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Fornito di una ingiallita laurea in Giurisprudenza e di una successiva in Lettere, per oltre 40 anni impegnato in attività scientifica e didattica presso l’Università “La Sapienza”, non immaginavo, da fresco pensionato, di dover apprendere dal “presidente del Consiglio”, pur eccezionalmente impacciato e stralunato, quasi incredulo di fronte a tanto onere capitatogli, che “è sciacallo il corrotto e il corruttore che ruba i soldi messi per la ricostruzione”. Il principio non è altro che l’automatica filiazione del reato codificato, come il femminicidio doveva essere, con le aggravanti massime, all’interno del crimine dell’omicidio, e non avere una demagogica autonomia.

Questa battuta non costituisce davvero l’aspetto peggiore e più censurabile di queste tristi, amare e commoventi giornate. Iniziando dall’intervento dal ministro dal peso minore, è arduo non respingere le asserzioni banali ed enfatiche di Alfano: “oggi possiamo dire agli italiani che la natura è sempre più forte dell’uomo [anche di Renzi?], si può intervenire per arginare i disastri e si deve intervenire per un soccorso molto efficiente”. Al politico siciliano sarà il caso di far notare che l’area colpita si trova ad una distanza massima di 150 – 170 chilometri da Roma.

Questione più seria solleva invece il ministro Del Rio, il quale, pur senza ripetere le grette critiche già avanzate sulla gestione del sisma aquilano del 2009, sancisce un principio pericoloso, demagogico e soprattutto inaccettabile.

Ad avviso dell’ex Primo cittadino di Reggio Emilia “stavolta a decidere saranno i Sindaci. E tutti preferiranno ricostruire il paese lì dov’era”. Il sindaco di Amatrice, di cui ignoriamo le competenze nel settore, intanto ha parlato di radere al suolo.

Aggiunge, non contento dello sproposito espresso, “quando imposteremo la ricostruzione a gente del posto”. Nei cittadini, che leggono le ricostruzioni dei tanti terremoti irrisolti e incredibilmente gravosi per le pubbliche finanze, senza una chiara, esplicita indicazione nominativa e partitica dei responsabili, è la replica: “ è giusto ed opportuno ascoltarli, ma a decidere deve essere unicamente lo Stato”.

Al gradino massimo non poteva non essere il “premier”. Al termine della seduta del Consiglio dei ministri, contrariamente al solito non riservata all’angoscioso sisma ma dedicata parzialmente al tema caro alla “prezzemolina” Madia, traballanti, discutibili ma pietre miliari di una PA in versione regime renziano, ha ancora una volta deluso le speranze nutrite da Berlusconi e dai suoi vassalli Parisi, Doris e Sallusti. Il “granduca” toscano , a leggere le testuali parole, pur accennando con un vaghissimo invito rivolto a “tutti insieme senza distinzioni politiche” “a provare a fare un salto di qualità”, si è limitato, svogliatamente e genericamente, a ringraziare le “ forze di maggioranza e non solo “per il senso di responsabilità”.

Il cannibalismo è tipico ed esclusivo della sinistra e dell’area politica delle forze governative. Dio non voglia che a giorni non sfoderi la richiesta strumentale e squalificante del rinvio del referendum.