Qualcuno si ricordava ancora del non rimpianto ministro Kyenge? Quasi nessuno. Ma l’europarlamentare del Pd è tornata prepotentemente alla ribalta con una patetica intervista a La Stampa dopo un misterioso imbrattamento della sua abitazione in Emilia. Qualcuno aveva sporcato il suo domicilio con escrementi di cane.
E allora via all’intervista in cui l’ex ministro si lamenta del razzismo nei suoi confronti, della violenza, dell’odio. Un’odio motivato dall’invidia nei suoi confronti perché lei è una migrante che ha avuto successo. Inevitabile, quindi, che questi sfigati di italiani siano non solo invidiosi ma pure arrabbiati e arrivino a questi gesti di disprezzo.
Ovviamente sfugge, a Kyenge e a chi l’ha intervistata, che sono decine e decine di migliaia gli stranieri che hanno avuto successo in Italia. Di ogni colore, in arrivo da ogni parte del mondo. E hanno vite normali con amici italiani mentre gli italiani che li circondano senza essere amici non imbrattano le loro case. Ci sono anche politici di successo, come il senatore di origine africana eletto nelle file della Lega. Niente invidia, nessun imbrattamento.
E allora forse non sarà un problema di razzismo o di invidia, ma semplicemente di profonda antipatia individuale suscitata da Kyenge con il suo atteggiamento, con i suoi continui moniti contro gli italiani che l’hanno accolta. Però è difficile giustificare mezza pagina di intervista per un gesto dettato dall’antipatia. Meglio buttarla sull’atto razzista, che funziona sempre.
Poi, però, arriva una nuova intervista pubblicata da un giornale locale. Che ospita le dichiarazioni di un presunto vicino di casa di Kyenge. Costui spiega di avere imbrattato la casa dell’ex ministro perché il compagno della Kyenge uscirebbe di casa con un grande cane e si dimenticherebbe immancabilmente di raccogliere la montagna di escrementi prodotta dall’animale. Dunque nessun razzismo, nessuna invidia.
E come si fa, allora? Era così bello e comodo buttarla sul razzismo. Il prossimo passo sarà una intervista al cane che si sente discriminato e invidiato per le sue dimensioni. Resta, comunque, la figura di merda, a prescindere dai veri responsabili. Perché l’antipatia prescinde dal colore e dal successo personale. E se Kyenge non è stata un grande ministro, sul fronte dell’antipatia è stata sicuramente da podio.