Invece di preoccuparsi dei treni che non partono, gettando nella disperazione centinaia di viaggiatori i quali, pur avendo regolarmente pagato il biglietto, non riescono a raggiungere in orario il proprio posto di lavoro, o a tornare alla propria abitazione dopo una giornata di duro lavoro per consumarvi la meritata cena,  Trenord ha deciso di occuparsi dello stile di comunicazione del proprio personale viaggiante. Importa cioè che questa sia rispondente ai canoni del politicamente corretto, evitando ogni discriminazione e soprattutto il cosiddetto “hate speech”, il linguaggio dell’odio. 

Non da oggi, del resto, Trenord ha intrapreso tale meritoria crociata. Già verso la fine dell’anno scorso un  capotreno che, avendo richiesto a un passeggero senegalese di comprovare l’avvenuto  pagamento del biglietto, ne era stato aggredito a suon di pugni, era incorso nella procedura del licenziamento. Pare che il capotreno avesse osato reagire all’aggressione del passeggero sia fisicamente (peraltro avendo la peggio) che verbalmente, non usando il dovuto discernimento ed omettendo di utilizzare lo strumento del dialogo. E oggi, che accade su quelle faticose linee, in particolare sulla tratta Milano – Cremona? Un altro capotreno, questa volta di sesso femminile, ardisce invitare i passeggeri a non dare denaro agli “zingari”, e, rivolgendosi di seguito a questi ultimi, li invita a “non rompere i co***ni” e a “scendere alla prossima fermata”. Ne viene urtata la sensibilità di alcuni passeggeri, i quali segnalano il misfatto alla direzione delle ferrovie, la quale a sua volta stigmatizza i fatti e minaccia provvedimenti. Sembra che uno dei passeggeri scandalizzati abbia osservato che la stessa parola “zingaro” ha un valore discriminatorio.
A questo proposito, in un’ ottica di collaborazione con Trenord nell’insegnare la buona creanza al personale viaggiante, lo inviterei a prescrivere a quest’ultimo, mediante circolare di servizio, di canticchiare ogni mattina “Prendi questa mano, rom” in luogo del vieto e discriminatorio “Prendi questa mano, zingara” con cui Iva Zanicchi e Bobby Solo vinsero il festival di San Remo nel 1969. Anche “Prendi questa mano, nomade” potrebbe andar bene, basta che si vigili affinché il personale non ironizzi sul fatto che ai nomadi non interessa tanto prendersi le mani, piuttosto borsette, borsellini e portafogli.