Un altro spassoso aneddoto della cretinocrazia imperante in Italia. Ore 13.26, operazione Bancomat presso una filiale Banca Intesa, a Milano. Il meccanismo diabolico legge la carta, ingoia il codice, elabora, rumoreggia ed emette lo scontrino. Con tanto di “Arrivederci e grazie”. Tutto bene? Certo, eccetto per il piccolo particolare che i 250 Euro richiesti… lo sportello se li tiene.

Controlliamo su Home Banking: il video del cellulare, con espressione soddisfatta, afferma che tutto è andato bene, quindi i 250 sono stati detratti da mio conto. Naturalmente la banca è chiusa, sono a pranzo, naturalmente il numero verde di Intesa, forse utilissimo anche per programmare un fine settimana a Parigi con cena alla Maison de l’Alsace, per il mio problema si rivela utile quanto un piumino Moncler a mezzogiorno, in agosto nella Valle dei templi di Agrigento.

Aspettiamo l’orario di apertura della filiale: 14.15. Telefoniamo, telefoniamo, telefoniamo. Sarà colpa del COVID, ma dai vetri notiamo che le scrivanie sono finemente arredate con apparecchi telefonici ultimo grido, ma che nessuno degli impiegati, forse non apprezzando il design della cornetta, li degna di uno sguardo. Quindi, mascherina, igienizzante, attesa davanti alla porta elettro-trasparente, alla fine entriamo. Dove apprendiamo che il meccanismo Bancomat lamenta un malfunzionamento (ma guarda, chi se ne era accorto?). Poi è la volta dei moduli e delle firme e della presentazione delle carta d’identità (e meno male che ho da trent’anni un conto proprio in quella filiale).

Ma che cosa chiedevo, in fondo, con quei moduli? Banale, la restituzione del maltolto! Infatti, dopo il moduleggiamento con relative firme, la pratica si avvia. E me ne illustrano l’iter: visto l’acclarato malfunzionamento e dopo l’accertamento nella cassa che realmente si è trattato… di un malfunzionamento, provvederanno ad emettere a mio favore un bonifico di pari importo.

Tutto bene, caldo e scocciatura a parte? In fondo sì, peccato che abbia pure dovuto firmare un impegno a restituire, a semplice (loro) richiesta i quattrini che loro mi hanno tolto e non mi hanno ancora restituito. Solo il grande Pirandello avrebbe potuto spiegare come si può restituire ciò che non si è ancora avuto. E solo il celeste Freud avrebbe potuto dare un nome alla patologia che affligge codesti principi del garbuglio e dell’inettitudine.