Si vive dalle elezioni del marzo 2018 nell’incredibile e nell’assurdo. E’ incredibile e assurda, oltre che fallimentare, la situazione della nostra area geografica, i cui responsabili sono privi, ogni giorno di più, della minima giustificazione e non dovrebbero meritare, ormai discreditati, alcuna considerazione.

Travalica poi qualsiasi ragionamento sensato la sentenza emessa dalla Corte di giustizia dell’Unione europea lo scorso 14 maggio. Il consesso, che opera nel microscopico Stato, la cui più lucida mente è quella di Junker, ha stabilito che “fintanto che il cittadino di un paese extra – UE abbia un fondato timore di essere perseguitato nel suo paese di origine o di residenza, questa persona dev’essere qualificata come rifugiato ai sensi della direttiva e della Convenzione di Ginevra e ciò indipendentemente dal fatto che lo status di rifugiato ai sensi della direttiva le sia stato formalmente riconosciuto”.

Questo verdetto, stabilendo una massima della più profonda pericolosità, ha salvato dall’espulsione da due Stati legittimi, il Belgio e la Repubblica ceca, di un  ivoriano, di un congolese, e di un ceceno, E’ stata sancita la prevalenza del diritto alla protezione, in base alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, rispetto a quello, generale e in via logica e naturale della sicurezza della comunità politica ospitante, persona giuridica, fornita di potere sovrano, costretta a lasciare impuniti soggetti comunque responsabili di atti penalmente rilevanti.

Il respingimento è quindi del tutto escluso. E’ stato stabilito infatti con inattaccabile assolutezza che “una persona, avente lo status di rifugiato, deve assolutamente disporre dei diritti sanciti dalla Convenzione di Ginevra ai quali la direttiva fa espresso riferimento nel contesto della revoca e del diniego del riconoscimento dello status di rifugiato per i suddetti motivi, nonché dei diritti previsti da tale convenzione il cui godimento esige non una residenza regolare bensì la semplice presenza fisica del rifugiato nel territorio dello Stato ospitante”.

La prima obiezione sostanziale dal requisito meschino e soggettivo, richiesto del “fondato timore”, non certificato né comprovato, della presunta o pretesa persecuzione stabilita nel paese di origine. E’ questa una riserva di un peso tale da cancellare qualsiasi equilibrio e da trasformare la situazione in una sottomissione demagogica a persone, comunque legittimamente sotto accusa. Nessuno di conseguenza si è  accorto dell’urgente necessità di un diretto intervento e non di una inconcludente denunzia, sicuramente sbeffeggiata, verso la Costa d’Avorio, la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Cecena o Cecenia, più che indiziati, esplicitamente accusati di esercitare un’azione vessatoria ai danni di propri cittadini. Sono questi Paesi, una volta comprovata la consistenza delle accuse, da colpire con provvedimenti sanzionatori, precisi ed adeguati.

Anche in questa vicenda organi dell’Unione Europea non perduto l’occasione per scrivere l’ennesima pagina riprovevole e hanno convalidato e riconfermato le tante critiche avanzate su questa organizzazione sovranazionale, prime fra tutte quelle assennate, lucide e solide di Giulio Tremonti.