La campagna elettorale si avvicina e, con essa, la necessità per il PD di (cercare di nascondere) i propri errori. Il primo fra tutti? Non essere più riconoscibile nemmeno dai suoi elettori come un partito di sinistra. Naturale, dopo cinque anni di governo a fare da passacarte all’Europa più liberal e a salvare le banche…

 

Così, rassicurante come la coperta di Linus, torna a confortarli la più grande emergenza italiana: la sicurezza? L’immigrazione incontrollata? La disoccupazione, specie quella giovanile? No! Stiamo parlando, ovviamente, del ritorno del fascismo.

 

Lo schema è chiarissimo: non sono in grado di rispondere (aggiungerei: comprendere) quanto alle sfide di oggi, quindi si gettano nelle sfide di ieri e dell’altro ieri. Sia mai che qualche elettore ci casca e perdona il malgoverno.

 

L’ultima incarnazione della chiamata alle armi antifascista è la sequenza di regolamenti comunali che in tutta Italia le maggioranze PD stanno facendo passare, imponendo la sottoscrizione di una “dichiarazione di antifascismo” a chi dovesse chiedere l’utilizzo di sale o piazze e, in alcuni casi, persino gli alloggi comunali. L’obiettivo dichiarato è quello di negare la possibilità di manifestare a partiti e movimenti non graditi.

 

Non è neppure necessario sottolineare il sapore antidemocratico di provvedimenti di questa natura. Se la sottoscrizione di siffatte dichiarazioni antifasciste è sufficiente in sé, significa che chiunque – ma proprio chiunque – le firmerà avrà spazi garantiti, anche dovesse essere il partito Nazionalsocialista in persona? Oppure, come è più probabile, dietro a queste dichiarazioni esiste la volontà di consegnare ai comuni di centrosinistra la possibilità di sindacare per ragioni non di ordine pubblico, ma puramente politiche, il diritto di manifestare?

 

Alla fine c’è cascato pure Giorgio Gori. Il candidato governatore della Lombardia per il PD, sindaco di Bergamo, rottamatore, renziano, approva il regolamento antifascista; proprio lui che aveva difeso la cittadinanza onoraria a Mussolini. Come si cambia, per provare a vincere le elezioni…