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Una lettura, stimolata dalla curiosità, è stata quella del quotidiano berlusconiano dopo mesi di lontananza. Nell’editoriale Sallusti definisce l’atteggiamento da assumere con un termine inappropriato e fastidioso per molti di noi. “Non facciamo i difficili o gli schifiltosi, fare governare le nostre città da chi non rappresenta i nostri interessi non è una cosa buona”.

La parola “interessi” è del tutto superflua perché in campo locale come soprattutto in campo nazionale, a condizionare e a guidare le scelte debbono essere i principii e non i vantaggi spiccioli e bottegai. D’altro verso i sindaci come possono difendere l’utile, se debbono osservare le leggi emanate dallo Stato e muoversi sulla base di esse? E’ questo un sintomo eloquente del livello al massimo opinabile del berlusconismo, prettamente o unicamente degli aspetti economici o finanziari e poco o nulla dell’identità e del patrimonio culturale.

Sallusti poi incoraggia a sfruttare l’occasione “di mandare un vaffa grande una casa a Napolitano”, eletto anche da FI, e “lasciare in mutande” (altro termine oxfordiano) “i tanti traditori che ci hanno venduti in cambio del vitalizio”, tutti designati da Berlusconi, padre e “dominus” assoluto del “partito”.

Conclude con una definizione del berlusconismo, sul quale è suonata l’ora di porre una pietra tombale: l’esperienza “a tratti stravagante, noi diremmo bonariamente inconcludente, e “comunque liberale”. Ora Sallusti e di seguito Ostellino debbono spiegare come possa essere definito “liberale” un movimento, contrassegnato da designazioni imposte e stabilite dall’autocrate, investito sempre per acclamazione, al pari dei dittatori russi, cubani, cinesi, mongoli o nordcoreani.

Ostellino, da parte sua, è dell’avviso che “il nostro sistema politico rivela la progressiva tendenza a depolarizzarsi in favore di una sorta di convergenza al centro di partiti e candidati”.

E’ meglio, per i fautori dell’attuale quadro, nostalgici del centrismo, non richiamare il caso odierno, perché esso è allarmante, viste la polverizzazione, la disarticolazione e le personalizzazioni narcisistiche degli aspiranti primi cittadini e delle liste (a Napoli il record con 41, a Vivaro Romano, circa 170 elettori, 3).

Ad avviso della nota la ricetta più efficace è rappresentata, nonostante l’estinzione quasi totale della classe amministrativa “azzurra”, dai candidati sindaci somiglianti “tutti all’ultimo Berlusconi”, cioè, “a destra e sinistra ideologicamente e politicamente simili”. Quindi gli elettori ci pensino e riflettano, così da impedire l’avvio di una stagione incolore e confusa, simile alle famosi notte, in cui tutti i gatti sono “bigi”.

Inequivocabile seconda confessione sulla natura, del tutto fittizia e puramente di facciata, delle critiche mosse al governo dalle pattugliette forzaitaliote, operanti “in disordine e senza meta” affidabile, dopo l’errore imperdonabile e mai ammesso dell’ “Italicum”, è l’affermazione “la conversione al centro [?] del Cavaliere e un’opposizione meno radicale hanno attenuato la contrapposizione ideologica [perché con Renzi è mai esistita?] e spostato la campagna elettorale proprio sui problemi da risolvere per migliorare la città”. In altre parole, meno ammantate dal gergo e più franche, i romani, i milanesi ed i torinesi si preparino a vedere sventolare le insegne dell’assemblearismo. Si rinnova così la soccorrevole idea, già anticipata da Berlusconi, in caso di sconfitta del “premier” nel referendum, per il Cesare milanese ma solo per lui una farsa.

Comunque il culmine della partigianeria (si può usare il termine in senso negativo o si può incorrere in interventi dell’ANPI?) è raggiunto da Ostellino nel momento in cui sostiene la “maggiore maturità della nostra democrazia” rispetto agli Stati Uniti, “dove le elezioni presidenziali ripropongono una forte polarizzazione fra il populismo di Donald Trump e l’ufficialità del candidato democratico Hillary Clinton”.

I cittadini statunitensi ci ripensino e d’ora in avanti abbandonino le primarie, sintomo oppressivo e illiberale, e si affidino agli incontri del Nazareno!