“Masaniello”. “Nemico di Napoli”. Colpevole di attardarsi in “residui di municipalismo idiota” l’uno, non in grado “di rivestire un ruolo istituzionale l’altro”. Questo il tenore dello scambio di battute e giudizi tra il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ed il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, protagonisti da mesi di uno scontro politico-istituzionale che nelle ultime settimane ha raggiunto livelli di notevole asprezza. Oltre che di dubbio gusto. Uno scontro, naturalmente, cui prendono parte con impeto proconsoli e clientes dei due ras rivali, attestati, quasi barricati, nelle rispettive “fortezze” di Palazzo Santa Lucia e Palazzo San Giacomo.
Ultimo capitolo della guerra in atto tra i due il fuorionda con cui il governatore De Luca ha riportato giudizi che sarebbero stati espressi dal neo questore di Napoli De Jesu sull’operato del primo cittadino. “Sono andato dal questore e mi ha detto che questo (De Magistris, nda) ha amministrato come un pazzo” ha detto De Luca al deputato Pd Impegno nel corso di un convegno. Giudizi durissimi tempestivamente smentiti dal diretto interessato e dallo stesso governatore. Pronta ed al vetriolo la replica del sindaco di Napoli: “Da tempo sostenevamo che ci fosse un’azione molto pesante sul piano politico e amministrativo nei confronti della città di Napoli per colpirla e per colpire chi legittimamente la rappresenta per volontà popolare. Fino ad oggi era solo un indizio, ma da ieri il quadro è chiaro”, ha detto De Magistris riferendosi a De Luca.
Un “dibattito” naturalmente arricchito, si fa per dire, delle prese di posizione a mezzo stampa più che bellicose dei rispettivi sostenitori. E l’elenco potrebbe continuare, citando gli altri temi su cui Regione e Comune di Napoli in questi mesi hanno ritenuto di doversi scontrare a colpi di comunicati stampa e dati contrastanti. Sempre, ovviamente, con toni roboanti, così cari e consoni ai due leader in contesa tra loro.
E fino a quando tutta la vicenda potesse essere ridotta a scontro tra due figure incompatibili poiché per molti versi simili, poco danno. Al massimo ci sarebbe da divertirsi nel constatare l’impegno e la creatività profusi nella contesa. Il problema, perché di problema si tratta, nasce invece considerato che De Luca e De Magistris rappresentano due tra i più alti livelli istituzionali operanti in Campania. E che lo scontro in atto ha ben poco di istituzionale, per toni e modi. Ma soprattutto la linea di scontro frontale tra Regione e Comune di Napoli, così cara ad entrambi, finisce per tradursi in una paralisi istituzionale che condiziona negativamente la vita della metropoli campana.
Riqualificazione dell’area di Bagnoli, abbattimento delle tristemente celebri Vele di Scampia, fondi per il trasporto dei disabili: sono questi alcuni dei temi, giusto per citare i più noti o i più recenti, su cui la battaglia in atto tra Regione e Comune di Napoli finisce per avere un effetto paralizzante. E benché questo non sia certo una novità assoluta in Italia, non si può fare a meno di riflettere su se sia ancora possibile subordinare, di fatto, azioni ed interventi a favore della collettività alle ambizioni politiche del leader di turno.
Perché, in fin dei conti, di questo si tratta. A Napoli è in atto un confronto per la conquista di una leadership “totale” tra due leader all’apparenza diversi, ma sostanzialmente più simili di quanto possano sembrare a primo sguardo. Il rivoluzionario in salsa meridionalista De Magistris nella sua ricerca del consenso popolare non è troppo diverso dal De Luca che parla alla pancia dell’elettorato campano, non perdendo occasione per proporsi come “altro” dal sistema dei partiti. Un paradosso per chi all’interno dei partiti, anzi del “partito”, ha vissuto tutta la propria vita. Insomma, per De Luca e De Magistris il termine di populisti, nell’accezione che i media “politicamente corretti” ne danno, appare decisamente calzante. Molto più di quanto lo sia se riferito a protagonisti della politica europea di ben altro livello e spessore. Tanto più se si tiene a mente il “precedente storico” tutto partenopeo rappresentato da Masaniello, il popolano che dopo aver “arrevotato tutto” (fatto la rivoluzione) finì linciato dai suoi stessi sostenitori. Ecco, come Masaniello il governatore campano ed il sindaco di Napoli sembrano impegnati, oggi, in una sorta di rivoluzione permanente di trotskiana memoria, rivoluzione combattuta a livello mediatico, ma poco produttiva di risultati per i cittadini.