i problemi dell’immigrazione incontrollata non ci ha mai avuto e non ci avrà mai a che fare. Ai più alti livelli dell’universo radical chic, cioè dove sguazza Lapo, ci si interessa del prossimo (ma solo di quello che fa comodo) tutt’al più per moda o per capriccio personale, come la manzoniana Donna Prassede, non certo per altruismo, sensibilità sociale o carità cristiana.

Ma la cosa più ridicola di questa vicenda, di per sé insignificante, non sono tanto le esternazioni del bizzarro nipote signor Fiat quanto l’importanza esagerata e la rilevanza assolutamente sproporzionata con le quali giornaloni, giornaletti e chiacchiere televisive hanno strombazzato una pseudo notizia che in un mondo normale non avrebbe avuto nessuna attenzione.

Qui invece le redazioni conformiste ed appiattite hanno fatto la gara a chi le dava più evidenza. Come, ex multis, quel mediocre notista politico di un importante quotidiano che, da uno dei soliti talk show di cui è comparsa abituale, ha spiegato che “Lapo Elkann ha visione del dopo domani“, accreditandolo di lungimiranza non comune per avere previsto anche lui, come tutti i buonisti, che l’Italia si spopolerà definitivamente e dovrà quindi essere ripopolata da “nuovi italiani” appositamente forniti dai trafficanti di uomini. In pratica per avere ripetuto con parole sue la solita tiritera della Boldrini.

In fondo la sottocultura politicamente corretta è un po’ come il maiale, non si butta via niente. Anche un personaggio dalla credibilità alquanto precaria e di levatura culturale modesta all’occorrenza viene buono, specialmente se molto visibile, e pazienza se in realtà è noto più per una serie di squallidissime vicende, debitamente silenziate, o per qualche bizzarria buona per le cronache di gossip che per le sue capacità effettive, imprenditoriali (la semestrale della sua holding Italia Indipendent presenta 12,1 milioni di perdite a fronte di 4,1 di fatturato…) o di altra natura. Se si schiera dalla parte giusta persino un Lapo può trasformarsi in maître à penser.

In fondo, come lui stesso ha ricordano ai soliti media azzerbinati, era o non era l’assistente di Henry Kissinger?