Il povero compagno Lenin, quando rimproverò i compagni italiani per essersi persi Mussolini (l’unico socialista in grado di fare una rivoluzione in Italia, secondo Lenin), fu ingeneroso. Non conosceva gli italiani e la loro codardia diffusa. Oggi non è cambiato nulla, se non in peggio. Tanto più a destra.

Il movimento dei Forconi – insieme a vari altri gruppi in rappresentanza di categorie che vanno dagli agricoltori ai negozianti, dai mercatali agli autotrasportatori – proclama una manifestazione contro questo governo, contro questa politica di distruzione dell’Italia, contro i servi della speculazione internazionale? E la destra italiana, quella che a parole dovrebbe essere dalla stessa parte dei manifestanti, si schiera preventivamente dalla parte delle forze dell’ordine al servizio del ministro del Nulla, Alfano. Pronti, a destra, a difendere ogni repressione. Perché di fronte ad una divisa, i vertici di questa destrina sono pronti a zerbinarsi a prescindere. La difesa della legalità? Ma mi faccia il piacere!

Le divise sono poste a difesa dei palazzi del potere, delle banche, dei ministri di servizio, degli emissari di Francoforte, di Bruxelles e di Wall Street. Ma loro, i destrini, si eccitano lo stesso. Gli stessi destrini che, ogni tanto, sognano blitz di forze speciali in India per liberare i marò. Fingendo di ignorare che le forze speciali, in divisa, sono al servizio di questo governo, di questi ministri, da Mauro alla Bonino sino ad arrivare alla Cara Salma che ormai non si sente più Re ma decisamente Imperatore.

Ed allora via con le dichiarazioni patetiche: “sempre dalla vostra parte”, scritto sotto le foto di agenti con casco e manganelli. massì, massacrate pure i lavoratori che oggi scioperano per difendere il proprio diritto a lavorare ed a vivere dignitosamente. Quei lavoratori che pagano le tasse per mantenere gli uomini in divisa pronti a manganellarli per far contento il Nulla Alfano.

Ed è comprensibile che contro questi lavoratori si schierino i sindacati, timorosi di perdere posizioni di potere e di rapporti consolidati con governo e grandi imprese; è comprensibile che si schieri la sinistra che teme di veder svanire il controllo su milioni di lavoratori disperati. Ma i destrini? 18 milioni di italiani a rischio povertà, ma i destrini stanno dalla parte del potere che crea questa povertà. Milioni di italiani del ceto medio che stanno avvicinandosi agli altri 18 milioni di aspiranti poveri. Ma i destrini stanno dalla parte di chi reprime la protesta. Con qualche eccezione, certo. A Torino un consigliere dei Fratelli d’Italia, Maurizio Marrone, dichiara di scendere in piazza insieme a chi protesta e a Padova Raffaele Zanon mobilita FdI Veneto a fianco dei lavoratori. Ma i loro colleghi di partito dove sono? Tutti a condannare, a prescindere, presunte intimidazioni. Tutti incapaci di leggere le centinaia, migliaia di cartelli appesi, solo a Torino, sui negozi chiusi per adesione alla protesta. Chi chiude per paura non mette anche i manifesti di sostegno alla manifestazione.

Ma per capirlo bisognerebbe ascoltare la base, la gente. E se il neoleader della Lega, Matteo Salvini, sostiene di voler tornare nelle piazze accanto alla gente normale, dovrebbe capire che prima della battaglia contro l’indulto ci sono le battaglie per il lavoro e contro il governo delle tasse. Ma per capirlo occorre smettere di fare i destrini degli scontrini da rimborsare e tornare a far politica, ad essere uomini e donne e non pecore. Uomini siate e non pecore matte, ma anche Dante è ormai politicamente scorretto ed il seguito è censurato.