Ora, tu che leggi, supponi di essere il genitore di un adolescente. Metti che ti capiti la sciagura (di cui comunque hai una parte di colpa perché, nel caso, significa che due ceffoni ben piantati non li hai assestati al momento giusto) che tuo figlio si impasticchi con qualche porcheria rimediata per strada.

E poi ipotizziamo che venga acciuffato lo spacciatore. Che si scopra che é un clandestino (già respinto dalla Svizzera e rimasto in Italia, tutelato dalla disgustosa retorica di rifiuti umani che addirittura manifestano in piazza perché vorrebbero che noi si diventasse il ricettacolo di ogni degrado e disperazione), e che é recidivo, già noto alle questure proprio per precedenti di spaccio.

E, per assurdo, proviamo a supporre che i giudici del riesame del Tribunale di Milano (non di Vigata, l’immaginifico paese del Commissario Montalbano) decidano che, nonostante ESISTA il pericolo di reiterazione, lo spacciatore venga rimesso in libertà, perché lo spaccio – per lui – “costituisce l’unica forma possibile di reddito”.

Ecco, in uno scenario siffatto, se tu – genitore – decidessi di aspettare sotto casa quel giudice e caricarlo di bastonate finché non ti si lussano entrambe le spalle per lo sforzo, non dovresti poter essere perseguito. Mai.