Le nostre scuole sono mediamente insediate in edifici fatiscenti, a rischio di crolli e sciagure (già capitate, purtroppo) per i bimbi e ragazzi che le frequentano. Gli insegnanti, iper-sindacalizzati, sono ben lontani dal cercare di accendere, negli allievi, la scintilla della conoscenza; meglio impegnarsi ad augurare la morte a polizia e carabinieri. I bidelli (scusate se uso questo termine arcaico, ma “personale non docente” mi fa davvero ridere) contestano il fatto che tener pulito ed in ordine il plesso scolastico sia compito loro, lasciando così campo aperto a pulci, zecche, topi ed infezioni di varia natura.

Le televisioni ed i loro “reality” ci trasmettono l’amara realtà di orde di ragazzotti che – pur in possesso di diplomi di secondo grado – disconoscono le più elementari nozioni di cultura generale, e parlano un simil-italiano che addirittura ha consentito ad uno di loro di diventare vice premier. Nessuna delle nostre Università riesce ad entrare nella classifica dei primi 100 atenei del mondo (noi, che l’Università la inventammo), e nelle aree in cui l’ignoranza é più evidente è diffusa i “maturati” conseguono le votazioni maggiori.

Ma, udite udite, finalmente la Suprema Corte ha trovato modo di occuparsi del nostro sistema scolastico, ristabilendo equità sociale e dignità al comparto tutto: ha stabilito che i ragazzi devono OBBLIGATORIAMENTE mangiare il cibo delle mense, che sarà autarchicamente ribattezzato “il desco del popolo” (che altrimenti come si fa a sovvenzionare le cooperative che si fottono danari pubblici per garantire il loro sporco servizio?), ed alle famiglie sarà vietato consegnare la “schiscetta” al proprio figlio prima che esca di casa.

L’onore della scuola é salvo, la salute dei ragazzi un po’ meno, la libertà individuale in frantumi.

E la nostra giustizia (???) ha perso un’altra occasione per tacere