La truffa sull’età della pensione è molto più grave di quanto sembri. L’idea di portare ad oltre 67 anni l’età del ritiro dal lavoro (per chi ce l’ha) nasce dall’aumento delle aspettative di vita. In pratica i contributi versati nel periodo lavorativo non basterebbero più per coprire il sempre più lungo periodo di sopravvivenza da pensionati.
La truffa, però, è nascosta in una piega del ragionamento. La durata della vita media si è allungata negli anni in cui si riducevano morti e infortuni sul lavoro, quando i diritti venivano rispettati e le retribuzioni consentivano di curarsi e di non accontentarsi di cibo spazzatura. Negli ultimi anni, però, l’aspettativa di vita non solo non è aumentata ma ha subito una preoccupante frenata. Peccato che la riforma delle pensioni non preveda una riduzione dell’età di uscita in caso di riduzione della vita media. Una curiosa dimenticanza. Ed andrà peggio in futuro. Perché la precarietà obbligatoria per i giovani, quando riescono a trovare una occupazione, accompagnata da retribuzioni da fame, determinerà pensioni sempre più magre ed insufficienti a sopravvivere in buona salute.
È il sogno di Boeri e Padoan: impossibilità di curarsi, impossibilità di nutrirsi in modo adeguato con prodotti di qualità. Dunque si morirà prima, migliorando i conti dell’Inps. Una vita da disperati alla ricerca di nuovi lavori, è una vecchiaia breve e disperata. D’altronde quando i giovani di oggi, dopo una vita di sfruttamento, arriveranno alla pensione, saranno troppo vecchi per protestare. E procederanno come pecore verso il macello. E oggi sono troppo impegnati con i videogiochi nel tempo libero, videogiochi che diventeranno disciplina olimpica come premio per la distrazione di massa, per rendersi conto di quello che sta succedendo.
Lo scenario futuro è delineato: i robot impegnati nei lavori di routine, la massa della popolazione in età da lavoro spaparanzata sul divano con i videogiochi e con salario di cittadinanza che consenta una sopravvivenza minima e senza desideri , pochi creativi strapagati a progettare nuovi giochi e a gestire la vita altrui. Per questo è funzionale la scuola di oggi, affidata a gente come Fedeli. Una scuola che, come sostiene giustamente Cimmino, si occupa solo dei livelli infimi e penalizza chi ha capacità. Uniformare tutto e tutti verso il basso. L’unica competenza richiesta sarà quella di accendere e spegnere i videogiochi.