Una parola da bandire dal vocabolario nel 2015 è “ritmo” (cha cha cha, valzer o bunga bunga ?), scoperta dal “furbetto pericoloso, perché divorato dall’ambizione”, per definirlo con Ostellino, nella conferenza di fine anno, di un mortificante squallore politico, che ha offerto la possibilità a Sallusti prima di illudere e poi di infastidire .

Sorvolando sulle astruserie proclamate nello show, in cui è paragonato ad Al Pacino, il direttore de “Il Giornale” ha denunziato la ripetizione del consueto, noioso e sempre più usurato ritornello: “abbiamo cambiato l’Italia, siamo bravi, ottimisti, ce la faremo e storielle del genere”. Nella seconda parte dell’editoriale, dal titolo “Il premier asfalta i nemici del Nazareno”, Sallusti ne spiega il significato fastidioso sia da punto di vista politico sia da quello liberale e della stessa democrazia.

Come è concepibile un avallo, un sostegno ad un fanatico, capace solo di respingere, disprezzandoli, gli oppositori di una scelta condizione (“segreto di Fatima”) dell’avvenire della nazione, senza che ne siano svelati i veri contenuti, i contenuti che tutti, dico tutti, avrebbero il diritto di conoscere e di giudicare?

Evocando i Gufi “unico antidoto al renzismo”, Pansa ritiene che rappresentino “una realtà necessaria quando troppa gente sta accorrendo a testa china in soccorso al vincitore”. Il puffo, sulla scorta ed in forza della lezione appresa tra i boy scout cattocomunisti, ”in pieno trip da potere assoluto”, dovrebbe sapere che “il sale di ogni regime liberale è certamente la capacità di decidere. Però va accompagnata dal rispetto per chi non è d’accordo e lo dichiara, in una parola, per l’opposizione. Il dissenso, lo scontro, la battaglia, le scelte condivise, persino le buone maniere lessicali che impongono di non deridere gli avversari”. Inteso venditore di pignatte, Berlusconi, Sallusti e servitorelli vari? Non per nulla e non certo gratuitamente Ostellino lo ritiene “una ragazzotto così contento di fare il premier, che non lo fa, lo esibisce”.

Pur nel dissenso più netto ed aperto, la contrapposizione, però, non può scadere nell’offesa gratuita quanto volgare. L’esempio di questo imbarbarimento è recato, manco a dirlo, dall’ex studente, l’altro Matteo, sedicente leader dell’opposizione, nel momento in cui non ha trovato di meglio che esclamare: “Togliete l’alcol a Renzi”.

Torna ad essere desolatamente telegrafica la Meloni, limitatasi in un twitter a commentare lo show: “Promesse non mantenute, ma ci riprenderemo il nostro futuro”, speriamo, per lei, non in cattiva compagnia.

Per chiudere le due ultime: la prima è negativa ancora una volta sul terreno economico con un ulteriore calo (0,2%) della produzione industriale tra settembre ed ottobre, la seconda provoca un sorriso sconsolato ed amaro per le scontate parole, vuote e pericolose, emesse con il patrocinio all’allargamento dell’UE all’Albania (lo “statista” da Tirana).