Terminata la prima fase la campagna presidenziale continua. Senza esclusione di colpi e con qualche (bella) sorpresa. Oggi ad Amiens Emanuel Macron ha voluto incontrare presso la locale camera di commercio i delegati sindacali della fabbrica Whirpool, un tempo vero gioiello industriale oggi in fase di smobilitazione, di chiusura. I manager hanno infatti deciso di trasferire gli impianti in Polonia e chiudere ogni attività in Francia. Da qui lo sciopero ad oltranza dei lavoratori. Ma, proprio mentre il candidato gauche-liberal s’intratteneva con i bonzi sindacali, Marine Le Pen si è presentata davanti ai cancelli della Whirpool per incontrare gli operai. “Sono qui, questo è il mio posto, con voi”. Applausi, abbracci, strette di mano, selfie, cori. Insomma, un’accoglienza trionfale. La signora ha ribadito la sua opposizione netta sulle delocalizzazioni e ha spiegato alle maestranze le sue proposte per difendere l’occupazione: «Cette délocalisation est insupportable elle permet à la maison mère d’être gagnante sur deux tableaux en même temps: en baissant ses coûts de production pour augmenter ses marges, tout en conservant un accès libre au juteux marché français, le premier marché de Whirlpool en Europe, le quatrième dans le monde. C’est trop facile.» La candidata si è impegnata, se eletta, a tassare sino al 35 per cento ogni prodotto Whirpool non prodotto in Francia. Ancora applausi e un grande coro che ritmava “Ma-ri-ne, Ma-ri-ne”.
Appena avvertito del fatto Macron si è infilato in macchina e ha raggiunto, scortato da flics e sindacalisti, la fabbrica. Una pessima idea. Al suo arrivo la folla degli operai lo ha contestato violentemente — urla, sberleffi, sputi, insulti, etc. — e solo l’intervento della polizia ha evitato un tentativo di linciaggio. Imbarazzato e dolente, il candidato più amato dalle banche, è dovuto risalire sul mezzo e sgommare verso l’autostrada. Per lui la strada per l’Eliseo è ancora lunga e piena di buche…