La Francia si avvia a sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/pil. Molto più probabilmente il deficit arriverà fino a quota 3,5%. La resa del presidente Emmanuel Macron alla piazza dei gilet gialli costerà, infatti, alle casse francesi – tra aumenti della spesa socialee previdenziale e mancati introiti – tra gli otto e gli undici miliardi di euro. Il tutto, secondo l’analisi del quotidiano economico transalpino Les Echos, in un quadro di generale debolezza, con la crescita molto più debole rispetto a quanto previsto dal governo. Impossibile, dunque, centrare l’obiettivo annunciato nei mesi scorsi, ovvero portare il rapporto deficit-pil al 2,8%.

 L’atteso discorso presidenziale di ieri sera – annunciato alla vigilia della manifestazione di sabato scorso dei gilet gialli – ha visto il presidente Macron fare una netta marcia indietro rispetto alla linea delle fermezza annunciata spavaldamente all’inizio delle proteste di piazza. “Mi rendo conto che ho fatto male ad alcuni dei francesi con le mie dichiarazioni”, ha esordito Macron, per poi riconoscere che “probabilmente da un anno e mezzo a questa parte non abbiamo portato risposte rapide e forti”. Risposte che l’inquilino dell’Eliseo spera di poter offrire ora, con il pacchetto di interventi messo a punto in questi ultimi giorni: aumento di 100 euro del salario minimo, esenzione dall’aumento della tassazione Csg per le pensioni fino a 2mila euro, straordinari defiscalizzati e la richiesta alle imprese di pagare un bonus di fine anno ai lavoratori.

  Un conto salato quello pagato daMacron, in termini economici, ma soprattutto politici. In primis perché non è detto che le misure proposte siano sufficienti a placare le proteste di piazza. Un movimento multiforme e fluido come quello dei gilet gialli annovera, ormai, al proprio interno posizioni e istanze diversissime tra loro. Così a qualche timida apertura dei settori più moderati della piazza fa da contraltare la bocciatura netta e senza appello di numerosi portavoce del movimento, mentre già è iniziato il tam tam sul web per convocare una nuova mobilitazione generale per il prossimo 15 dicembre. Sarebbe il quinto sabato consecutivo di proteste. Anche a livello europeo Macron non esce bene da questa vicenda. L’attacco più duro arriva – inevitabilmente – dalla Germania: finora l’asse Parigi – Berlino incarnava la linea del rigore e dell’austerità, il passo indietro di Macron fa saltare definitivamente questo schema. Macron, scrive oggi il quotidiano Die Welt “non è più un partner nel salvataggio dell’euro e dell’Ue, ma un fattore di rischio”. E ancora “invece di passare all’offensiva” contro i gilet gialli con “la visione di una Francia prospera che richiede sacrifici ai suoi cittadini per raggiungere gli obiettivi”, Macron “ha legittimato ex post le proteste proclamando lo stato di emergenza economica e sociale e strisciando verso le folle”. Tutto questo per Berlino deve essere un “campanello d’allarme”.

 Sul piano europeo, infine, ilcedimento francese potrebbe avere importanti ripercussioni per l’Italia. Se lacommissione europea accetterà un rapporto deficit-pil al 3,5% per la Francia, difficilmente potrà continuare ad opporsi al 2,8% proposto dal governo giallo-verde. Salvo voler regalare a Matteo Salvini la più potente arma propagandistica immaginabile in vista delle elezioni europee del 26 maggio. E poco importa, da questo punto di vista, che il presidente dell’Assemblea nazionale, Richard Ferrand, abbia già annunciato che il deficit tornerà sotto il 3% del pil entro il 2020. Sull’Eliseo sventola bandiera bianca.

Salerno Sera