Boris Johnson è il nuovo primo ministro del Regno Unito. A Buckingham Palace la Regina Elisabetta gli ha affidato l’incarico. “Sono contenta di passare le consegne a un uomo che ha lavorato come me al governo – ha commentato Theresa May – Un conservatore impegnato a rispettare il manifesto elettorale presentato dal partito nel 2017, per attuare la Brexit come sul fronte della politica economia e sociale”, dalla Camera dei Comuni, dopo gli attacchi delle opposizioni.

Il leader dei Labour, Jeremy Corbyn, le ha da parte sua reso omaggio per “il senso del dovere pubblico”, ma criticando comunque il suo operato governativo. Registriamo anche una proposta, sarcastica, di unirsi a lui assieme al cancelliere dimissionario, Philip Hammond, per contrastare “i piani sconsiderati” attribuiti a Johnson su una possibile Brexit no deal.
Corbyn ha stigmatizzato ancora il governo su economia e disuguaglianze sociali, oltre che sulla Brexit, e la May ferma nel difendere i suoi risultati e nell’accusare il leader laburista di non aver votato l’accordo sulla Brexit: qualcosa di cui “vergognarsi”, lo ha apostrofato. Nel suo primo discorso da premier, ha detto che la Gran Bretagna deve prepararsi alla “remota” possibilità di una Brexit senza accordo con l’Ue, sottolineando che non vuole che questo accada, ma che il buon senso impone di prepararsi a un tale scenario.


Boris Johnson entra a Downing Street con la determinazione dell’uscita dalla Ue il 31 ottobre “senza se e senza ma. Faremo un nuovo accordo e sarà un accordo migliore”. E dice no “ai pessimisti” che non credono “alla nostra capacità di onorare il mandato democratico” del referendum del 2016. Proveremo che “i critici e i dubbiosi si sbagliano”, dice il nuovo premier britannico, pur ricordando che ci sono solo 99 giorni. L’annuncio dei membri del suo nuovo governo è atteso tra la tarda serata di oggi e domani. Ieri, nel suo discorso dopo l’annuncio della vittoria per la leadership dei Conservatori sul rivale Jeremy Hunt, Johnson ha confermato l’intenzione di realizzare la Brexit e riunire il Paese e il partito, dopo le aspre divisioni degli ultimi mesi.

Oggi Johnson interverrà ai Comuni, dove illustrerà il suo piano. Intanto la Bbc ha già annunciato la scelta di Dominic Cummings, guru della campagna Vote Leave al tempo del referendum sulla Brexit, fra i consiglieri di spicco del neopremier. Una scelta gradita agli euroscettici e criticata dal fronte opposto, per un uomo – già al governo in passato come consulente dell’allora ministro dell’Istruzione Michael Gove – la cui figura, ad un tempo geniale e controversa, è stata interpretata di recente da Benedict Cumberbatch nella serie tv Brexit, The Uncivil War. Nel referendum del 2016, Cummings ha giocato un ruolo ritenuto decisivo decidendo di condurre una campagna basata sui social network e la raccolta di dati personali piuttosto che sui tradizionali comizi politici. Da allora i metodi di ‘Vote Leave’ sono stati messi in dubbio, in particolare per l’utilizzo di slogan ingannevoli e di pubblicità politiche mirate. A luglio del 2018 la commissione elettorale britannica gli aveva imposto una multa per avere superato il tetto di spese autorizzate ed essersi alleato in segreto con un’altra campagna pro Brexit, cosa non autorizzata dal codice elettorale britannico.

Registriamo ancora ostacoli intorno al ruolo di Jeremy Hunt, sfidante al ballottaggio, che Johnson vorrebbe tenere al governo come segnale di unità al partito. Ma che recalcitra all’idea d’essere ‘retrocesso’ dagli Esteri alla Difesa in uno scambio mirato a portare al Foreign Office la brexiteer Penny Mordaunt. Johnson viene accreditato in qualità de “Trump britannico”, dopo l’elogio del presidente americano. “Lo chiamano il Trump britannico e dicono che sia una buona cosa. Io piaccio da quelle parti. È quello che volevano, quello di cui avevano bisogno”, gli inglesi ha detto il presidente americano di Johnson, incontrando un gruppo di giovani conservatori statunitensi. Trump ha illustrato ai giovani che il nuovo premier britannico “è una brava persona, un duro ed è intelligente”, simile a lui.