Alla fine anche il vecchio “dinosauro” ha detto sì. Jean Marie Le Pen, ieri sera, ha annunciato infine il suo appoggio alla bionda figliola in corsa per l’Eliseo. Dopo tante liti, insulti, rimbrotti, urla, discussioni, il patriarca della Droite nationale , l’ex “président d’honneur” del FN, è rientrato  (provvisoriamente) nei ranghi.

Con tanti mugugni e riserve, il “menhir” ha confermato che voterà Marine alle presidenziali. Una scelta obbligata, dopo le aggressioni degli “antifas” (a suon di molotov e i bulloni) contro il grande meeting pasquale della candidata allo Zènith di Parigi.  Mentre la leader del FN chiedeva una moratoria immediata sull’immigrazione legale e prometteva l’assunzione di 6000 doganieri  per controllare le frontiere (e intanto il servizio d’ordine scaricava dal palco una contestatrice isterica), Jean Marie  si è limitato ad un messaggio:  «Ils sont les candidats: Mélenchon, des communistes. Macron, des opportunistes. Fillon, des récidivistes. Moi, je vote Marine!». Tutto su Twitter. Cliccare per credere.

Ovviamente, l’appoggio non è un annuncio di riconciliazione familiar-politica. Anzi. Il clan Le Pen è un imbuto di amori, rancori e perfidie. Sentimenti forti quanto complessi. Nodi inestricabili, almeno sinchè Phillipot e Aliott resteranno ai vertici del partito. In ogni caso il vegliardo ha ribadito che alle legislative di giugno — si vincano o che si perdano le presidenziali, per il Front  il vero turning point tra marginalità e radicamento — sosterrà, con i suoi “Comités Jeanne”, 200-300 candidati “non graditi” alla presidentessa e ai suoi collaboratori. Insomma, ti abbraccio oggi, per accopparti meglio domani. Poi c’è Marion, la nipotina tutta pepe e identità…

Ultimo coup de theatre di Jean Marie, la sorprendente dichiarazione su “Minute” a favore del tribuno della gauche radicale Jean-Luc Méchelon: «Cet homme, qui était un sénateur obscur pendant de longues années, s’est révélé un orateur public de qualité». Nulla di strano, Jean Marie è sempre stato un populista e mai un fascista. Ovvio che Mèchelon, populista di sinistra, ma (vedi l’intervista del candidato a “Le Monde”) poco allineato ai dogmi gauche-liberal, non dispiaccia del tutto al “menhir”…

La campagna elettorale francese prosegue.