Non c’è niente da fare. La sinistra ci prova, ma proprio non riesce. La verità è che non ce l’ha nel Dna.

Perché ad accogliere i 500mila dell’adunata ci voleva una Milano completamente imbandierata. Vestita da gran festa col Tricolore, così come hanno fatto le altre città. E a maggior ragione quest’anno, visto che l’Associazione degli alpini le aveva fatto il grande onore di sceglierla per i suoi cent’anni. E, invece, niente. Qualche bandierina lungo il percorso dello sfilamento, orribili pannelli da cantiere in Piazza Scala dove è arrivata la gloriosa Bandiera di guerra del Quinto Alpini e nient’altro. Hanno fatto meglio i cinesi con via Sarpi imbandierata.

Altre città avevano regalato a tutte le famiglie una bandiera da esporre alla finestra. Forse anche a Milano si sarebbe potuto fare. Magari con uno sponsor o limitandosi al centro che avrebbe così offerto uno spettacolo più consono. E cosa dire della Galleria che ha ospitato migliaia di penne nere e cori da far venire la pelle d’oca. Sembra impossibile, eppure non s’è visto nemmeno un Tricolore. Solo insegne del lusso: quei Prada, Vuitton, Swarowski, Gucci e Cracco, di fronte alle cui vetrine (e soprattutto prezzi), gli alpini si son fatte grasse risate. Ed è bene che il sindaco Sala di fronte alle telecamere dica che «se rinasco voglio fare la naja negli alpini». Magari imparerebbe che un’adunata si accoglie dipingendo di Tricolore la città. Così come i sacerdoti della Costituzione che la brandiscono per impedire a una casa editrice bollata come «sovranista» di partecipare al Salone del libro, dovrebbero rileggersi l’articolo 12. Quello della bandiera.

Certo, a risentire i cori degli alpini si può ben capire il disagio dell’uno e degli altri. «O, valore alpin/difendi sempre la frontiera/e là sui confin/tien sempre alta la bandiera». Non solo. «Sentinella, all’erta/per il suol nostro italiano/dove amor sorride/e più benigno irradia il sol». E poi la preghiera. «Rendi forti le nostre armi contro chiunque/minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera/la nostra millenaria civiltà cristiana». Frontiere e confini da mantenere? Suolo italiano? Patria da difendere con le armi e millenaria civiltà cristiana? Per non parlare del Piave, dove non passa lo straniero. Concetti che non cozzano con l’aiuto al prossimo, ma che per questa triste sinistra sono effettivamente troppo difficili da digerire.

Giannino della Frattina, Il Giornale, 12 maggio 2019