Fabio Scoccimarro è un ottimo assessore regionale del Friuli Venezia Giulia, è un amico e collaboratore di Destra.it ma, soprattutto, è una persona seria che conosce bene (molto bene) la storia di Trieste, del confine orientale e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata. Invitato ad un convegno di studi sulla prima guerra mondiale non si è limitato ai saluti istituzionali ma si è “permesso” d’intervenire su una stramba amnesia che ha colpito il professor Pupo, relatore principale del simposio. Apriti cielo. La garbata quanto circostanziata osservazione di Fabio ha fatto inorridire alcuni docenti e con loro la scassata redazione e “Il Piccolo”, il quotidiano (debenettiano) di Trieste. Per i custodi del “pensiero unico” non si può e non si deve ricordare, menzionare, esaminare i crimini jugo-comunisti. Follie. Noi non ci stiamo, noi stiamo con Fabio e riportiamo volentieri la lettera che l’assessore ha inviato al direttore del malconcio quotidiano giuliano.

«Non è da me tornare su polemiche strumentali né commentare articoli di giornale, ma ritengo come in medicina, che i nervi scoperti di Trieste vadano prima o poi curati perché se no è inevitabile che “degenerino”.
Ieri è stato uno di questi momenti. La mia polemica non è stata contro Raul Pupo (ricercatore acuto e autore di testi importanti ma per una volta disattento…), bensì contro quei ben meno validi docenti che ancora oggi, dopo l’istituzione del Giorno del Ricordo con la legge 30 marzo 2004 n. 92, sembrano dimenticarsi (o tacere) una parte della storia della nostra terra e della nostra gente, dei tanti, troppi morti assassinati perché italiani.

Con questa lettera non voglio tornare su questioni dibattute da anni in maniera anche in maniera strumentale ed ipocrita; ritengo che il Concerto dei tre presidenti di piazza Unità sia stato un primo importante passo verso la piena riconciliazione sulla frontiera orientale ma manca ancora un passaggio determinante, cruciale: il riconoscimento da parte dei presidenti di Slovenia e Croazia, delle atrocità commesse dal regime comunista di Tito. Come fece il cancelliere tedesco Willy Brandt, quando si inginocchiò davanti al memoriale del ghetto di Varsavia, le autorità slovene e croate si rechino sulla Foiba di Basovizza. E onorino quei poveri morti.

Come ieri al convegno presso l’auditorium ex Sissa di Miramare, davanti a centinaia di studenti triestini, austriaci e delle scuole italiane di Buie e Pola, nella veste di rappresentante della Giunta Regionale, patrocinatrice dell’evento, ho ribadito con forza – che specialmente dopo la risoluzione del Parlamento Europeo di condanna delle feroci dittature del secolo breve, il Nazismo ed il Comunismo – oggi dobbiamo opporci a visioni distorte e faziose della Storia.

Come ammoniva il grande Marc Bloch la “Storia è una scienza in marcia e lo storico non può stare seduto, da burocrate della storia, deve essere un marciatore, fedele al suo dovere d’esplorazione e d’avventura”. Tutt’altra cosa quindi dell’imbarazzante e ottusa narrazione imperniata sulla dittatura del pensiero unico, un tunnel buio fissato su cardini ideologici e tesi incomplete se non fallaci.

Questa la mia speranza. Ovviamente, ribadisco al professor Pupo il mio rispetto scientifico ma anche la mia sorpresa per la sua stramba amnesia riguardo la tristemente famosa occupazione titina (i sanguinosi 40 giorni) di Trieste. Di certo la mia garbata osservazione ( nessun urlo…come nel mio stile) non è piaciuta fra i tanti docenti presenti, a un fazioso insegnante (o forse un accompagnatore) che, in barba a qualsiasi rispetto dei ruoli istituzionali, finita la lezione ed usciti dall’auditorium si è permesso prima di apostrofarmi come “ignorante” in materia, (forse a sua volta ignorando la mia preparazione e la laurea in Storia), poi affermando “lei, non essendo un docente non può permettersi di fare queste dichiarazioni ai giovani”, confermando con la sua arroganza e supponenza le mie convinzioni in merito alla triste “Dittatura del pensiero unico”.

Sono fiero di ignorare il pensiero unico, che conosco ma contesto.

In un paese democratico ritengo che la libertà di espressione e di pensiero sia una delle basi sia del vivere civile che dell’educazione.

Concludo citando un famoso uomo pubblico, nonché benefattore, triestino, Domenico Rossetti, il quale 200 anni fa, affermava “lo studio della Storia Patria deve essere un passaggio obbligato, morale ed etico, per chiunque voglia amministrare la propria città e la propria nazione.”