“Provi a connettere i due neuroni che ha ed a farli lavorare insieme”. Una frase che nessuno si aspetterebbe rivolta da un sindaco nei confronti di una propria cittadina. Ma è proprio la frase che Ignazio Marino, primo cittadino dell’Urbe, ha rivolto ad una signora che lamentava a gran voce il degrado e la sporcizia di Roma Capitale. Fra l’altro la signora aveva ragione a 24 carati, la città non è sporca, fa schifo. Immondizia ovunque, anche le vie di prestigio sono polverose e sciatte. Le decine di migliaia di dipendenti comunali sono inerti come le mummie di un museo egizio.
La colpa? Non può che stare nel manico, in quel sindaco arrogante, ottusamente populista e vuoto come un pallone aerostatico. Ma voluto dai romani e votato come se fosse il Messia. L’errore è stato loro, degli elettori, quelli che oggi si ribellano e lo vorrebbero cacciare, ma che se lo devono tenere.
Marino non molla. Non molla davanti alla rabbia dei romani ed allo sfascio senza appello della città. Non molla davanti al malcontento sulle sue scelte viabilistiche che hanno reso ancora più invivibile una delle città più invivibili d’Europa. Non molla davanti agli scandali ed agli arresti continui e numerosi di politici e faccendieri che banchettavano con le casse comunali. Arresti talmente estesi e capillari che, tra poco, forse arriveranno a coinvolgere pure il suo portinaio.
Insomma, siamo davanti ad un prodotto doc della cosiddetta Prima Repubblica, con un attaccamento alla poltrona da fare invidia all’attaccamento dell’ultimo giapponese nei confronti del suo fucile. Ma con una classe talmente scarsa da far ricordare le piroette di De Michelis in discoteca come un giro di valzer al ballo della Croce Rossa del Principato di Monaco.
Ma Marino è anche tanto solo e politicamente isolato. Nessuno gli dà più retta.
I vecchi amici, se mai ne ha avuti, i cortigiani e gli estimatori (fasulli come un quadro astratto del Cinquecento) se la sono data a gambe.
E, Marino, per colmare la solitudine politica che fa? Mette al lavoro la fertile immaginazione e si fa notare con uscite come quella, disgustosamente stantia, di rimandare “nelle fogne” i fascisti o quest’ultima dei due neuroni della signora.
Una signora che meritava più rispetto, e che ha dimostrato coraggio e carattere nell’uscire dal coro e sbattere in faccia al sindaco più inutile d’Italia quello che si meritava.
Ma ricevendo quella risposta isterica la signora ha messo sotto i riflettori quello che sospettavamo, cioè che Marino fosse un invidioso. Infatti, quell’uscita da marrano, in fondo, era solo invidia. Lui, forse, odia anche chi di neuroni ne ha due proprio perché sa di disporne di uno. E che, per forza di cose, quando lavora, lavora da solo.