L’inaugurazione dell’Esposizione Universale 2015, in gergo Expo 2015, ci ha indotto a mille riflessioni, vuoi per la solennità degli eventi di apertura, vuoi per le aspettative e le polemiche sui ritardi dei lavori, vuoi per le immagini vergognose, che hanno fatto il giro del mondo, dei manifestanti che hanno devastato e bruciato Milano.
Vorrei però porre l’attenzione su un fatto che ha suscitato meno clamore, ma che invece è grave e rappresentativo dello stato comatoso di una Nazione, mi riferisco alla modifica della strofa finale dell’Inno di Mameli dove si dice ” siam pronti alla morte” con ” siam pronti alla vita”.
Una stupidaggine. Nel contesto del significato del Canto degli Italiani ( questo é il vero nome del nostro Inno) questa modifica non ha alcun senso — ci si stringe a coorte proprio per affrontare insieme il pericolo andando incontro anche alle conseguenze più estreme— , ma la riflessione é più generale. Una Nazione che cambia d’improvviso e senza motivo  il testo del suo Inno è una Nazione senza sostanza, un’entità che ha paura della propria storia e del proprio passato, uno strambo contenitore di genti non una Patria. Insomma l’Italietta che tanto piace alla  signora Boldrini, quella che vorrebbe abbattere l’obelisco del Foro Italico per eliminare la scritta Mussolini.

Vi è di più. Purtroppo.  Questo bisogno malato di abbattere monumenti e modificare Inni é segno di un pensiero arrendevole, debole riflessa in toto dall’immagine un po’ strafottente e mai solenne di Matteo Renzi, da quell’espressione ebete che tutto può evocare tranne uno che è pronto a morire per la Patria.
Nessuno nega il diritto dei bambini a pensare alla vita, ma questa modifica, voluta e decisa non si sa bene da chi, è anche lo specchio del nostro sistema educativo. Gli studenti sono sempre meno educati all’amore per l’Italia e quindi una frase forte ed estrema come ” siam pronti alla morte” va tolta. Troppo duro il senso di difendere la Patria fino alle estreme conseguenze, troppo anacronistico, meglio sostituirlo con “siam pronti alla vita” in ossequio al buonismo più estremo.
E pensare che il nostro Inno, troppo spesso a torto criticato, proprio perché ritenuto poco solenne, ha un testo molto articolato che fotografa la nostra storia, dagli antichi romani ai tempi del Risorgimento.
Mameli, giovanissimo eroe genovese che morì ammazzato da palle straniere, difendendo nel 1849 Roma dall’assalto delle truppe francesi, ancora una volta si sentirà offeso dalla pochezza di alcuni italiani d’oggi.
Quando da deputato ho fatto una legge per insegnare l’inno di Mameli a scuola, mi sono dovuta scontrare sia con la demagogia leghista, sia contro il superficialismo buonista di molti docenti che scorgono nel testo riferimenti storici “insidiosi”.
Ora, mentre ci apprestiamo a celebrare il centenario dell’inizio della Grande Guerra, ci auguriamo di non veder modificata anche la famosa strofa della canzone del Piave “non passa lo straniero” con la piú consona “benvenuto allo straniero”. Ce lo auguriamo per il rispetto che dobbiamo a seicentomila caduti.
Loro sono stati sul serio pronti alla morte per l’Italia. Noi, anche in loro onore continueremo a cantare sempre “SIAM PRONTI ALLA MORTE”.