Sembra proprio che la sinistra senile abbia deciso di non farci annoiare in questa anticipatissima estate che morde sull’acceleratore.
Nella miglior tradizione restano celati quando imperversa la burrasca, attenti a rifuggire qualsiasi responsabilità, o peggio ancora adeguandosi silenziosamente allo status quo dominante del momento, escono dal guscio quando la terra puzza di Napalm e lo sfondo è di grevi scenari dove restano appesi gli odiati nemici.
Ci sono luoghi la cui matrice è inconfondibile, ormai immutabile tanto forte è la guisa che li lega alla storia che li ha attraversati, ma la talebana demenza sembra non avere confini.
La notizia è che il sindaco di Ronchi del Legionari, così nominata in memoria dell’impresa Dannunziana di Fiume desideri modificarne il nome della città cara all’impresa fiumana in Ronchi dei Partigiani. Si tenta di imporre la nullità del decreto regio che il 2 novembre 1925 permise a Ronchi di includere nella sua denominazione la parola Legionari.
Per giustificare tale insolita richiesta si invocano le attive partecipazioni della resistenza di Ronchi al fascismo, riferendosi con buone probabilità ai benefici accampati a giochi fatti, quando la popolazione partigiana cresceva esponenzialmente in una delle tante stagioni trasformiste nostrane, tali da giustificare un improbabile ribaltamento storico.
Accostare poi l’impresa fiumana al fascismo dimostra l’assoluta ignoranza verso quella che fu una delle ultime manifestazioni autentiche di reale spirito risorgimentale, la chiusura di questa stagione avvenne proprio in epoca fascista con il prevalere della logica coloniale, rivolta all’assoggettamento di nuovi popoli all’amministrazione italiana piuttosto che alla rivendicazione dell’unità del popolo di lingua e italiana.
Il volto di Fiume al tempo trasudava ineluttabilmente italianità.
Provocazione o delirante tentativo di riaccendere esasperanti confronti ideologici?
Considerate le recenti politiche del Partito Democratico, con l’avvallo e la prosecuzione della campagna suicida di Mare Vostrum, potrebbero balenare anche delle sostanziali e altrettanto credibili alternative, quali Ronchi dei Rifugiati o degli Smandrappati, considerata la volontà mai doma delle sinistre di cancellare i segni della storia, delle tradizioni e più genericamente del passato. Può cambiare il simbolo, ma non la forma mentis, in primis quando iniziative del genere sono patrocinate dai volti noti del negazionismo titino quali Alessandra Kersevan e dell’ANPI tutto ritorna.
Nasce per contrastare questa improvvida iniziativa il Comitato Per Ronchi dei Legionari, indipendente dai partiti e dai movimenti, ma fondato sul comune sentire di un popolo e di un’area che considera offensivo, delirante e indegno tradire e mistificare le radici della propria storia patria. Vorremmo che li seppellisse la nostra risata, ma ci accontenteremmo di farli desistere da questo grottesco intento.