Non avremmo mai detto che la campagna a favore del saluto romano scoppiasse proprio a 70 anni di distanza dalla fine del fascismo. O, se preferite, ad oltre 2.000 anni dalla fine dell’Impero Romano che, il saluto a mano tesa, lo inventò. Tantomeno era immaginabile che la campagna a favore venisse proprio dalla magistratura italiana.
Ci spieghiamo meglio: dopo decenni e decenni, durante i quali i giovani della destra nelle celebrazioni importanti come congressi, funerali, eccetera, hanno sempre salutato la propria idea politica e, purtroppo, i propri morti in quel modo. Tutto d’un colpo questo saluto è diventato un problema nazionale. È pur vero che la legge lo vieta, ma si tratta di leggi che derivano dalle disposizioni transitorie della Costituzione. Disposizione un po’ ridicole già allora, addirittura grottesche a distanza di 14 lustri, durante i quali hanno continuato – e continuano – a chiamarsi… transitorie.
Insomma, un altro bello scampolo dell’ottusa burocrazia italica, ma anche tanta, tanta paura da parte di chi, democratico a 24 karati, non è ancora convinto di essere quello che è. E vive nel terrore del proprio passato. Forse perché, in altissima percentuale, anche i suoi nonni o i suoi genitori, nel Ventennio hanno passato i sabati a sbracciarsi con quel saluto.
I ragazzi del saluto romano, legge o no, nel farlo hanno sempre anche messo un pezzo di cuore. E oggi, con la campagna giudiziaria in essere, vengono ripagati addirittura con pene da arresto. Pene confermate – nientepopodimeno – dalla paludata e austera Cassazione.
Ottenendo il risultato di far diffondere, specie su Internet, un autentico ciclone di voglia di trasgressione. Infatti, dappertutto, si vedono immagini e disegni di mani alzate, giusto per far vedere a tutti quanto poco il popolo della destra se ne frega di quelle decisioni fuori dal tempo.
I giudici, ma ancor più i politici che legiferano a vanvera, avrebbero dovuto capire per tempo che sentenze del genere alzano solo il livello di attenzione, oltre a far danni ai pochi ragazzi finiti nel tritacarne giudiziario. Avrebbero dovuto capire che se in settant’anni un’idea non è finita nell’oblio, non è certo nelle loro possibilità farla sparire, per via giudiziaria, dalle menti e dai cuori.
E se i politici fossero meno vili, avrebbero cancellato queste ridicole leggi. Portando avanti le proprie battaglie politiche in termini culturali.
Capendo così che un fenomeno storico-culturale di questa portata non si può cancellare vietando di alzare un braccio. Infatti, anche un cercopiteco può capire che una restaurazione del fascismo-regime non è all’ordine di questo secolo. Ma, anche a braccia conserte, la mente ed il cuore fanno la loro parte. In barba – ed alla faccia – di sentenze e leggi.
Però, ancora una volta, abbiamo peccato di ingenuità. Non ci siamo resi conto della differenza qualitativa che separa i nostri avversari politici di ieri da quelli di oggi.
L’altro ieri esistevano i Togliatti i quali, per quanto sanguinari, facevano le amnistie per salvare la vita ai fascisti e pacificare un popolo che, a onta di quanto scrivevano i falsari della storia, in buona parte non era affatto antifascista. Ieri, invece, fu la volta dei democristiani che lavarono con altre amnistie le fedine penali dei sessantottini di ambo le parti per evitare che una generazione intera fosse compromessa.
Oggi il destino ci ha assegnato questi. Quelli che abbiamo, insomma. Quelli capaci di ideare amnistie utili ai loro compari faccendieri e collettori di tangenti.
Che avesse ragione Aristotele? Con: “ogni popolo ha il governanti che si merità”.

 

(nella foto, l’imperatore Marco Aurelio saluta romanamente l’Urbe. Un fuorilegge?)