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La vittoria di Trump influenzerà anche le elezioni comunali palermitane. Sicuramente, visto che almeno due tra i candidati più accreditati nella corsa verso Palazzo delle Aquile, avevano puntato tutte le loro fiches su Hillary Clinton. Lo sfidante per eccellenza di Orlando, Fabrizio Ferrandelli, per la verità aveva scelto il marito Bill. Qualche mesetto fa l’entusiasta “coraggioso” si era fatto fotografare a New York con l’augusto consorte di Hillary in occasione di un meeting della “Clinton Foundation”.

Lo scatto aveva fatto il giro del web e l’ex deputato regionale del Pd aveva spiegato urbi et orbi che avrebbe messo a disposizione i suoi rapporti con cotanto testimonial per il bene supremo di Palermo. Insomma, nella smania bulimica di creare intese ardite, dopo aver esaurito i conciliaboli a Palermo con forzisti, centristi cuffariani, centristi d’aliani, ex-aennini pentiti, renziani dissidenti e orfani della politica, Ferrandelli aveva provato la carta degli Alleati, con la “A” maiuscola, quelli americani per intenderci, con i quali provare ad assaltare Palazzo delle Aquile.

Senza voler scomodare l’irrazionale, e quindi la scaramanzia e la fortuna, bisogna ammettere che il tentativo non è stato coronato dal successo. La dichiarazione di voto a favore della bionda Hillary non ha portato bene. Evidentemente, visto il voto della comunità siculo-americana, nemmeno le doti di opinion leader di Ferrandelli  hanno sfondato Oltreoceano. La vittoria di Trump è stata netta e a Fabrizio toccherà tentare ancora di convincere naufraghi di destra e sinistra a combattere con lui la “coraggiosa” battaglia per conquistare la fascia di sindaco. La foto con Clinton resterà un bel ricordo da mostrare un giorno ai curiosi nipotini.

L’altra vittima illustre della vittoria di Trump è il professore Leoluca Orlando. Il professore, piaccia o non piaccia, è personaggio di livello e i suoi rapporti personali di stima e amicizia con l’ex first lady candidata dei Democratici sono noti. Nei mesi scorsi il chiacchiericcio tra suoi amici bene informati si era trasformato in tormentone: “Appena vince Hillary Luca se ne va – sospiravano – . Appena eletta alla Casa Bianca  lei lo chiamerà sicuramente come consulente o magari, chissà, alle Nazioni Unite”, era l’auspicio appena sussurrato.

L’aspirazione, si badi bene, non era azzardata. I titoli ci stanno tutti e il legame con la famiglia Clinton pure. Ma quel diavolaccio di Trump si è messo di traverso rovinando la festa a Leoluca ed anche ai tanti palermitani che lo avrebbero mandato volentieri…altrove. Adesso al sindaco in scadenza non resta che prepararsi a combattere una battaglia elettorale con la prospettiva, se va bene, di un altro quinquennio di paziente sopportazione delle ubbie del serioso evergreen Emilio Arcuri e delle intemperanze dell’ultimo castrista rimasto su piazza, Giusto Catania. Sempre che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non arrivi in suo aiuto, magari grazie ai buoni uffici del premier Renzi, e gli trovi una sinecura di prestigio che lo escluda dall’agone delle comunali.

Andando agli altri competitor, della vittoria di Trump non si sono accorti i grillini di Palermo. I cinquestelle sono troppo impegnati a farsi male da soli a colpi di fogli di carta, elenchi di firme (genuine o false, chissà?), denunce, querele, meet-up convocati, disertati, assemblee, “comunarie” annullate, appelli e scomuniche. E poi per l’attivista grillino medio Trump o Clinton è lo stesso, gli Stati Uniti sono i responsabili delle scie chimiche, dei cambiamenti climatici, gli inventori dei terremoti artificiali e i carcerieri degli alieni detenuti nella misteriosissima Area 51. Meglio quindi stare alla larga e guardare altrove.

Aspettando Godot il centrodestra ha deciso di non decidere adesso. La messianica attesa dell’esito del Referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo ha congelato ogni aspirazione. Tutti i  nomi in pista sono in stand-by in attesa di un disco verde che chissà se e quando arriverà. Alcune vecchie volpi nel frattempo teorizzano scenari arditi. Nell’ombra si muovono i “centristi”, entità ormai minacciata d’estinzione più dei panda, ma che suscita sempre un brivido di piacere in alcuni ambienti. Scienziati della politica a tavolino vagheggiano inedite alleanze Fi-Pd da stringere dopo il referendum. Da Roma a Palermo, un bell’accordo di programma per governare insieme felici e contenti. Una tesi suggestiva se non fosse per il particolare, non trascurabile, che in politica, oltre agli eletti, esistono anche gli elettori che poi puniscono con il loro voto le scelte incomprensibili.

E proprio la vittoria di Trump ha dato una mazzata alle strategie neo-dorotee che solleticano alcuni esponenti del centro del centrodestra. Il risultato americano dimostra che nel mondo oggi non va più di moda l’inciucio o la “pasta con le sarde” per dirla alla palermitana. La gente esige scelte chiare, forti e coerenti. Basta accendere la Tv o farsi una passeggiata per le vie di Palermo per scoprire che il successo di Trump ci riguarda davvero da vicino, molto più di quanto immaginiamo.